14/07/2014 - Robert Plant + North Mississippi Allstars @ Villa Contarini - Piazzola Sul Brenta (PD)

Pubblicato il 22/07/2014 da

A cura di Andrea Raffaldini
Foto di Francesco Castaldo

Giunto alla sua settima edizione, l’Hydrogen Festival oggi è un punto di riferimento per gli appassionati di musica provenienti da tutta Italia. Situato nella piazza della suggestiva Villa Contarini, questo evento musicale, negli anni, ha portato a Piazzola Sul Brenta alcune delle più grandi star di livello internazionale. Questa volta tocca a Robert Plant, leggendario cantante dei Led Zeppelin, che approfitta di quest’occasione per presentare i brani del suo nuovo disco, realizzato con il supporto dei The Sensational Space Shifters, insieme ovviamente ai grandi classici del suo glorioso repertorio. L’organizzazione dell’evento è perfetta, il clima ottimale ed il pubblico aumenta costantemente durante tutto il pomeriggio, fino a raggiungere la massima portata durante l’esibizione del cantante inglese.

 

robert plant - hydrogen


NORTH MISSISSIPI ALLSTARS

La formazione di Herndando, Mississipi, già da nome e provenienza fa subito capire di che pasta è fatta. Il trio conquista subito il consenso del pubblico grazie ad un mix scoppiettante di rock sudista e blues, che si concretizza in canzoni sanguigne, energiche e capaci di far scorrere l’adrenalina nelle vene. Luther Dickinson e compagni non danno l’impressione di essere la classica band che si prodiga in un concerto studiato e preparato nei minimi dettagli: vedendoli suonare, la nostra impressione è di trovarci in mezzo ad una lunga ed infinita jam session in cui i musicisti spesso si scambiano i ruoli – chitarrista diventa bassista, bassista diventa cantante giusto il tempo di una canzone – ma lo fanno in un modo talmente naturale e spontaneo da risultare perfetto per questo tipo di show. I North Mississippi Allstars presentano sia brani dall’ultimo “World Boogie Is Coming”, sia estratti passati della loro carriera. Qualche passaggio in chiave ZZ Top, una buona dose di blues ed un rock diretto, ma suonato con grande classe, sono il biglietto da visita di questa formazione che, pur essendo poco conosciuta qui in Italia, ha strappato consensi unanimi e scroscianti applausi da parte dei presenti, ancora non particolarmente numerosi, a onor di cronaca. Robert Plant ha scelto la band perfetta come supporto, perché il concerto degli americani ha dato la carica necessaria per prepararsi agli headliner. Di questo Dickinson ne era ben cosciente, tanto che più volte ha incitato il pubblico tirando in ballo il nome di Plant. Come ciliegina sulla torta, la band è addirittura scesa dal palco con tanto di strumenti e si è fatta un giretto all’interno della piazza. Ai North Mississippi Allstars mancano probabilmente un paio di hit in repertorio per fare il botto, ma senza ombra di dubbio hanno superato brillantemente le nostre aspettative.

ROBERT PLANT AND THE SENSATIONAL SPACE SHIFTERS
Quando si parla di Robert Plant, mantenere una fredda lucidità nel momento di stilare un report è cosa molto difficile. Si parla di Led Zeppelin, si parla di quella che è stata la più grande rock band dell’intero pianeta, che ha influenzato migliaia di musicisti e che ancora oggi detta legge in ambito di musica. Chi è cresciuto consumando vinili e cassette facendo rigirare sullo stereo i brani immortali dei Led Zeppelin per interi decenni, di fronte alla calata di Plant non può che provare emozioni uniche, dettate dal trovarsi davanti al proprio mito di sempre. Sir Robert non si fa aspettare e, quando compie il suo ingresso sul palco, scoppia un boato generale. L’inizio dello show viene affidato a “No Quarter”, classico dei Led Zeppelin, la voce calda e avvolgente ci culla in modo gentile fino a riportarci negli anni d’oro del rock. “Turn It Up” e “Spoonful”, brano che apparirà nell’imminente disco di Robert Plant And The Sensational Space Shifters, propongono atmosfere cerebrali, intense, che spaziano dalla musica nera al rock americano. Gran parte di tali atmosfere vengono create da un solido apparato di percussioni e dalla presenza di un grande musicista quale Juldeh Camara, che con il suo nyanyeru ha portato un tocco di Africa nella musica di Plant. Chiaramente, i brani firmati Led Zeppelin sono stati i più apprezzati, come ad esempio la dirompente “Black Dog”, scandita dalle note di un sognante mandolino. Ed ancora: l’acustica “Goin’ To California”, l’inno rock “Whole Lotta Love”, finalmente in versione elettrica, e, saltando a fine concerto, il mix “Communication Breakdown/Rock’n’Roll” hanno letteralmente esaltato i migliaia di fan accorsi a Padova. La voce di Plant da ascoltare è qualcosa di sublime, come mangiare un raffinato dessert in grado di attivare ogni papilla gustativa grazie alla sua esplosione di sapori. Questo gigante del rock trascina, ride, dialoga col pubblico e soprattutto canta, incurante dei suoi sessantasei anni suonati, talmente bene da lasciarci a bocca aperta. L’estensione vocale ovviamente non è quella di una volta, ma potenza, timbro e capacità di ipnotizzare il pubblico sono rimasti immutati. Il concerto viene impreziosito da “Babe I’m Gonna Leave You” (cover di Joan Baez), da “Fixin’ To Die” (di Bukka White) e da quelle sonorità poetiche, acustiche, folk e tribali che ormai da tempo sono diventate un chiodo fisso per Plant. Certo, molti avrebbero gradito una maggior dose di chitarra elettrica e rock, ma sta di fatto che il concerto a cui abbiamo assistito non ha deluso praticamente nessuno. Robert Plant ci ha spiattellato in faccia la sua coerenza ancora una volta, è chiaro come il Sole che a lui non frega nulla di vivere nel passato: con una carriera come la sua, oggi può permettersi di comporre la musica che più gli piace, esplorare qualsiasi sonorità senza paraocchi…insomma, divertendosi. E ci siamo divertiti anche noi!

 

 

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