17/01/2026 - PANDEMONIUM OVER LUGANO 2026 @ Studio Foce - Lugano (CH)

Pubblicato il 19/01/2026 da

Il nostro 2026 concertistico comincia immediatamente oltre il confine: in un sabato di metà gennaio, infatti, ci avventuriamo in quel di Lugano, nel canton Ticino, in Svizzera, per la seconda edizione del Pandemonium Over Lugano.
Questo piccolo festival indoor, ospitato nella bella sala concerti Studio Foce, ambiente capiente per date live situato nel complesso culturale del teatro omonimo vero e proprio, quasi sul lungolago della città, vede come headliner quest’anno gli Shores Of Null, alfieri di certo doom meditabondo e melodico, freschi di stampa di “Latitudes Of Sorrow”, split che li vede in compagnia dei finlandesi Convocation sotto l’egida della Everlasting Spew.
Ad affiancarli, i pugliesi Dewfall e il loro black metal fortemente intriso di folklore e tradizione storica antica, seguiti da tre formazioni più o meno emergenti, eterogenee per provenienza e generi: i deathster ticinesi Despising Age, i Loudblood da Milano con il loro misto di sonorità alternative vicine a certo metalcore d’annata, e i giovanissimi Kemas, anche loro da Milano e anche loro volti verso le compagini più moderne del metal, inseriti in corsa dopo la defezione last minute degli Oblivion Vortex.

Al netto di un po’ di ritardo accumulatosi nel corso della serata, che ha visto gli headliner concludere ben oltre l’una di notte (un po’ una stranezza per i canoni svizzeri), l’impressione che abbiamo avuto è quella di un bell’evento per atmosfera e prezzi (contenuti sia nel biglietto che nelle consumazioni all’interno del locale), neanche così lontano dal capoluogo lombardo.
A voi il resoconto della serata.

La scelta di cominciare intorno alle 20 fa sì che ad accogliere i KEMAS ci sia comunque qualche decina di persone. I nostri calcano le assi del palco con quel gioioso entusiasmo – nonostante qualche inciampo tecnico qua e là – di chi non vede l’ora di suonare live, e l’entusiasmo si riverbera presto sulla platea, molto composita a livello generazionale: il mix di djent, metalcore progressive moderno di chi è cresciuto a pane e Periphery, Falling In Reverse e Lorna Shore ha inevitabilmente più presa sul pubblico più giovane, che non disegna finanche qualche accenno di caro, vecchio pogo sulle note degli estratti dell’EP “Deus X Machina” dello scorso anno.

I LOUDBLOOD mantengono lo stesso entusiasmo, pur variando la loro proposta che, rimanendo sempre su lidi alternative, per riff e impostazione ritmica, è molto ricca di una certa ruvidità metalcore degli esordi, con poca lacca e un po’ di lercio vagamente hc a sporcare il tutto, soprattutto nell’approccio live delle canzoni del loro – ad oggi – primo ed unico album, “Bad Luck”, ancora una volta accolti con entusiasmo dal pubblico, mentre la cantante macina chilometri saltando e correndo qua e là.

La manata in faccia dei DESPISING AGE risulta inizialmente quasi brusca: il death metal sporcato di thrash del quartetto ticinese per forza di cose arriva, per ispirazione e sostanza, da altre decadi e da altri generi rispetto a chi li ha preceduti, e anche l’attitudine è più irruenta e meno incline ai convenevoli. Ma d’altronde i pestoni della sezione ritmica, i riff a mitraglia e la voce marcia e gorgogliante non richiedono chissà quale bon ton: bastano e avanzano per presentare la band e la loro proposta (non a caso sintetizzata nel titolo del loro album, “Belligerent”), magari non originalissima ma comunque efficace per pettinare il pubblico, ora considerevolmente folto – ad apprezzare l’operato dei nostri, in questo caso, le fasce di età maggiore, forse più legate alla storia (soprattutto americana, in questo caso) del death-thrash.

Si cambia ancora una volta registro con i DEWFALL: il combo barese si presenta con una scenografia ricca, tra stendardi, aste in legno lavorato, bandiere, ma comunque sobria e perfettamente in linea con le atmosfere cupe e belligeranti evocate. “Landhaskur”, uscito l’anno scorso per Naturmacht Productions, si era rivelato un’ottima conferma delle potenzialità della band, che anche stasera le mette splendidamente in luce, riproponendo quasi in toto il proprio lavoro più recente.
Il black metal che riverbera dal muro di chitarre acuminate, batteria e basso tiratissimi e intreccio di voci di borknagariana memoria di Vittorio Bilanzuolo e Flavio Paterno (anche alla chitarra) ha gli occhi ovviamente puntati verso la Scandinavia di Taake, Kampfar e Windir per modo di maneggiare la materia prima più nera, la mente protesa verso il modo di intendere l’epica così come paradigmizzato dai Bathory, ma il cuore saldamente ancorato alla propria terra natale e le storie custodite nei panorami pietrosi della regione meridionale – in questo caso volte a scandagliare frammenti della storia dei primi Longobardi, del loro ritualismo di guerra, dal volto affilato e lupesco, così come dipinti in brani come “Fara” o “Skalks”.
E se la parte atmosferica creata grazie alla presenza di strumenti tradizionali su disco risulta inevitabilmente persa dal vivo, in questa dimensione è la carica ferina e trionfale a prevalere, corroborata da un’ottima alchimia tra tutti i musicisti.

Come già accennato nell’introduzione, l’ora è tarda quando gli SHORES OF NULL salgono sul palco, ma basta loro davvero poco per scuotere la platea: d’altronde anche la formazione romano-pescarese ha all’attivo un chilometraggio considerevole in termini di tour e live, che come sempre restano il collante perfetto per l’armonia all’interno di una band. E si vede: che si tratti degli estratti da “The Loss Of Beauty” (con una iniziale “Destination Woe” a mettere subito in chiaro quanto detto poc’anzi) o dei grandi classici del loro repertorio – “Ruins Alive”, con il suo ritmo fulgido e un ritornello inossidabile, o la malinconica epicità di “Souls Of The Abyss” – ciascun brano della setlist risulta vivido e pulsante nelle corde del basso di Matteo Capozucca, nell’intreccio di chitarre di Raffaele Colace e Gabriele Giaccari, con la batteria di Emiliano Cantiano a puntellare in maniera impeccabile il tutto; tanto i momenti più concitati, dove le melodie hanno piena corsa, quanto quelli più propriamente cadenzati, in un quadro che risulta sempre dipinto con le tinte contemplative, malinconiche e cupe di Swallow The Sun e Saturnus (tanto per dare due coordinate di riferimento), con il carisma e la vocalità di Davide Straccione a rendere il tutto una miscela unica e, da anni, perfettamente riconoscibile di doom, melodie dal gancio potente e unghiate più annerite.
Dal recente split coi Convocation apprezziamo in particolare “An Easy Way”, che si conferma tagliata a misura per la dimensione live, e in generale ritroviamo quel piglio energico che li ha da sempre caratterizzati, anche nel periodo in cui riproponevano per intero “Beyond The Shores (On Death And Dying)”, concept album sull’elaborazione del lutto caratterizzato da una virata su lidi più funeral doom e raccolti, comunque parte del DNA dei nostri.
Gli applausi scroscianti che accompagnano la fine del set testimoniano l’ottimo stato di forma degli Shores Of Null, che speriamo di ritrovare presto in un nuovo album, e chiudono un’altra serata di ottima musica.

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