21/09/2010 - Ozzy Osbourne + Korn @ Palasharp - Milano

Pubblicato il 29/09/2010 da

Introduzione a cura di Gennaro ‘Dj Jen’ Dileo e Alessandro Corno
Report a cura di Gennaro ‘Dj Jen’ Dileo e Maurizio ‘Morrizz’ Borghi 
Foto a cura di Francesco Castaldo

 

Mercoledì 22 settembre 2010 è senza ombra di dubbio una delle date più importanti nell’agenda dei concerti, in quanto la calata di due band così prestigiose è in grado di attirare tranquillamente un gran numero di persone. Da un lato ci sono i Korn che dopo l’uscita del loro ultimo e controverso album “Korn III – Remember Who You Are” sono impegnati in tour europeo (in alcune date con i Dimmu Borgir come gruppo di supporto) fino al 10 ottobre, e ai quali oggi spetta l’onore di fare da special guest ad una leggenda vivente come Ozzy Osbourne che, dopo il concerto di luglio a Piazzola sul Brenta, ci regala un gradito bis ritornando al Palasharp di Milano. Nonostante tutte le critiche che ha subìto per il licenziamento di Zakk Wylde o per essere entrato nel mondo dei reality con “The Osbournes”, il Principe delle Tenebre è tornato tra noi per offrirci un’ora e mezza abbonante di grandi classici che hanno contribuito a dare vita ad un genere chiamato Heavy Metal…

 

 

IL MEET & GREET

Anche questa volta, grazie alla colalborazione con Sony Music e Live, Metalitalia.com ha regalato a due suoi lettori l’opportunità di incontrare di persona Ozzy Osbourne prima del concerto. Misure di sicurezza degne di un Ministro e tempo solo per una foto, una stretta di mano e un autografo ma quanto basta per vivere un momento unico e indimenticabile di cui vi riportiamo le foto di seguito.

Un ringraziamento speciale a Live e Sony Music per averci offerto ancora una volta la possibilità di collaborare a questa grandiosa iniziativa.

 

KORN

Freschi di un album che ha diviso pubblico e critica come Mosè il Mar Rosso, i Korn hanno l’indiscusso pregio di aver “pompato” la seconda calata italica di Ozzy in pochi mesi alle raggiardevoli dimensioni del Palasharp di Milano, rendendo l’evento trasversale ed eterogeneo. Non c’è dubbio, e lo conferma la scaletta, che la formazione di Bakersfield vive ormai dei classici del passato: dal “ritorno al futuro” di Remember Who You Are vengono estratti solo “Pop A Pill”, “Oildale” e “Let The Guilt Go” (gli episodi universalmente riconosciuti come i migliori del disco) per lasciar spazio a una carrellata di classici che accontenta tutti i presenti e ignora i passi falsi di “See You on the Other Side” e “Untitled”. Eccellente l’esordio del batterista Ray Luzier, autore di una prova davvero maiuscola che ha convinto tutti i presenti e ha giustificato l’ingresso in formazione come degno erede di David Silveira (gli altri batteristi sono sempre stati session man), anche se troviamo che l’assolo sia stato francamente superfluo. Per il resto abbiamo l’impressione, anche con questo innesto ragguardevole, che i Korn di oggi valgano anche meno dei 3/5 della formazione originale: anche se il gruppo è esteticamente piacevole, in forma e grintoso come raramente si è visto nel recente passato, agli occhi degli spettatori più smaliziati e dei fan di vecchia data resta il sapore di un concerto poco sentito, quasi un compito eseguito con estrema professionalità, rodato all’eccesso, senza intoppi ma con poco cuore. La performance di Davis è più recitata che emotiva/schizofrenica, e il suo cantato è oramai impostato da anni di lezioni. Fieldy torna a slappare pesantemente e sembra avere intesa con Luzier, ma pare distante e freddo, non degna i suoi colleghi di uno sguardo. Munky, come accade da diversi anni, è palesemente orfano di Head e si barcamena come può, con scarso aiuto della touring lineup. I più sono soddisfatti, in ogni caso, di vedere i Korn ancora con qualche cartuccia da sparare.

SETLIST

Right Now
Pop a Pill
Here To Stay
Oildale
Falling Away From Me
Did My Time
Let The Guilt Go
Bass/drums solo
Freak On A leash
Blind
Shoots and Ladders + One
Got The Life

 

OZZY OSBOURNE

Finalmente, alle 21 e 30 circa scocca l’ora del Madman il quale, appena pronunciata la consueta frase iniziale “Let The Madness Begin!”, viene accolto con un boato da un Palasharp oramai quasi gremito. Il vigoroso guitar riff di “Bark At The Moon” apre le danze di una performance collettiva particolarmente intensa, valorizzata da un sound esplosivo, in grado di esaltare al meglio la bravura dei musicisti che accompagnano le scorribande del mitico singer. Il buon Gus G fa egregiamente la sua parte risultando oramai perfettamente integrato nei meccanismi della band, grazie ad uno stile chitarristico più ‘flashy’ e raffinato del suo illustre predecessore Zakk Wylde. Nonostante Ozzy inanelli una serie impressionante di stecche in tutti i brani, riesce a coinvolgere il pubblico grazie al suo innegabile carisma ed alla sua inimitabile intepretrazione di capolavori immortali come “Mr.Crowley”, “Suicide Solution” e “Crazy Train”. Inoltre, non potevano essere esclusi dalla scaletta i grandi classici come “Fairies Wear Boots” e “Iron Man”, intelligentemente alternati all’esecuzione di alcuni brani meno famosi come la radio friendly “Shot In The Dark” e la dimenticata “Killer Of Giants”, entrambe tratte dal sottovalutato “The Ultimate Sin”. A metà concerto il Madman in chiaro debito di ossigeno lascia campo libero ai musicisti di eseguire una jam che plasma la strumentale “Rat Salad”, nella quale viene incluso un terremotante drum solo, per gentile concessione di Tommy Clufetos. Non poteva mancare la dedica al rimpianto Ronnie James Dio con la ballad “Road To Nowhere”, un gesto che scatena copiosi applausi del pubblico; dobbiamo rimarcare, inoltre, il prezioso contributo offerto in fase di rifinitura da Adam Wakeman (figlio di Rick, storico tastierista degli Yes) impegnato alle tastiere e occasionalmente alla chitarra ritmica. Vengono riproposte dal bellissimo “No More Tears” anche l’adrenalinica “I Don’t Wanna Change The World” e la ballad “Mama I’m Coming Home” (esclusa dalla setlist della precedente tappa italiana) con un Gus G in piena forma che riesce a reggere il confronto con il leader dei Black Label Society. Spetta alle sabbathiane evergreen “Paranoid” e “War Pigs” congedare il pubblico da un concerto divertente e ben riuscito, inclusi tutti i pregi e i difetti di questo mito intramontabile.

 

SETLIST

Bark At The Moon
Let Me Hear Your Scream
Mr Crowley
I Don’t Know
Fairies Wear Boots
Suicide Solution
Road To Nowhere
Shot In The Dark
Rat Salad + Drum Solo
Iron Man
Killer Of Giants
I Don’t Wanna Change The World
Crazy Train
Mama, I’m Coming Home
Paranoid
War Pigs

 

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