Questo 2025 sta per giungere alla chiusura, ma prima di salutarci ci porta uno degli ultimi concerti estremi più rilevanti. Il Morbidfest, tour itinerante che ha come nomi principali Terrorizer e Possessed, fa tappa anche qui a Roma, dopo essere già passato il giorno prima al Legend Club di Milano.
Per essere più precisi, il locale nel nostro caso è l’Orion di Ciampino, che si trova quindi fuori dal Raccordo Anulare e a sud della capitale. Assieme al Largo Venue è l’unico posto capace di accogliere un carrozzone di queste dimensioni, ma essendo fuori città è scomodo per molta gente ed è particolarmente noto per avere un’acustica molto discutibile.
Nonostante queste premesse, nel suo complesso l’affluenza è stata molto buona, con delle performance notevoli da parte degli headliner.
Ad aprire le danze ci sono i cileni ATER, che salgono sul palco alle 18:20; parlando di un tour con cinque gruppi, è abbastanza normale che i primi salgano sul un orario del genere e da altre parti questo non è così problematico; ma siamo in una città già molto trafficata, dove bastano due gocce di pioggia per creare un ingorgo, in una giornata molto piovosa in mezzo alla settimana e in un punto raggiungibile soprattutto grazie al raccordo (che spesso dalle 17 alle 19-20 è regolarmente intasato).
Il risultato è che a vederli suonare ci sono trenta-quaranta persone: la band non sembra affatto scoraggiata e va dritta come se nulla fosse, anche se non sembra essere molto in tono con la serata, proponendoci un metal moderno molto vicino ai Meshuggah. Non sono malvagi, ma non colpiscono particolarmente, ma forse con un orario differente sarebbe andata diversamente.
Seguono i greci NIGHTFALL, band che vanta una carriera ormai più che trentennale: in giro dal 1991, i nostri sono qui per promuovere l’ultimo album “Children of Eve” che esce per Season of Mist, dal quale suoneranno molti pezzi. Si sono sempre mossi sullo stesso territorio di Rotting Christ e Varathron, quindi parliamo di un black metal molto mediterraneo, che come soprattutto nel primo caso ha assunto una venatura melodica molto più evidente. Se paragonato con l’esordio, “Parade Into Centuries”, il gruppo a cui possono più somigliare adesso sono i Septic Flesh.
Dimostrano di tenere il palco molto bene, e man mano che vanno avanti arriva un po’ più di gente. Alcune cose a livello scenografico risultano un po’ eccessive, come la scelta di mandare un lyric video per ogni canzone nello sfondo al posto del classico backdrop (cosa che inizialmente colpisce, ma si rivela un po’ fastidiosa se proposta per un live intero).
È molto di dubbio gusto, inoltre, anche la scelta di avere un cantante quasi incappucciato, con un microfono a forma di coltello, mentre il resto del gruppo è composto da persone vestite normalmente. Buona parte del set è composta, come accennavamo, da materiale più recente, che il pubblico sembra comunque gradire.
Dopo di loro ci sono i SUICIDAL ANGELS. Anch’essi ellenici, sono stati chiamati in questo tour per sostituire l’altro grande nome in questione, cioè i Massacre (i quali hanno poi declinato per problemi di saluti del leader nonché unico membro storico, il cantante Kam Lee).
Di per sé, questa non è una sostituzione banale ed è difficile trovare un altro nome storico di uguale prestigio e uguale ‘grandezza’ (non parliamo qui di peso tanto nella storia del genere, quanto di quello che poi ha nel mercato).
La scelta quindi ricade su di una band ormai più che rodata nel panorama metal internazionale e che può chiamare un pubblico anche leggermente più vario. Il quartetto dimostra, dal punto di vista del live, di saper calcare il palco molto bene e ci regala uno show coinvolgente e anche molto partecipato; quando suonano, poi, ormai il locale si è molto riempito.
Dal punto di vista strettamente musicale, è quel thrash molto ben prodotto che ancora dimostra oggi di raccogliere numerosi proseliti (sebbene il cosiddetto ‘revival’ sia finito nel 2010 o giù di lì) ma che non lascia molto di memorabile all’ascoltatore. Rispetto ai primi due nomi che vediamo quest’oggi, è quel gruppo di mezzo che crea una sorte di ‘ponte’ tra la prima parte della serata (in cui le sonorità sono più moderne) e la seconda parte in cui si entra proprio in territorio più ‘classico’ e vicino al death metal.
Finalmente, dopo una mezzora di pausa, arriva il turno del primo co-headliner, i TERRORIZER.
Chi ha seguito le vicende che gravitano attorno a questo nome sa che da tempo sono in giro ben due formazioni con questo moniker: quella che vediamo questa sera, capitanata da Pete Sandoval, che costituisce poi la reunion effettiva della band e un’altra, che vede il solo Oscar Garcia assieme ad altri membri storici della scena statunitense come Leon Del Muerte (Exhumed, Impaled, Intronaut, Murder Construct).
Di recente, nella formazione sul palco stasera è tornato l’altro membro fondatore, Dave Vincent, al basso (entrambi, come molti sapranno già, sono stati a lungo nei Morbid Angel). A questi si accompagnano Richie Brown (alla chitarra anche negli I Am Morbid, insieme a Vincent e Sandoval) e il cantante Brian Werner (ex Vital Remains e Nervo Chaos).
Oggi la quasi totalità della setlist è composta da “World Downfall”, il loro capolavoro nonché pilastro del grindcore, suonato qui per intero: la band lo esegue in maniera impeccabile, con momenti particolarmente alti su “After World Obliteration”, “Storm of Stress”, “Fear of Napalm” e “Strategic Warheads”.
Tra tutti, va menzionata l’eccellente performance di Sandoval: a sessantun’anni, a parte qualche leggero intoppo ogni tanto, suona in maniera quasi perfetta; nei fill, nei cambi di tempi, nei blast-beat il suo stile è rimasto inconfondibile, quello che ha fatto la storia del genere e del drumming estremo. Il resto della band gli va dietro senza problemi e l’esecuzione è più fedele possibile al disco.
Unica nota un po’ stonata è il frontman: l’acustica del posto non aiuta e la voce si sente un po’ male, il tutto sembrava confuso. La scelta poi di girare dei video dal cellulare durante i brani è risparmiabile (uno già questo lo tollera malvolentieri, quando è esagerato, dal pubblico, figuriamoci se la stessa cosa viene fatta dal cantante proprio mentre sta eseguendo un brano). A parte questo, veramente nulla da dire.
Passiamo invece ai POSSESSED.
Il gruppo capitanato da Jeff Becerra, unico membro storico, è qui per riproporre per intero il grande classico thrash/death “Seven Churches”, che tutti conoscono bene e tutti accolgono con gioia.
La resa complessiva è quello che i fan si aspettano: precisione e intensità. Forti del nuovo batterista, Chris Aguirre II, i pezzi vengono riproposti in maniera eccellente e molto più carichi rispetto all’album (grazie ad una formazione tecnicamente molto più preparata se confrontata con quella che ha inciso il disco), vedi soprattutto “The Exorcist”, “Burning In Hell”, “Satan’s Curse” o “Death Metal”. Questo è senza dubbio il modo migliore per riproporre un classico nel 2025.
Unica pecca: anche a causa del microfono, dal punto di vista vocale Becerra non è così in forma. A tratti sbiascica e non si capiscono molto i suoi discorsi tra un pezzo e l’altro. Nel complesso però, tiene il palco riuscendo comunque a cantare in maniera decente tutti i brani.
Possiamo dire, nel complesso, di aver visto due ottimi live dei due gruppi co-headliner, che lasciano il pubblico soddisfatto. Fa molto piacere vedere delle figure di riferimento per la storia del metal ancora in ottima forma. Bisogna sempre ricordare che ormai tutti i mostri sacri nel genere sono sulla sessantina (o anche di più) e che bisogna sempre far tesoro di occasioni come questa.
È un ragionamento che può sembrare banale, ma dall’età e dalla tenuta complessiva capiamo quanto certi personaggi già all’epoca erano rivoluzionari. Questo non dobbiamo dimenticarlo.

