03/12/2025 - PERTURBATOR + KÆLAN MIKLA + GOST @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 06/12/2025 da

Report di Sara Sostini
Fotografie di Benedetta Gaiani

Quella che ci aspetta in un mercoledì di inizio dicembre, è una serata trasversale: il ritorno in Italia di Peturbator, pioniere di un modo unico di intendere la frontiera dove synthwave e metal si incontrano, richiama n pubblico magari non foltissimo ma molto eterogeneo e dall’età media più bassa della norma – segno che forse è anche nei meandri di questo microcosmo fatto di scenari cyberpunk, nostalgia per un’età dell’oro mitizzata (gli anni ’80), suoni sintetici e colori al neon che va formandosi un nuovo bacino di utenza tra le generazioni più giovani.
La musica e la (contro)cultura synthwave e retrowave non è certo nata ieri, ma il colpo d’occhio che si ha alla fine del concerto nel Live Club di Trezzo sull’Adda è sicuramente diverso – e migliore – rispetto a quello di sei anni fa, quando il nostro suonò al Santeria di Milano davanti a un pubblico più ridotto.
Fresco di uscita del nuovo “Age Of Aquarius”, che segna un parziale ritorno alle sonorità e ad un immaginario più vicino a “The Uncanny Valley” e “Dangerous Days” che alle suggestioni gotiche di “Lustful Sacrament”, James Kent si è quindi imbarcato in un tour promozionale in Europa, accompagnato da due formazioni interessanti: le islandesi Kaelan Mikla, autrici di un ibrido affascinante di elettronica, post-punk e afflati quasi black metal, e Gost, la cui synthwave è foderata di musica metal in maniera evidente.
A voi il resoconto della serata.

Il pubblico che si raduna davanti al palco per accogliere GOST non è certo ancora numeroso, visto anche l’orario (l’inizio del primo concerto è previsto per le 19,20), ma sicuramente interessato e preparato sull’argomento: l’assetto del palco è pronto per l’headliner, con la struttura principale coperta, di conseguenza i due musicisti si presentano invece ‘solo’ con i loro strumenti – una consolle e un basso – e qualche gioco di luci. Tanto basta infatti al dj e produttore statunitense (il cui nome senz’acca evita eventuali confusioni con la compagine guidata da papa Emeritus) e al sodale alle quattro corde per rilasciare sugli astanti una mezz’ora in cui dark synth crepuscolare e muscolarità figlia di certo industrial (metal e non solo) si connettono in una ideale colonna sonora di una versione del videogioco “Doom” ancora più nera e disturbante.
Abbandonati chiodo e maschera di teschio in favore di una più comoda tenuta casual oversize e maschera a gabbia intorno al viso, Gost non sembra risentire né dell’ampiezza del palco, né degli scarsi numeri di spettatori (comunque in aumento per tutto il corso della serata), e tra un campionamento e l’altro incita ad applausi e movimento.
È sempre straniante, per chi è abituato soprattutto a partecipare ai concerti della nostra musica preferita, trovarsi ad assistere ad un’esibizione in cui manca un po’ l’azione dei vari musicisti, ma ci rendiamo conto che invece per chi è più abituato a serate in club o con dj-set questa ‘stranezza’ è meno evidente; crediamo che forse in una dimensione più raccolta la ‘botta’ delle distorsioni potenti arrivi più forte, ma vediamo comunque che l’entusiasmo generale è dilagante, a testimonianza del fatto che comunque, dietro la maschera da pseudo-Hannibal Lecter, Gost abbia lasciato un segno.

Torniamo in un setting a noi più usuale con le KÆLAN MIKLA: il trio di Reykjavík – basso, tastiera, voce solista e cori – si presenta occupando tutta la parte frontale del palco, con visual molto evocativi – sebbene parzialmente coperti dalla struttura per il concerto principale – a riempire il resto dello spazio.
Il suono delle tre islandesi è sicuramente debitore di certa scuola che ha nei The Cure i propri mentori, ma non ne è mai una mera riproposizione: che siano gli inserti elettronici (che altrove hanno contribuito a costruire la fortuna di progetti come quello di Eivør, sia pur in ambito musicale differente) o le voci cristalline, il tessuto denso post-punk del lavoro soprattutto del basso di Margrét Rósa risulta arricchito da motivi inediti e originali, spesso merito del lavoro alle tastiere di Sólveig Matthildur, mostrandoci come gli attestati di stima da parte di Robert Smith, Placebo o Drab Majesty siano più che meritati.
Al netto di qualche problema iniziale al microfono della cantante Laufey Soffía, il concerto sembra colpire anche chi non è molto avvezzo a certe atmosfere tra ghiaccio, stregoneria ed estetica dark, sviluppate in album come “Nótt eftir nótt” e “Undir köldum norðurljósum”, da cui vengono stratti vari brani, tra cui una “Sólstöður” da brividi, con l’impalcatura di urla ferine e acute a caratterizzarne la struttura.
Per chi scrive, un’ottima conferma live di quanto ascoltato con piacere su disco.

Quando arriva l’ora di salire sul palco per PERTURBATOR, l’ingombrante struttura viene finalmente scoperta: è una piattaforma che ospita due consolle e la batteria, capace di muoversi e separarsi in due isole differenti nel corso dell’esibizione.
Questo, insieme a dei visual (che richiamano le atmosfere dei vari lavori o riprendono, distorcendone la prospettiva, i due musicisti sul palco) e ad un gioco di luci corposo e variegato – in alcuni punti davvero a rischio epilessia, a dirla tutta – contribuiscono a dare dinamicità e intrattenimento ad uno show altrimenti a rischio staticità.
Ma è, se vogliamo, un dilemma di questo tipo di musica, che nasce per essere fruita dagli stereo o in cuffia, e quando poi arriva nei locali non incontra soltanto chi è abituato a serate di elettronica o discoteche di vario tipo, ma anche coloro che sono più abituati a concerti canonici: ecco quindi il lavoro certosino sulle luci, i video e i led, oltre alla presenza di un batterista ormai da tanti anni (o di una band al completo, nel caso del collega Carpenter Brut, per esempio); certo, personalmente abbiamo preferito la scenografia vista in passato, con impalcature di neon a formare una sorta di volta da cattedrale sormontata dal pentacolo del logo, ma il pubblico del Live (di ascendenza metallara e non) sembra gradire moltissimo anche questa struttura scenica.

James Kent ha comunque macinato molti chilometri dagli esordi, e questo si vede dalla sicurezza spavalda con cui sta dietro sintetizzatori, tastiere (e talvolta chitarra), nell’immancabile chiodo nero e con i capelli a nascondergli il volto come sempre: l’interazione col pubblico è volta a sottolineare i momenti più d’impatto come “The Art Of War” dall’ultimo lavoro – del quale abbiamo anche apprezzato la resa live di “Apocalypse Now”, in collaborazione con gli Ulver (in questa sede ovviamente presenti solo con basi registrate) – per il resto sono effetti, distorsioni e soluzioni bombastiche ad avere campo libero.
E se “Excess”, insieme a “Messalina, Messalina” unici estratti da “Lustful Sacraments”, dal vivo si arricchisce ancora di più di una vena acida e – perdonateci il gioco di parole – perturbante, quando arrivano i ‘grandi classici’, condensati nel trittico da urlo “Venger”/”Neo Tokyo”/”Future Club”, ritroviamo accanto a scenari distopici e sinistri (condensati e a fuoco negli estratti dall’EP “New Model” o nella iconica “Humans Are Such Easy Prey”) anche quella malinconia nostalgica ed un po’ patinata che costituisce il midollo spinale del genere synthwave tutto, con i toni rosa pastello o neon a caratterizzarne l’esteriorità (in questo caso, grazie al gioco mirato di luci e fumo artificiale).
Al termine si fa un po’ di fatica a rientrare nella realtà di un mercoledì sera lombardo dopo essersi persi nei meandri di metropoli futuristiche, a conferma del potere d’evasione ed evocativo di questa musica, dai modi di espressione live forse diversi a quelli cui siamo abituati, ma in questo caso non meno potenti.

Setlist Perturbator
Lunacy
Excess
The Art of War
Apocalypse Now
Corrupted by Design
Diabolus Ex Machina / Weapons for Children
Humans Are Such Easy Prey
The Glass Staircase
Messalina, Messalina
Venger
Neo Tokyo
Future Club
Tactical Precision Disarray
Tainted Empire

GOST

KÆLAN MIKLA

PERTURBATOR

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