28/06/2025 - PAUL GILBERT @ Villa Matarazzo - Santa Maria di Castellabate (SA)

Pubblicato il 08/07/2025 da

Il Guitar Sciò è un evento live dedicato alla chitarra e ai chitarristi nato negli ultimi anni in provincia di Salerno (precisamente a Battipaglia), che sta regalando non poche soddisfazioni ai musicisti e agli appassionati campani, sempre in astinenza da concerti ed eventi di questo tipo.
Grazie alla passione, al coraggio e alla dedizione degli organizzatori, negli ultimi anni artisti del calibro di Andy Timmons, Paul Gilbert e Andrea Braido si sono esibiti in città da tempo disabituate ad accogliere tali eventi.
Il contesto è peculiare: agli show dei vari chitarristi locali e internazionali fanno da contorno liutai e costruttori di amplificatori ed effetti per chitarra disposti in stand, che aggiungono valore e prestigio ad un raduno musicale che nasce sotto la stella delle sei corde.

Paul Gilbert, già protagonista della prima edizione del 2022, ha calcato, questa volta, il palco di Villa Matarazzo, spazio verde del comune di Santa Maria di Castellabbate, perla del Cilento, nell’afa di una sera di fine giugno.
Arrivati giusto in tempo per assistere allo show dell’artista di punta, notiamo un ambiente sereno e familiare, merito di un pubblico attento composto da circa duecento persone, perlopiù musicisti, di cui diverse indossavano la t-shirt della tappa marchigiana dei Mr. Big dello scorso anno, dove il chitarrista statunitense aveva simbolicamente salutato l’Italia – per quanto riguarda i tour con la sua band più celebre – con uno show dal carattere estremamente emozionale.
Tra chi invocava una reunion dei Racer-X, chi un ritorno dei Mr. Big e chi – anche se molti di meno – un ritorno agli show da virtuoso solista anni Novanta e Duemila, Paul Gilbert ha saputo sorprendere gli astanti con uno concerto a dir poco singolare, cui il suo pubblico, probabilmente, non era del tutto preparato.
Ad accompagnare il virtuoso, Marco Galiero al basso, già collaboratore di Carl Verheyen (Supertramp) e Andy Timmons (chitarrista solista con un passato anche nei Danger Danger), e il giovane Roberto Porta alla batteria, già apprezzato nell’Interfulgent Tour del cantautore Corrado Rustici lo scorso inverno.

 

PAUL GILBERT è accolto sul palco del Guitar Sciò da poco meno di duecento persone come un supereroe, e le sue intenzioni sono chiare dal sorriso che ha stampato in volto: ha una voglia matta di divertirsi.
L’inizio è una dichiarazione d’intenti: senza farci attendere il chitarrista e la sua band incalzano il riff di “Too Rolling Stoned” di Robin Trower, con Gilbert che, come sempre, canta e suona (la sua è l’unica chitarra in formazione), cui segue una splendida versione di “Daydream” sempre del musicista inglese.
I brani, entrambi tratti dalla pietra miliare “Bridge Of Sighs” del 1974 – album che Trower ha realizzato poco dopo l’uscita dai Procol Harum – permette ai presenti di constatare che la scaletta della serata avrebbe ricalcato quella delle precedenti date italiane, priva di brani tratti dagli album di Paul Gilbert – in tutte le sue incarnazioni artistiche – ma composta solo da cover.

Il chitarrista, dopo un lungo cammino artistico dapprima come shredder nei Racer X, poi come autore e chitarrista di gran gusto e tecnica nei Mr. Big e poi da cantautore e virtuoso delle sei corde e cantante da solista, ha intrapreso un cammino – a partire dall’album “I Can Destroy” del 2016 – che lo vede vestire i panni di un musicista dal suono e dall’attitudine prettamente anni Settanta.
Il lavoro appena citato conteneva una splendida cover di “Great White Buffalo” di Ted Nugent, e le interviste promozionali a supporto mostravano un Gilbert estremamente legato alla riscoperta di chitarristi di quel periodo come Nugent, Frank Marino e – aggiungeremmo – soprattutto Pat Travers e la chitarra gemella dei suoi tour, Pat Thrall.
Basta ascoltare il “!Live! Go for What You Know!” di Travers per scorgere, fra i suoi solchi, lick e assolo molto simili a quelli di comune uso nei recenti album del chitarrista statunitense, e in questa sede Gilbert, sempre umile, aperto e focoso appassionato dei suoi eroi della sei corde, non ne fa mistero.

Dopo una coinvolgente “Rock Me Baby” di B.B. King, Paul Gilbert cambia chitarra, imbracciando la caratteristica FRM350-BK che si è fatto costruire dall’Ibanez invertendo in maniera speculare il disegno della celebre Iceman di Paul Stanley, l’immortale Ibanez PS120, dichiarando di aver voglia di suonare una lunga serie di canzoni dei Led Zeppelin… e non mente! Ha inizio un lunghissimo medley – circa trenta canzoni! – con innumerevoli citazioni fra assoli e riff accennati, tra cui riconosciamo, fra le altre, “Good Times Bad Times”, “Kashmir”, “Whole Lotta Love”, “Houses Of The Holy”, “No Quarter”, “The Rover”, “Achilles Last Stand”, “You Shook Me”, “How Many More Times”, “Babe I’m Gonna Leave You”, “Living Loing Maid” ed una versione incendiaria di “Poor Tom” tratta dall’ultimo album di Page e compagni, “Coda”.
Non potevano mancare “Heartbreaker”, “Stairway to Heaven” e “Moby Dick” (con un incredibile assolo ai tamburi eseguito quasi per intero da Roberto Porta, che il buon Paul fa alzare dallo strumento, dopo un improvviso e breve blackout che lascia gli artisti senza corrente, sostituendosi a lui e mostrando alla platea anche le sue incredibili doti da batterista).
L’esecuzione dei nostri è stellare, e laddove il cantato diventa complesso, lo slide di Gilbert prende il posto della voce, con risultati a dir poco sorprendenti. Dopo il tributo zeppeliniano, veniamo deliziati da “Arrested for Driving While Blind” e “Heard It On The X”, brani degli ZZ Top e da una coinvolgente “Leland Mississipi Blues” di Johnny Winter, dove Paul canta ogni singola nota con la chitarra, rendendo omaggio al compianto maestro del blues americano.

Il livello dello show, sorprendentemente, si alza ancora di più quando Emi Gilbert sale sul palco.
La pianista e cantante jazz giapponese, da diversi anni moglie di Paul, impreziosisce il set con un’incredibile versione di “Long Distance Runaround” degli Yes e con “A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum, cantata a gran voce anche dai presenti. Inaspettata, “Take The Long Way Home” dei Supertramp, accende il pubblico prima della fine con “Chilly the Winds Don’t Blow”.
La chicca della serata, tuttavia, è l’ospitata di Ciro Manna, fra i chitarristi più apprezzati dell’intero panorama musicale italiano e musicista già noto a Gilbert, con cui il nostro si lancia in una battaglia di lick e assoli botta e risposta, coinvolgendo anche Emi al piano e gli altri musicisti, per un crescendo che trasforma lo show in una vera e propria jam session.
Il dialogo artistico tra Paul Gilbert e Ciro Manna è carico di tecnica, gusto e ironia ed Emi Gilbert, divertita e coinvolta nell’interazione, si inserisce con classe ed enorme sensibilità musicale. Il concerto si chiude con applausi e fischi di entusiasmo, con un Gilbert che è riuscito a cambiare pelle e a rimanere sempre se stesso per circa quarant’anni di carriera, attraverso un percorso che lo vede musicista, insegnante, performer ed endorser entusiasta di strumenti, amplificatori e artisti e che non nasconde il suo amore per gli anni Settanta e Ottanta dei grandi chitarristi americani e inglesi.
Una scaletta di sole cover sicuramente ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma l’impressione sotto il palco era di euforia divertita, di grande soddisfazione e di partecipazione accorata. Alla luce di uno show e di un tour orientati verso le jam session e le sonorità di questo tipo, attendiamo dunque una nuova svolta nella carriera solista di uno dei chitarristi più completi e influenti degli ultimi quattro decenni di chitarra rock.

Setlist
Too Rolling Stoned
Daydream
Rock Me Baby
Led Zeppelin medley
Arrested for Driving While Blind
Leland Mississipi Blues
Long Distance Runround
Take The Long Way Home
Heard It On The X
A Whiter Shade of Pale
Chilly Winds Don’t Blow

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