24/06/2015 - Red Fang @ Traffic Live Club - Roma

Pubblicato il 27/06/2015 da

A cura di Claudio Giuliani

Per la quarta volta in quattro anni, i Red Fang tornano a Roma. La No Sun Music si conferma organizzatore lungimirante, portando nella Capitale molte novità dell’ambito metal, non disdegnando di organizzare repliche degli show più amati dai romani. Fra questi ci sono sicuramente quelli dei Red Fang, che arrivano sempre puntuali come il caldo di giugno a far sudare il Traffic, riempito al solito quando ci sono Aaron Beam e soci. Ad aprire per loro, Electric Superfuzz e Contagio, due realtà locali di stoner rock, i primi, e di death n’ roll, i secondi, di cui abbiamo ascoltato troppo poco per dare un giudizio. Dentro il Traffic la temperatura era sahariana e quindi abbiamo preferito sudare solo per gli americani. Ci scusino i support-act.

red fang roma 2015
Come spiegare l’amore per i Red Fang? Perché, il nostro, è amore vero per la band di Portland, brava a creare musica e a suonarla dal vivo coinvolgendo l’audience. Anni fa, spulciando nelle recensioni dei colleghi, qui su Metalitalia.com, capitò di leggerne una attratti dalla copertina. Era “Murder The Mountains”, dei Red Fang per l’appunto. Sarà stata la geometria della cover che inglobava un disegno strano, oppure il font corposo (come il loro suono, ma l’avremmo scoperto dopo) del nome…ad ogni modo, la recensione era positiva e quindi di lì a premere il tasto play su iTunes ci mettemmo poco. “Malverde” fu il primo bacio in uno degli amori musicali più grandi della nostra vita. Quando poi scovammo su YouTube i loro video – geniali cortometraggi dalla sceneggiatura originale, a differenza di buona parte dei loro colleghi –  l’infatuazione per la Zanna Rossa prese una piega davvero seria: decidemmo di amarli. La loro capacità di suonare pesante ma allo stesso tempo di strizzare l’occhio all’audience mainstream, una qualità che si sta affinando sempre più con il passare degli anni e delle release, sta facendo progredire il nostro rapporto, mantenendo sempre viva la fiammella dell’amore. Musicalmente, nonostante quello che i duri e puri marchiano come “imborghesimento musicale”, anche nelle nuove canzoni, che pure procurano loro nuovi fan dagli ascolti più semplici e meno esigenti, i Red Fang progrediscono album dopo album pur mantenendo il legame con la pesantezza degli esordi, quando reiterare un riff ad oltranza, senza cantarci sopra, era il leit-motiv imperante. E dal vivo tutto ciò viene sublimato, esaltato da prestazioni sempre perfette, che migliorano anno dopo anno. Li vedemmo dal vivo per la prima volta nel 2012, l’anno del colpo di fulmine, assieme ad altri giganti del genere, i Black Tusk. Rinsaldammo la promessa d’amore l’estate seguente, nel 2013, quando decidemmo di comprare una maglietta (non andata ad infoltire la pila delle T-shirt oramai dismesse, dopo venti e passa anni di onorata carriera nei concerti metal, ma indossata fieramente affinché il verbo Red Fang si diffonda urbi et orbi). Al terzo show in tre anni, nel 2014, eravamo già pronti per festeggiare il nostro anniversario. E poi ecco questa data, nella quale i romani acquisiti di Portland promettono di sorprenderci (“we’re gonna have some jam tonight”). La scaletta, infatti, varia molto, ma tanto noi conosciamo tutte le loro canzoni. Fra “Reverse Thunder”, “Bird On Fire” e “Throw Up”, l’esaltazione arriva subito al massimo. Il basso di Aaron Beam rimbomba mentre canta “Turn It Up, Turn It Up, Turn It Up”, con il pubblico che saltella col braccio alzato. David Sullivan, con la sua barba da prontuario hipster, sta sul palco sempre di tre-quarti e ondeggia su e giù dando il la a “Wires”, una delle canzoni più attese dai romani. John Sherman, dietro la batteria, picchia divertito sul rullante, dettando il tempo e sudando – anche se la canotta, la solita, lo aiuta molto rispetto ai compagni davanti a lui. E quindi passano le canzoni, le “Doen”, le “Crows In Swine”, con noi che cerchiamo di rimanere fermi per non sudare, senza riuscirci. Sorridiamo ai nostri vicini, che ci calpestano i piedi saltellando nel Traffic pieno, mentre schiviamo gli avventori senza maglietta, i portatori sani (?) di sudore che a noi, francamente, fa un po’ senso sfiorare. È passato già un anno dalla release di “Whales And Leeches”, album che ha allargato il panorama dei fan del combo, e quindi, dopo aver ascoltato brani dal sapore catchy come “Blood Like Cream”, ‘ballata’ anche dalle fidanzate degli astanti, che ancheggiano divertite mentre muovono le braccia in sincrono, come a ballare il twist, arrivano due pezzi inediti. Il primo sembra un classico dei QOTSA ma più aggressivo, ed è già fisso dentro la nostra mente. Il secondo è più in stile doom, caratterizzato da riff molto pesanti e lunghi e dal finale palpitante, specie con il basso. Non mancano ovviamente i brani durissimi, quelli più vecchi e solo urlati, come “Into The Eye”, altra canzone preferita al Traffic. E poi “Prehistoric Dog”, proposta prima del bis, che fa saltare tutti quanti, dentro e fuori il locale. E, quando dopo il veloce bis, termina infine anche questo show, il nostro amore ne esce rinsaldato. Sarà perché li vediamo sorridere come noi, contenti, o perché ce li ritroveremo, di lì a poco, a bere birra con noi nei tavoli affollati dell’esterno, sotto gli occhi vigili del gufo, il simbolo del Traffic dipinto sulla grande parete esterna. Sentiamo di voler bene al gigante che compare sempre nei loro video, l’uomo che ora ci vende la quarta maglietta dopo altrettanti concerti, lui che sul video per “Wires” fa esplodere casa con una molotov che usa per accendersi una sigaretta, o che in quello per “Hank Is Dead” vede i suoi capelli “fonati” dalla musica ad alto volume. Lo salutiamo, come se fosse un nostro amico che rivedremo presto, perché ci sembra veramente di conoscerlo. L’amore questo è. E quindi, dopo il quarto concerto in quattro estati, tutte torride, salutiamo la ragazza della nostra estate sperando di rivederla nel 2016, quando festeggeremo i nostri cinque anni. Un unico dubbio: non capiamo perché il sindaco Marino non inserisca lo show dei quattro di Portland nel cartellone dell’Estate Romana, perchè i Red Fang sì, sono americani a Roma.

“Dogs that howl from outer space
Come to Earth to lay to waste
With fang and claw to shred your face
They will erase the human race
Time to kiss your ass goodbye”

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