Introduzione di Alessandro Elli
Report a cura di Carlo Paleari
“Closure/Continuation” ha segnato il ritorno sulle scene dei Procupine Tree dopo ben tredici anni, ed ecco che arriva ora il conseguente tour, con la band inglese che non calcava i palchi, italiani e non solo, dai concerti promozionali per “The Incident” del lontano 2010. Nel frattempo, il leader Steven Wilson ha intrapreso una carriera solista di successo, così come Richard Barbieri, Gavin Harrison ha continuato la sua attività con The Pineapple Thief e King Crimson, mentre Colin Edwards non è più della partita. Per tutti questi motivi, la curiosità di vedere di nuovo su un palco il quintetto – la formazione è completata dai due musicisti americani Randy McStine (chitarra) e Nate Navarro (basso) – era molto alta e le voci che parlavano di una scaletta extralarge hanno sicuramente amplificato le aspettative. A completare il quadro e rendere l’occasione ancor più appetitosa, si consideri che i britannici hanno avuto un rodaggio di più di un mese tra concerti in Europa ed America e che quella di stasera al Mediolanum Forum di Assago sarà l’unica data nel nostro paese: si capirà il perchè della fibrillazione tra i fan nuovi e vecchi, ansiosi di assistere alla reunion di un gruppo che ha cambiato il modo di intendere il progressive rock. Non sappiamo cosa ci (e gli) riserverà il futuro – il titolo dell’ultimo album lascia aperte tutte le possibilità – ma per ora accontentiamoci di questa serata e vediamo come è andata.
Sono le 20.30 spaccate quando le luci del Mediolanum Forum si spengono per dare il via all’unica tappa italiana dell’attesissimo ritorno dei Porcupine Tree. L’inizio del concerto è semplicemente perfetto, con “Blackest Eyes” a svolgere il ruolo di perfetta apertura. Il muro sonoro creato dalla band è impressionante ed il pubblico reagisce con entusiasmo, permettendoci di fare fin da subito qualche considerazione di massima. I Porcupine Tree appaiono immediatamente in forma splendida, con Steven Wilson al centro a fare da mattatore, supportato in maniera eccezionale da quel mostro di bravura di Gavin Harrison e dalle architetture sonore di un Richard Barbieri in grande spolvero. L’acustica del Forum, come sanno benissimo i lombardi, è quella che è: dalla nostra posizione il suono tende ad impastarsi, con il riverbero dei bassi a coprire molte sfumature, eppure questo non impedisce di cogliere pienamente l’energia e la perizia di tutti i musicisti coinvolti, che regalano alla platea una prova di livello enorme.
Steven Wilson, intanto, passa a presentare il nuovo lavoro “Closure / Continuation”, che viene ovviamente saccheggiato nel corso del lungo concerto. “C’è qualcuno che non ha ascoltato il nostro nuovo album?”, chiede. Qualcuno dalla platea alza timidamente il braccio. “Allora fuori di qui, subito!”, risponde ironico il cantante. Noi il nuovo album l’abbiamo ovviamente ascoltato e, come avrete letto nella nostra recensione, non ci siamo esattamente sperticati in lodi, tuttavia nel corso del primo set ci troviamo a rivalutare molte delle composizioni, che acquistano una maggiore forza ed espressività nel contesto live. E’ il caso della poderosa “Harridan”, di “Rats Return”, per non parlare di “Chimera’s Wreck”, posta in chiusura della prima parte dello show. Non ci sono però solo nuove canzoni in questa prima sezione e il pubblico, che dopo appena un paio di canzoni ha già abbandonato i posti a sedere (su espresso invito della band), accoglie con grande calore dei gioielli del passato come “Even Less”, “Drown With Me” o la meravigliosa “The Sound Of Muzak”, che Wilson presenta con evidente orgoglio. Pubblicata nel 2002, infatti, questa canzone si è rivelata particolarmente profetica, ponendo l’attenzione del pubblico verso la deriva che stava velocemente riducendo la musica, una delle meraviglie del mondo, a puro contenuto, adatto a riempire i silenzi negli ascensori e nei centri commerciali, per diventare oggi prodotto di consumo di basso valore nelle piattaforme di streaming. Infine, non possiamo chiudere la cronaca di questa prima parte dello show senza citare “Last Chance To Evacuate Planet Earth Before It Is Recyced”, un altro brano pubblicato all’inizio del millennio, che risulta oggi ancora più attuale di allora.
Se nel primo set è stato “In Absentia” a ritagliarsi il maggior numero di brani, assieme all’ultimo lavoro in studio, la bilancia nel secondo set pende nettamente in favore di “Fear Of A Blank Planet”, un altro capitolo amatissimo che rappresenta, a parere di chi vi scrive, l’ultimo capolavoro della formazione inglese. Ed è proprio la title-track dell’album del 2007 ad aprire la seconda parte del concerto, per fare spazio poi a “Buying New Soul”, una B-side risalente alle registrazioni di “Lightbulb Sun” che, onestamente, avremmo accantonato volentieri in favore di un paio di episodi in più dal passato remoto della band. Dettagli, comunque, che non intaccano minimamente uno show sempre di alto livello: il concerto prosegue ed incrociamo ancora un paio di nuove canzoni, tra cui spicca la minacciosa “Herd Culling”; poi veniamo cullati dalle note delicate di “Sentimental”; per arrivare ad un altro dei vertici della serata con una devastante versione di “Anesthetize”, la composizione cardine di “Fear Of A Blank Planet”, accolta da un’ovazione da tutto il Forum. Prima di avviarci alla conclusione, con una versione particolarmente energica di “Sleep Together”, ci soffermiamo un attimo sui restanti due quinti della formazione sul palco. Randy McStine raccoglie in questo tour il ruolo che apparteneva a John Wesley, ovvero quello di seconda chitarra e seconda voce, risultando efficace e solido in entrambi i ruoli; lo stesso possiamo dire anche di Nate Navarro, bassista di talento che abbiamo già sentito all’opera con Devin Townsend, che, però, non riesce a toglierci completamente il disappunto relativo all’esclusione di Colin Edwin da questa reunion.
C’è ancora spazio per gli immancabili bis e la conclusione del concerto è ancora di altissimo livello. Si parte in sordina, con sul palco soltanto Steven Wilson al piano elettrico e Richard Barbieri circondato dalle sue tastiere. Con piacevole sorpresa ci troviamo a cantare una splendida “Collapse The Light Into Earth”, un gradito ripescaggio da “In Absentia” che, anche spogliato dell’arrangiamento orchestrale, non perde nulla della sua intensità e poesia. Si prosegue quindi con una devastante “Halo”, il solo estratto da “Deadwing”, fino ad arrivare all’immancabile “Trains”, l’unico brano dei Porcupine Tree ad essere riuscito a trascendere i confini abituali della band, per raggiungere un pubblico più ampio, come ha sottolineato Steven Wilson, scherzando sullo scarso appeal commerciale della sua musica. Abbiamo dovuto aspettare dodici anni, è vero, ma possiamo dire che questo ritorno dei Porcupine Tree è stato un trionfo, che il nostro Paese ha celebrato con il giusto entusiasmo, grazie ad un Forum di Assago praticamente sold-out. Un attestato di stima che la band per prima ha voluto sottolineare, ricordando come l’Italia sia stata una delle prime nazioni ad abbracciare la musica dei Porcupine Tree. Solo il tempo potrà dirci se questo tour getterà le basi per qualcosa di duraturo o se rimarrà solo una splendida festa finale, in entrambi i casi una serata come questa certamente rimarrà nella memoria di tutti i presenti.
Primo Set:
Blackest Eyes
Harridan
Of The New Day
Rats Return
Even Less
Drown With Me
Dignity
The Sound Of Muzak
Last Chance To Evacuate Planet Earth Before It Is Recycled
Chimera’s Wreck
Secondo Set:
Fear Of A Blank Planet
Buying New Soul
Walk The Plank
Sentimental
Herd Culling
Anesthetize
Sleep Together
Encore:
Collapse the Light Into Earth
Halo
Trains

