09/03/2012 - Protest The Hero + Long Distance Calling @ Islington Academy - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 13/03/2012 da

I concerti di venerdì sera possono essere particolarmente piacevoli, se non altro perchè, di norma, la mattina successiva si può stare a letto e dormire un po’ più del solito. Tuttavia, se il locale che li ospita è anche solito organizzare serate “danzanti”, almeno in quel di Londra essi possono facilmente tramutarsi in una “piaga”: orari spostati verso il basso, coprifuoco da tempo di guerra, minutaggio a disposizione per ogni band risicatissimo. Avendo anche un lavoro “normale”, in queste circostanze è per noi quasi impossibile riuscire ad arrivare in un posto come la Islington Academy in tempo per seguire le prove degli opener. Questa sera, infatti, ci perdiamo completamente Uneven Structure e Blood Command, arrivando all’interno della sala appena in tempo per acclimatarci e per trovare un angolo da cui seguire la penultima band della serata, i tedeschi Long Distance Calling…

LONG DISTANCE CALLING

Nonostante siano ufficialmente segnalati come “direct support”, ai Long Distance Calling questa sera tocca esibirsi solo per mezzora, proprio come gli altri opener, dovendo fare i conti con il coprifuoco imposto dal locale. Non vi è nemmeno il tempo per un sound/line-check appropriato… i ragazzi tedeschi salgono sul palco e, semplicemente, sperano che tutto vada per il meglio. Per fortuna, nonostante i suoni siano comunque lontani dalla perfezione, il lavoro alla console dell’ingegnere del suono rende loro la vita più facile, mettendoli nelle condizioni di far ascoltare al pubblico (che per lo più pare non conoscerli) una discreta versione live del loro metal/rock strumentale. Il tastierista Reimut van Bonn non è della partita questa sera, ma delle basi pre-registrate suppliscono alla mancanza senza problemi. Dal canto loro, gli altri musicisti ce la mettono tutta per ben figurare, denotando una presenza scenica che col passare dei tour sembra farsi sempre più sciolta. Nonostante la loro proposta possa essere anche molto atmosferica, i Long Distance Calling sono, dopo tutto, dei “metallari” e come tali si pongono di fronte all’audience, invitandola a fare headbanging, urlare e mostrare le classiche “corna”. Vengono eseguite “Into The Black Wide Open” e “Arecibo” dall’ultima opera, mentre “Black Paper Planes” e “I Know You, Stanley Milgram!” vanno a rappresentare il passato recente dei ragazzi. Niente, purtroppo, dal debut “Satellite Bay”, ma, d’altronde, il tempo è tiranno e comprendiamo il desiderio del gruppo di voler promuovere innanzitutto il proprio materiale meno datato. Tutto sommato, il quartetto si impone all’attenzione della folla con uno show gradevole, sorretto, come sempre, dal solido drumming di Janosch Rathmer; una prova che, soprattutto fra le prime file, sembra entusiasmare parecchio i kid presenti. Come accennato, non molti parevano conoscerli, ma questa sera i LDC se ne vanno senz’altro con qualche fan in più.

PROTEST THE HERO

Lo show prende una piega più movimentata con l’arrivo on stage dei Protest The Hero, ormai diventati degli idoli di casa. In verità, i giovani prog metaller canadesi non brillano più di tanto per presenza scenica, ma, potendo cantare su un frontman di tutto rispetto come Rody Walker, riescono ugualmente a infiammare il pubblico e a prenderlo per mano con il loro frenetico sound. Inoltre, la proposta del quintetto non è esattamente fra le più semplici e lineari in circolazione, quindi capiamo come mai gli strumentisti tendano sovente a defilarsi e a concentrarsi sull’esecuzione, lasciando campo libero a Walker, che fa da catalizzatore per tutti gli applausi e per gli obiettivi delle macchine fotografiche. D’altra parte, il Nostro, oltre a cantare, è anche bravo a interagire con il pubblico: ha un fare molto affabile ed è dotato di un buon senso dell’umorismo, tanto che alcune pause tra una canzone e l’altra si tramutano spesso in brevi siparietti con protagonisti lui e qualcuno tra le prime file. A livello prettamente canoro/esecutivo, Walker, almeno questa sera, tende a modificare parzialmente le sue parti, utilizzando il pulito quasi ovunque e lasciando che siano gli astanti a urlare certi versi più arrabbiati. Non a caso, anche la setlist è per lo più incentrata sull’ultimo “Scurrilous”, che è senza dubbio il capitolo più musicale della discografica dei ragazzi. Si strizza l’occhio al convulso prog/math-core degli inizi giusto all’altezza di veri e propri piccoli classici come “Blindfolds Aside” o “Sequoia Throne”, mentre per il resto del set è un trionfo di melodia e singalong, sulle note delle varie “Termites” e “C’est La Vie”. Forse alla lunga un po’ stucchevoli, almeno per orecchie generalmente abitaute a suoni un po’ più concreti, i Protest The Hero riescono, nonostante tutto, a irretire la folla per quasi un’ora di concerto, guadagnandosi i favori dei fan (già comunque adoranti) con una performance ordinata e disinvolta. Se manteranno questa costanza sia in studio che sul palco, diventeranno presto una band affermata non solo tra le fasce di pubblico più giovani.

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