23/07/2015 - Queensrÿche + Echotime + Perseus @ Colony Club - Brescia

Pubblicato il 30/07/2015 da

Report a cura di Giovanni Mascherpa

Il metallaro medio ha notoriamente bisogno di figure messianiche a cui aggrapparsi. Uomini che si elevino per qualità artistiche e carisma al di sopra dei mortali, assisi su un trono imperiale e quasi intoccabili: qualcuno che sembri provenire da un’altra galassia, bravo a tal punto da configurarsi come un dono divino o suppergiù. Figura da ricercarsi normalmente nel responsabile delle parti vocali: di questi tempi un frontman di smisurata estensione, potenza ed enfasi è merce rara, riuscire ad averlo in formazione cambia radicalmente il senso di una carriera. I Queensryche, questo tipo di personaggio, l’hanno pescato ben due volte in carriera: la prima con Geoff Tate, la seconda con Todd La Torre, il Signor Nessuno arrivato a cambiare i destini di un gruppo che si stava inabissando un album alla volta. La separazione tra lo storico cantante, oramai disinteressato all’heavy metal, e gli altri membri è arrivata finanche tardi e ha finalmente consentito alla compagine a stelle e strisce di rimettersi in marcia secondo le coordinate per cui sono diventati celebri. Con la ripartenza del 2012, Michael Wilton, Scott Rockenfield e Eddie Jackson, i superstiti del nucleo originario, hanno tirato fuori dal mazzo un jolly clamoroso, nella persona di questo ragazzo floridiano noto nell’ambiente per una breve parentesi nei Crimson Glory 2.0, naufragati in fretta nel giro di un triennio. Più che il buon disco del 2013, l’eponimo “Queensrÿche”, erano le notizie di mirabolanti performance live, basate su setlist che più old-school non si potrebbe (materiale fino ad “Empire”, e poi stop, a parte ovviamente l’ultimo album), ad alzare il livello d’attesa per la data del Colony bresciano. Il quintetto, nel frattempo, proprio nei giorni precedenti la data lombarda, ha annunciato la pubblicazione del nuovo full-length, “Condition Human”, per il 2 ottobre e reso disponibile il primo estratto del nuovo disco, “Arrow Of Time”. Motivi più che sufficienti per far crescere il fomento nei fan storici della band, in attesa di un segnale di riscossa da tanto, troppo tempo. Quando arriviamo alla venue per l’ora di apertura delle porte, cogliamo nelle espressioni e nei discorsi dei presenti una tensione positiva, un’attesa spasmodica che oggi, con l’abbondanza di concerti cui è facile presenziare nel Nord Italia e la possibilità di rivedere alcuni gruppi molto spesso, non è così semplice da scorgere. Come avrete modo di leggere nelle righe seguenti, aspettative così elevate sono state ripagate con gli interessi. E che interessi!

 

Queensryche - flyer Colony Brescia - 2015

ECHOTIME

Finiamo tardi di cenare e ci perdiamo quindi il primo gruppo di supporto in programma, i Perseus. Siamo invece abbondantemente in tempo per gli Echotime, secondo e ultimo ensemble prima del piatto forte della serata. I ragazzi marchigiani hanno esordito due anni fa con “Genuine”, ambizioso concept album di impronta steampunk, e su quell’album vanno a basare completamente la loro performance. Notiamo innanzitutto l’ottima cura per la veste visuale, dai teloni raffiguranti l’artwork del primo full-length ai soprabiti di cantante e tastierista. La band conosce l’importanza di questa data, sa anche di poter sfruttare un lasso di tempo molto ampio (una cinquantina di minuti) e si butta allora all’arrembaggio con convinzione e voglia di dimostrare tutto il proprio valore. I Nostri devono fare i conti con un’audience poco attratta dal progressive/power sinfonico, vagamente thrasheggiante, messo in mostra. I punti di contatto con gli headliner, a parte una certa ricerca della complessità e di schemi solo a tratti lineari, sono pochi e guadagnarsi i favori degli astanti non è semplice, anche se le prime file rispondono abbastanza bene alla potenza di fuoco espressa. Alla forza d’urto i musicisti abbinano fortunatamente una spiccata varietà stilistica, che porta ad alternare sfuriate durissime a sofficità quasi gotiche o memori del power melodico novantiano, sottolineate dal lavoro pervasivo ma non stucchevole delle tastiere e dal cantato multiforme di Alex Cangini. Soffermandoci sulla sua prova, ci sembra che il singer debba ancora trovare la misura in alcuni vocalizzi: buon interprete sulle tonalità medie, discreto su quelle sporche, si perde un po’ quando affronta le note alte, dove assottiglia la voce e finisce per farla tremolare nello sforzo di non perdere il filo del discorso. In generale gli Echotime tendono a strafare, non permettendo alle parti più catchy di ‘girare’ abbastanza e aprendosi spesso a sprazzi di relativa solarità che ci paiono un poco scialbi e deboli al confronto alle sezioni dove Nicola Pandolfi inspessisce il riffing e tutto il gruppo lo segue affondando i colpi. Crediamo che eliminando o riducendo significativamente la componente power più leggera il quintetto potrebbe guadagnare parecchi punti, per ora sconta un filo di prolissità e di piattezza. Una prestazione in chiaroscuro, quella degli Echotime, comunque molto professionali e bravi nel portare avanti l’esibizione nonostante non godessero di una partecipazione calorosa.

QUEENSRŸCHE

Il cambio palco è breve, i Queensrÿche non hanno da montare chissà quale scenografia con cui accompagnare la propria musica. Questo è un ritorno alle origini, non c’è spazio per l’immagine, solo per l’heavy metal puro. Puro alla maniera dei Queensrÿche, ovviamente: non ci sembra il caso di spendere molte parole nel ricordare l’originalità e la metodica ricercatezza dei Nostri nella prima fase di carriera, quella più proficua. Le attenzioni sono tutte per La Torre, descritto come un’inarrestabile forza della natura, ma anche Parker Lundgren, alla chitarra al fianco di Wilton, è sotto esame: svolgere il compito un tempo appannaggio di un certo Chris De Garmo non è impegno da prendere sottogamba. Il pubblico diventa di fatto un giudice severo, per valutare se questa famigerata chiusura del cerchio e rinverdimento di antichi fasti sia effimera o realtà tangibile. La conferma è pressoché immediata, il tempo di scandagliare nei ricordi con “Anarchy X”, suonata per intero dalla band senza avvalersi di basi registrate, per poi essere (s)travolti da “Nightrider”. L’unico inghippo sono i suoni bassi e impastati, che non andranno mai a toccare vertici clamorosi quanto a volumi, mentre il mix dei vari strumenti andrà a migliorare, esponenzialmente, nel giro di pochi pezzi. Quello che lascia allibiti è sentire La Torre affrontare le linee altissime, acute, senza perdere nulla in cattiveria, del Tate primo periodo. Al buon Todd non passa neanche per la testa di abbassare alcune tonalità, come molti vocalist usano (e usavano) fare sulle note più alte e prolungate. Non affievolisce nemmeno la voce in patetici falsetti, né la sporca nel tentativo di non cedere in cattiveria. Macché, l’ex Crimson Glory canta ogni parola al massimo, con un coraggio che scatena subito un’euforia indicibile tra i presenti. “Speak” tiene calda l’atmosfera, è lampante che i Queensrÿche abbiano una fretta maledetta di cancellare le burrasche vissute nell’ultimo periodo e suonarle di santa ragione ai propri fan. L’età media relativamente più elevata del consueto non favorisce mosh o headbanging forsennati, ma non per questo si avverte freddezza fra i presenti: piuttosto osserviamo rapita attenzione, incredulità, la presa di coscienza di una rinascita arrivata quando nessuno più se l’attendeva. Tutto il gruppo se la cava alla grandissima, cominciando dal duo ritmico Jackson-Rockenfield, col primo splendido anche alla seconda voce, coadiuvato in questo dal sorprendente Lundgren. Sarà anche l’animo di rivalsa verso Tate (il giovane strumentista ha suonato nella sua band solista ed era il marito della figliastra), fatto sta che grosse sbavature non ne combina, si sa muovere perfettamente per lo stage e non sfigura al cospetto di un mostro sacro qual è Michael Wilton. Attorno al sottoscritto si sentono commenti di ogni tipo. Il migliore è quello di un paio di ragazzi appena alle spalle che, all’altezza di “Walk In The Shadows”, se ne escono con una frase emblematica: “Ma non potevano cacciarlo prima?”, riferendosi ovviamente al declinante Tate delle ultime stagioni. Per i cultori del primo periodo, quello dell’ep omonimo e di “The Warning”, la scaletta è sconvolgente: praticamente metà dei brani proposti arrivano proprio da quei due lavori. L’incalzare di classici è incessante, non intervengono pause a spegnere l’incanto: a una “En Force” cerebrale e cromata segue la toccante “Silent Lucidity”, dove La Torre ha modo di dimostrare doti interpretative fenomenali dopo aver dato ampio sfoggio di quelle da screamer. La seconda parte di concerto sale ulteriormente di livello, complice il miglioramento del sonoro e la voce di La Torre ancora più calda ed estesa: ottime le due concessioni al presente di “Where Dreams Go To Die” e dell’appena lanciata “Arrow Of Time”, con ambo i pezzi a risuonare più fascinosi delle versioni in studio, stratosferiche le perle del passato. “NM 156”, con quelle sue profetiche spoken word ad affermare un futuro dominio delle macchine sull’uomo (era il 1984 quando si udirono per la prima volta queste parole, ricordiamocelo…), demolisce qualsiasi paragone con i successivi trenta e più anni di progressive; “Empire” e “Eyes Of A Stranger” toccano il culmine dell’introspezione e dell’inquietudine, con il Colony ormai in incontrollata trance agonistica. L’encore regala altre tonnellate di emozioni, tramite una “Queen Of The Reich” quasi terrorizzante nell’impeto sovrumano, “Jet City Woman” elegantissima e per nulla fuori luogo nelle stimmate da singolo scala-chart, “Take Hold The Flame” simboleggiante la volontà, appunto, di tenere viva la band quando avrebbe potuto amaramente dissolversi nei suoi errori e orrori. Invece abbiamo vissuto uno show miracoloso, fuori dal tempo, capace di pareggiare la magia irreale dei live ottantiani visti e rivisti su Youtube, filmati osservati attentamente per provare a capire cosa potesse significare un concerto di talune leggende negli anni di massimo fulgore. I Queensrÿche hanno annullato questo spazio temporale, confezionando uno show leggendario: gliene saremo eternamente grati, in attesa di scoprire ai primi di ottobre se abbiano mantenuto la stessa freschezza anche nelle nuove composizioni. Bentornati!

Setlist:
Anarchy-X
Nightrider
Speak
Walk in the Shadows
En Force
Warning
Silent Lucidity
X2 (registrata)
Where Dreams Go to Die
The Needle Lies
NM 156
Arrow of Time
The Lady Wore Black
My Empty Room
Eyes of a Stranger
Empire
Encore:
Queen of the Reich
Jet City Woman
Take Hold of the Flame

3 commenti
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