05/12/2025 - RISE OF THE NORTHSTAR + DEEZ NUTS + HALF ME @ Legend Club - Milano

Pubblicato il 09/12/2025 da

E’ dal lontano 2018 che i Rise Of The Northstar mancano dal nostro paese: sfumata infatti l’edizione 2024 del Dissonance Festival, durante il quale i francesi avrebbero dovuto esibirsi insieme ai P.O.D., abbiamo dovuto attendere un altro anno per rivederli dal vivo, nonostante la favorevole vicinanza geografica.
Nel frattempo è uscito un nuovo disco, “Chapter 4…”, che conferma la formazione tra i migliori esponenti del crossover a livello internazionale. A render ghiotta l’occasione in quel del legend Club di Milano, c’è poi la partecipazione dei Deez Nuts, amatissima band hardcore che con le sue influenze hip-hop e il carismatico Jj Peters ha sempre garantito ottime vibrazioni: un’accoppiata azzeccatissima.
A completare il quadretto ci sono i tedeschi Half Me, che propongono il loro metalcore violento e moderno… almeno a chi riuscirà ad arrivare prima delle 20!

Solito compito difficile per gli opener della serata: tocca agli HALF ME, giovane band formata ad Amburgo nel 2018, accogliere i primi accorsi in questa fredda serata di dicembre. Ci vuol poco per inquadrare la loro proposta, basata su un metalcore molto heavy e moderno, fatto di chitarre ultra ribassate, riff binari, riferimenti al nu metal anni ’90 e voci urlate.
C’è ovviamente anche una spruzzata di deathcore, con breakdown che tentano di smuovere il pubblico, ma nonostante la performance priva di sbavature e i suoni ben rifiniti (cosa non scontata, per chi sta in basso sul cartellone) sembra che non scatti la scintilla.
L’impressione, ad un primo ascolto, è che manchi un pizzico di personalità, o almeno qualche caratteristica che li renda riconoscibili. Certo una band del genere, in Germania, non fa fatica a suonare centocinquanta date in un anno, visto il numero di tour che passa dalle loro parti, ma in tutta onestà quasi nessuno rimane impressionato.

Per il turno dei DEEZ NUTS hanno fatto in tempo quasi tutti ad uscire da lavoro: la sala infatti è bella piena ed il pubblico preso bene.
La band di Jj Peters ha un disco fresco fresco da presentare in tour, insieme al solito carico di party hit che il suo pubblico affezionato non vede l’ora di cantare a squarciagola.
I nostri, come tutti sanno, ci hanno abituato a prestazioni molto alterne, ma almeno stasera si presentano in una formazione completa (per un periodo hanno girato senza bassista), con la nuova sezione ritmica che vede Apolinário ‘Poli’ Correia (Devil In Me, Portogallo) al basso e un turnista non identificato alla batteria.
Ci sono tutte le caratteristiche per far meglio del solito insomma, ma non tutto va assolutamente liscio: in primis la gola di Peters non è nella migliore delle serate, da subito infatti appare bassa e roca nonostante i sorrisi dispensati, tanto da rendere i brani non immediatamente riconoscibili. In secondo luogo – e questa sta diventando ormai un’abitudine – la band sembra aver assunto un approccio alquanto sbrigativo, suonando il proprio repertorio quasi di fretta, senza alcuna pausa enfatica, senza dedicare tempo e pathos ai cori, senza troppi scambi col pubblico.
Non fraintendiamoci, il frontman guarda tutti i presenti negli occhi, dà il cinque ed il microfono spesso e volentieri alle prime file, ringrazia a più riprese, ma è evidente come il set venga bruciato frettolosamente, eseguendo più brani possibili in una mezz’ora stirata.
Le nuove “ICU”, “5 Gold Chains”, “Kill This Shit” e “Miss Me With That” si affiancano benissimo comunque alle attese “Shot After Shot”, “Stay True” e se l’importante è incontrare Jj e Realbad e fare una foto insieme a loro, tutti quelli che si faranno avanti saranno accontentati al banco del merch.
Sul palco sarà per la prossima volta, ma visti i recenti trascorsi meglio non farsi troppe aspettative.

Neo-Milano, facendo il verso alla Neo-Tokyo di “Akira”, è pronta ad accogliere di nuovo i RISE OF THE NORTHSTAR con il loro tripudio di citazionismo shōnen (la categoria di manga e anime) e riferimenti alla cultura giapponese, mischiati all’hardcore, al crossover e allo streetwear anni ’90.
Il palco è attrezzato a tema, con un ciliegio in fiore che incornicia la batteria, un’insegna luminosa con il nome del gruppo e, al centro, un distributore automatico di bibite, macchinari per i quali il popolo del Sol Levante è particolarmente ossessionato.
Questa cornice particolarmente spiazzante è stranamente perfetta per il concept di Vithia e soci, così quando dopo una veloce intro la band attacca con “Neo-Paris” si scatena letteralmente il caos, con un’onda di corpi che saltano, cantano e pogano. Lo stile della formazione francese si è stabilizzato verso un approccio groovy e riff-centrico, che predilige le soluzioni bounce e groovy alternate a parti rappate aggiungendo, ultimamente, delle soluzioni più melodiche nei ritornelli.
Questo tipo di scrittura, se su disco può risultare leggermente ripetitiva, dal vivo incarna le sue migliori caratteristiche, con un impatto che a volumi adeguati e in un piccolo club pieno di fan è – semplicemente e senza mezzi termini – esplosivo: “Showdown”, “Welcame”, “Here Comes The Boom” formano un assalto continuo e sostenuto, in cui la band incita ed intrattiene ai massimi livelli, trasformando l’interno del Legend in un inferno dalle temperature altissime, in cui il pubblico infoiato partecipa cantando non solo testi e cori, ma intonando anche alcuni dei riff più iconici.

Siccome nei ROTNS l’estetica è importantissima e molto valorizzata in ogni sua minima forma, è bene specificare che ultimamente il quintetto ha abbandonato divise e maschere per un approccio più naturale: rimane ovviamente la grande attenzione all’abbigliamento, costituito in gran parte dai pezzi più ricercati del merch della band coordinato a capi di streetwear spesso vintage. Fa eccezione il chitarrista Air One, che cambia diverse maschere (e chitarre), mentre il frontman Vithia pare essersi stancato di nascondersi del tutto, mostrando gli occhi sotto la visiera del cappellino.
Dopo “One Love” lo show si interrompe, si sente lo squillo di un telefono e il gruppo inscena un lunghissimo siparietto teatrale, eseguendo per intero “Kozo”, brano in cui il frontman dialoga con un demone, andando a spezzare nettamente la setlist e facendo riprender fiato al pubblico.
Si riparte presto con “Third Strike” e, successivamente, con la hit “Back 2 Basics”, in cui il ritornello dal gusto Linkin Park cantato da Florent Salfati dei Landmrvrks viene riprodotto con una base – stratagemma utilizzato solo in quest’unico caso.
In un secondo breve siparietto, Air One sale su una pedana per giocare con il pubblico e creare una piccola competizione tra lato destro e lato sinistro, senza però autoincensarsi con inutili virtuosismi. Più in là sarà Vithia a fare il simpatico, estraendo dal distributore (finto) qualche bottiglietta d’acqua (vera) per le prime file assetate.
Si riparte veloci e sparati verso il finale, in cui “Falcon”, “A.I.R. Max” e “Rise” fanno da trampolino di lancio per le attese “Demonstrating My Saiya Style” e la conclusiva “Again and Again”, che termina lo show dopo 6sessantacinque intensissimi minuti.
L’abbiamo già detto e ci ripetiamo: i Rise Of The Northstar non sono certo per tutti, per molti infatti possono essere considerati infantili, manieristici e cringe, ma con il loro concept super-focalizzato, le loro capacità di suonare e stare sul palco unita ad una setlist del genere, fatta esclusivamente di bombe, non capiamo perché non siano arrivati sul tetto del mondo.
Band letteralmente incredibile.

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