05/11/2009 - Porcupine Tree + Demians – Bologna @ Estragon - Bologna

Pubblicato il 13/11/2009 da

Live report a cura di Luca Paron

Tappa bolognese del tour europeo dei Porcupine Tree, la superband di Steven Wilson, Colin Edwin, Gavin Harrison e Richard Barbieri da poco sul mercato con il doppio album “The Incident”. Special guest d’eccezione i francesi Demians, una delle promesse del metal pesante e pensante del Vecchio Continente.

DEMIANS

Ma allora dalla Francia non escono solo champagne e formaggio odoroso! Il trio dei Demians, già autore dell’ottimo “Building An Empire” l’anno scorso, ha l’onere di aprire la serata dell’Estragon davanti ad un pubblico comunque già nutrito. Il compito non si prospetta dei più semplici data la spasmodica attesa per i Porcupine Tree, ma dopo l’iniziale fase di studio da parte dell’audience il clima si riscalda. “Sapphire” e “Naive” servono più che altro a presentare il taccuino sonoro dei nostri, che riporta in ordine sparso i nomi di Placebo, Anathema, Alter Bridge e Riverside, ma già dalle successive “Feel Alive” (gran pezzo!) e “Earth” gli applausi sono veramente convinti. La presenza scenica è ridotta all’osso, con i tre molto più concentrati sul proprio strumento che nella dialettica, e la voce a tratti fatica a rendere le note più alte, ma il risultato complessivo è comunque più che apprezzabile. La conclusiva “The Perfect Symmetry” è un gradino sotto, ma la strada è in discesa per la band, la cui esibizione termina tra la soddisfazione generale.

PORCUPINE TREE

Preceduti da una veloce passata di aspirapolvere del palco (!), appaiono tra l’ovazione generale gli ormai intercontinentali Porcupine Tree, divenuti punto di riferimento per una scena intera, quella del prog più ragionato e delicato. La curiosità è tanta, sia per ascoltare i brani dell’ultimo “The Incident” dal vivo che per assistere alle perle di bravura dei singoli musicisti, batterista Gavin Harrison su tutti. La band decide di riproporre in apertura l’intero primo CD dell’ultimo lavoro in studio: 55 minuti praticamente ininterrotti che, convincendo anche più che in studio, ci deliziano con il perfetto intreccio di riff pesanti, momenti soft e parti più introspettive e malinconiche dei quattordici capitoli della suite. Come d’abitudine, John Wesley accompagna la band alla seconda chitarra ed ai cori, mentre il bassista Colin Edwin macina parti indispensabili senza mai uscire troppo allo scoperto. Applausi enormi per una band dall’esecuzione perfetta e che ha saputo anche evitare l’effetto freddezza, poi una pausa di dieci minuti esatti scanditi dal countdown su maxischermo, e di nuovo in scena per proseguire la serata: “The Start Of Something Beautiful” e “Buying New Soul” riportano alla classica forma canzone, ma è la seconda parte di “Anesthetize” che manda la folla in un delirio dal quale non si riprenderà più. Strepitosa. Ancora “The Incident” con “Remember Me Lover”, ancora ottima, mentre “Way Out Of Here”, “Lazarus” e “Mother And Child Divided” sono più delicate e, pur ben eseguite, in rapida successione spezzano un po’ troppo la tensione dello show. È già ora dei bis: richiamati a gran voce, Steven Wilson e soci rispondono con “The Sound Of Muzak” e con l’immancabile “Trains”, degno epilogo di un concerto che ha avuto picchi di altissima musica e nessun calo di tono. I Porcupine Tree sono da qualche anno ormai irrinunciabili, ed anche questa sera ne hanno dato prova, dispiegando capacità tecniche di prim’ordine e canzoni perfettamente costruite ed interpretate in due ore di emozioni e applausi.

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