04/06/2015 - Portal + Impetuous Ritual + Chaos Echœs + Blasphemous Noise Torment @ Titty Twister - Parma

Pubblicato il 16/06/2015 da

Introduzione a cura di Giovanni Mascherpa
Report a cura di Edoardo De Nardi e Giovanni Mascherpa

Ci sono concerti che entrano nella storia minima del metal estremo della nostra penisola. Date da ricordare, segnare in rosso durante l’anno e poi, se si ha avuto la fortuna di presenziare, serbare come ricordo prezioso. E poter dire, in futuro, “io c’ero”. Il 4 giugno 2015, per circa duecento persone, diverrà il giorno in cui i Portal si sono manifestati per la prima volta in Italia. Dall’Australia con terrore, se vogliamo essere estremamente banali e carenti di inventiva. Parlando seriamente, ci sono mille motivi per i quali c’è stata una corsa al biglietto – posti limitati a 200 – inusuale per un act così underground. Il primo è appunto quello che i Portal dosano con parsimonia le proprie apparizioni, un po’ per motivi logistici, un po’ per il bacino d’utenza non amplissimo, che non consente a questi musicisti senza volto di essere assiduamente in tour. Il secondo fattore, forse ancora più importante, è la percezione dell’audience metallica nei confronti dei folli australiani. Gli autori di “Vexovoid”, ultimo tassello di un’atroce via crucis tra quanto di più repellente e smodatamente pernicioso il death metal possa comunicare, rappresentano l’osceno e la devianza con un accanimento e una lucida follia aliena che nessun altro è in grado di replicare. I Portal divelgono, brutalizzano, mortificano la musicalità, portando al contempo l’arte delle sette note a un livello superiore; catalizzano elementi noti afferenti il death, il black, il noise, il doom, e quindi li stritolano, li storpiano, li polverizzano, trasferendoli in uno stato fisico configurabile soltanto come antimateria, negazione del Creato, scoria insana di una galassia sconosciuta e a noi terribilmente nociva. Ma qualcuno, e non sono pochi costoro, gode assai di questi contorsionismi malati, di questa pestilenza inguaribile concepita da strumenti composti di qualche materia ignota in natura – presumiamo – e in grado di produrre un marasma sonoro compresso, nero, mostro di mille teste, artigli, aghi e protuberanze al cospetto del quale qualsiasi altro suono pare gentile e armonioso. Assieme ai degenerati aussie, il piccolo ma accogliente Titty Twister, vera e propria sauna poco areata e dal tasso di umidità attorno al 100% – si sudava solo a star fermi, cosa che da un certo punto di vista ha creato il clima ideale per un concerto tanto assurdo – ha accolto a braccia aperte i bellunesi Blasphemous Noise Torment, persi causa impegni lavorativi, i francesi Chaos Echœs e i compagni di merende degli headliner, gli Impetuous Ritual, nelle cui fila militano due membri dei Portal stessi. Una serata che si è rivelata un gran successo, con performance molto buone per tutti i gruppi visti all’opera. All’altezza della situazione anche i suoni, e vista la strumentazione relativamente spartana a disposizione – stiamo comunque parlando di un impianto adatto a un pub di piccole dimensioni – non era scontato godere di una veste sonora adeguata. In poche parole, un successo altisonante, che ha reso giustizia al lavoro organizzativo della Lo-Fi Creatures, di Etrurian Legion e di chi gestisce il Titty Twister.

Portal - locandina concerto Parma - 2015
CHAOS ECHŒS

E’ un ingrato compito quello dei Chaos Echœs, unitisi al tour di Impetuous Ritual e Portal per una manciata di date europee. Il combo transalpino, approdato all’esordio “Transient” da pochissimo – il disco è uscito il 20 aprile – è la compagine più atmosferica e indecifrabile tra quelle presenti alla data parmense. Sono un bel rompicapo questi quattro, autori di un coacervo sonico in cui è facile ritrovare retaggi estremi e sperimentazioni raminghe, secondo dosaggi variabili e passati al setaccio da schemi ritmici completamente liberi, imprevedibili e solo a brevi tratti in grado di cavalcare ritmi piuttosto diretti. Tutti in camicia nera, compiti e avari di atteggiamenti di apertura ai – pochi – che li stanno seguendo, gli strumentisti paiono sfidarci, perché l’introduzione dei primi minuti è quanto di più lontano possa esserci da un classico concerto metal. Niente impatto deflagrante, ma una serie di piccole stimolazioni con bacchette di legno alle corde di chitarra, e lievi tintinnii e note grevi di basso ad adornarle. Sono attimi di pura contemplazione, sfocianti in schitarrate impulsive che, negli scoppi solisti repentini, ci portano quasi nei territori dei guitar-hero ottantiani. Dov’è il trucco, dov’è l’inganno? Niente di tutto ciò, solamente i Chaos Echœs richiedono un certo grado di pazienza, difficile da concedergli mentre si gronda di sudore e la musica procede quasi interamente strumentale, alternando partiture death-doom, inserti di becero black metal, parentesi di doom denso e ottenebrante. Compare anche un archetto, tra gli espedienti utilizzati per spremere dalla sei corde tutta la gamma emotiva disponibile, e tra stacchi veementi, pause che paiono sfondare il muro dell’eternità, melodie altisonanti, iniziamo a capirci qualcosa. Pure ad apprezzare. Se il primo full-length del gruppo soffre di ridondanza e mancanza d’ordine, oltre che di una certa carenza di linee guida decifrabili, l’esibizione live si segnala per una maggiore compattezza; così, l’essenza dei pezzi, semplicemente tessere di un mosaico più ampio, non comprensibile analizzandone i singoli lembi, diviene palese e suscettibile di una sincera ammirazione. Il minutaggio abbastanza ampio (tre quarti d’ora) permette di far decantare al meglio le qualità della band, e anche se per uno sparuto numero di unità – la maggior parte dei paganti si rilassa all’esterno – i Chaos Echœs hanno rappresentato una bella esperienza. Hanno ancora alcuni aspetti da migliorare, soprattutto a livello di sintesi delle idee disponibili, ma questi ragazzi emanano vero talento!
(Giovanni Mascherpa)

IMPETUOUS RITUAL

Quando gli australiani salgono sulle scene per preparare rapidamente la propria strumentazione per il concerto, si rimane da subito colpiti dall’impatto estetico elaborato dai quattro per questo show: dotati solamente di striminzite pezze di pelle che coprono le parti intime e poco di più, completamente sporcati con fango e trucchi di colore scuro, i Nostri sembrano davvero appena usciti da una delle incontaminate foreste dell’Australia, assomigliando a conti fatti a degli aborigeni locali intenti nel loro devastante death metal catacombale ed asfissiante. Chi già aveva apprezzato su disco le temibili gesta del gruppo ha trovato stasera ulteriormente amplificati ed estremizzati i caratteri salienti della sua musica, per uno spettacolo davvero intenso e sudato: le accordature abissali degli strumenti, i mefitici rallentamenti al limite del funeral doom, le ferali accelerazioni in blast beat ed i grugniti baritonali in growl sono il pane quotidiano degli Impetuous Ritual, che ammorbano il Titty Twister per una quarantina di minuti abbondanti con la loro proposta blasfema ed urticante, per niente adatta a coloro i quali sperano di poter rintracciare qualche minima forma di groove e melodia tra le maglie del death metal degenerato della band. Sempre più gasati, invece, dal crescente consenso dimostrato loro dal pubblico presente, i quattro musicisti sembrano prendere gradualmente più confidenza con il palco, andando a migliorare con i minuti l’esecuzione delle canzoni e lasciandosi andare a delle sporadiche interazioni con l’audience tra un pezzo e l’altro, seppur in maniera rapida e poco calorosa. Naturalmente, l’approccio dimostrato dai co-headliner è assolutamente primitivo ed istintivo, non privo di alcune sbavature con gli strumenti e piccole incertezze negli scambi più concitati, differenziandosi in questo dalla fredda perfezione dei compagni di stanza Portal; ma sono proprio questi i sintomi di un’estrema genuinità ed una torbida intenzione che permettono di creare una malsana empatia con la musica terrificante sprigionata dalle chitarre, dal basso e dalla batteria. Volendo tracciare un ardito parallelo tra i due main act della serata, potremmo dire che il contenuto grezzo delle due proposte si assomiglia vistosamente, considerata fra l’altro la presenza di ben due membri in entrambe le formazioni; a cambiare radicalmente invece è l’attitudine dimostrata: “calda”, pulsante e in definitiva tremendamente umana per gli Impetuous Ritual, opposta a quella apatica, avulsa ed aliena dei Portal, per i quali l’attesa diventa spasmodica non appena concluso il concerto dei connazionali ed iniziati i preparativi per la loro performance.
(Edoardo De Nardi)

PORTAL

Con l’avvicinarsi del momento clou della serata, il locale inizia a riempirsi di tutti i presenti, raggiungendo una temperatura interna al limite del sopportabile: sottolineiamo nuovamente, però, come questo “scomodo” particolare abbia in definitiva reso un’esperienza davvero allucinante ed ultraterrena la fruizione del concerto dei Portal, consegnando definitivamente la serata agli annali del metal estremo ed underground italiano. Una prova di forza non solo per l’orecchio, ma anche per il corpo e la mente quindi, che ha dato vita ad un viaggio sconvolgente e metafisico verso gli angoli più remoti ed assurdi della nostra stessa essenza, accompagnati in questo vortice di terrore dagli assalti senza apparante logica dei cinque incappucciati Apostoli del Caos. Si decide di partire con “Swarth”, dall’omonimo full del 2009, per poi continuare con la nuova “Kilter”, tornare a ritroso nel tempo con “Vessel Of Balon”, dall’indimenticabile debut-album “Seepia”, e poi ancora verso le nuove composizioni con “Curtain”: pur dotate di elementi distinguibili e molto differenti tra loro su disco, in sede live i Portal riescono a riunire in un unico, schifosissimo, ma tremendamente coerente getto sonico le loro improbabili evoluzioni artistiche, vomitando sui malcapitati un impatto sonoro davvero impressionante. Non bastano il caldo, le luci, nemmeno il buio totale che a volte accompagna il loro concerto, ad incrinare anche solo minimamente il malato meccanismo che regola l’interazione di questi cinque automi del Male: tutto scorre con una fluidità ed un senso del tempo immanente e straziante, inconcepibile se solo si pensa alla presunta natura umana di questi musicisti, inarrestabile nel suo incedere ritmico travolgente ed assurdo nel senso melodico grottesco ed avulso dalla concreta mondanità terrestre. Sembra che i Portal abbiano studiato musica su di un altro pianeta, all’interno di una galassia lontana anni luce dalla nostra, e che vengano oggi ad illuminare noi poveri esseri umani sulla natura inconoscibile ed imponderabile delle loro creazioni. Anche visivamente non ci sono gesti, parole o azioni che possano ricordare minimamente alcunché di antropico nella loro esibizione, impegnati a seguire il tempo secondo logiche tutte loro e del tutto disinteressati alle inquiete forme fisiche che si contorcono davanti al palco durante lo show. I Portal provengono probabilmente da dimensioni parallele non ancora scoperte, ed il loro unico intento è quello di tradurre con strumenti (musicali) umani, concetti e rappresentazioni del tutto estranei alla comprensione ed elaborazione del nostro cervello, ed è proprio questo a renderli così sfuggevoli ed affascinanti, ineffabili ed ipnotici al tempo stesso, uno scherzo della natura che dimostra da oltre dieci anni un’inventiva all’interno del genere che continua a non trovare paragoni. Si conclude con “Werships” il fosco rituale degli australiani che, così come sono arrivati, abbandonano il palco senza cenni e senza glorificazioni, lasciandoci in uno stato di catatonico torpore che ancora oggi sentiamo pesare su di noi e che difficilmente dimenticheremo mai negli anni a venire.
(Edoardo De Nardi)

Setlist:
Swarth
Kilter
Vessel Of Balon
Curtain
13 Globes
Abysmill
Glumurphonel
Omnipotent Crawling Chaos
Werships

 

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