26/05/2013 - Rotting Christ + Forgotten Tomb + Symbolyc + Synodik @ Traffic Live Club - Roma

Pubblicato il 29/05/2013 da

Report a cura di Sara “SavageNemesis” Sostini

A due anni di distanza dalla loro ultima calata tornano nella Capitale i Dominatori del Mediterraneo per un concerto che assume talvolta i toni di una cerimonia blasfema ad oscene divinità caprine e sfumature di un canto di battaglia assetato di sangue. Con il nuovo, esoterico “Katà Ton Demona Eaftou” da presentare e tanta voglia di tornare alle radici più squisitamente black metal del passato, i greci Rotting Christ si preparano per riscaldare con i fuochi dell’inferno il Traffic, in una domenica in cui persino la primavera sembra impallidire davanti alle forze dell’Oscurità. Ad introdurre i ‘Basileioi’ in questa ultima data del mini tour nella nostra Penisola due band italiane in ascesa, Synodik e Symbolyc, per arroventare l’ambiente con del (mal)sano death metal ed una delle migliori gemme oscure del nostro panorama estremo, i Forgotten Tomb. Vi raccontiamo con particolare trasporto questo periglioso viaggio nel Tartaro…

rotting christ roma 2013

 

SYNODIK

Il ruolo cerimoniale di apritori di danze questa sera è affidato al giovane quintetto di Genova che – ahinoi – si presenta sul palco in un Traffic praticamente vuoto. La situazione non sembra minimamente scoraggiarli, dato che per tutta la mezz’ora a loro disposizione mantengono un’attitudine totalmente aggressiva e brutale, espressa al meglio durante l’esecuzione di “Purification Of Insanity”, tratta dall’unico full-length in attivo del gruppo, “Sequences For A New Matrix”, risalente al 2012. Poche chiacchiere, i Nostri lasciano che sia il death metal a parlare, condito con i riffoni megalitici in odore di Nile e scandito dalla voce cavernosa di Matteo Campanini, che ci lasciano un bel ricordo del gruppo, con la speranza di rivederli presto con un pubblico che renda loro giustizia.

SYMBOLYC

E’ ancora il death metal ad imperare sulle assi del palco, questa volta nella sua versione più ‘tecnica’ ed affilata con i campani Symbolyc, le cui sonorità sembrano plasmate nel magma vesuviano e temprate nei ghiacciai svedesi. Il gruppo appare ben rodato sul palco e scatena sui presenti, questa volta un po’ più numerosi, una tempesta di violenza marziale alternata a momenti più melodici, con una scaletta praticamente concentrata su “Engraved Flesh”, uscito nel 2009 e foriero di un discreto successo. Dopo applausi ed incitamenti vari, i cinque gasatissimi ragazzi regalano ai presenti anche la cover di “Raining Blood” degli Slayer, in onore del compianto Jeff Hanneman, ciliegina sulla torta di un’esibizione impegnata e discretamente buona. Ne sentiremo ancora parlare.

FORGOTTEN TOMB

Tutto nel Traffic tace. C’è un silenzio quasi timoroso all’entrata dei Forgotten Tomb, come se un respiro troppo forte possa scatenare le ire di Herr Morbid e soci. Un vento gelido si alza durante “Deprived”, unico altro estratto insieme alla titletrack da “…And Don’t Deliver Us From Devil”, una corrente perfida che ci trascina in un dirupo accidentato e scosceso, scarnificando l’anima fino al midollo con l’inaspettata “Scars” ed il suo mood ossessivamente martellante e disperato. Avendo già avuto modo di vederli live nell’edizione 2012 del Metalitalia.com Festival, anche questa volta è possibile apprezzare la maturità e la bravura dei Nostri, capaci di irretire gli astanti con le suggestioni più squisitamente depressive del loro repertorio, intrappolarli nelle spirali di un groove assolutamente vivo e pulsante e sacrificarli sull’altare del black metal più marcescente. Nulla è assolutamente banale o privo di originalità, i pezzi vengono eseguiti senza sbavature e con precisione quasi chirurgica, essenziali e scarni come la disperazione di cui si fanno profeti, ed i riff di “Spectres Over Venice” si riversano melmosi come nera pece su un pubblico quasi ipnotizzato dagli abissi tenebrosi che il quartetto spalanca; e nella strofa finale, cantata con la voce pulita, c’è anche qualcuno che si unisce al coro di Herr Morbid. Ma è con il medley finale di “Disheartenment/Alone/Steal My Corpse” che lo show raggiunge il culmine, il picco di lancinante agonia ed al tempo stesso la vetta più alta di gioia ferina, in un annichilente susseguirsi di ritmiche accorate e urla straziantim, che ci lasciano senza fiato e tremendamente orgogliosi di questa realtà italiana che si conferma sempre di più una certezza nel panorama estremo. Applausi.

Setlist:
Deprived
Scars
And Don’t Deliver Us From Evil
Spectres Over Venice
Disheartenment/Alone/Steal My Corpse

ROTTING CHRIST

Le note epiche, marziali di “Returns A King” (tratta dalla colonna sonora di “300”) cancellano con un colpo di spugna quanto visto prima. Solenne, l’intro annuncia il ritorno dei Guerrieri Greci nella Città Eterna dopo due anni di assenza. Ma è solo durante le prime note di “Forest Of N’Gai” che capiamo quanto realmente ci sia mancata la loro attitudine selvaggia in sede live e la profonda partecipazione di Sakis e compagni. Con il primo, grande classico della serata, “Athanati Este”, l’intero Traffic si risveglia dal torpore per assurgere coralmente all’Immortalità promessa dalla canzone, che deflagra in tutta la propria potenza nella sua parte finale. I quattro greci sono lanciatissimi e con “Katà Ton Demona Eaftou”, title-track della loro ultima fatica uscita ad inizio 2013, danno prova di grande coesione ed affiatamento; in particolare i due nuovi membri , Vaggelis Karzis al basso e George Emmanuel alla chitarra, sembrano assolutamente entusiasti e perfettamente integrati con i fratelli Tolis, che da sempre tengono le redini della band. Con la doppietta “Nemesis” e “King Of A Stellar War” si raggiungono toni da rito misterico che culmina con la marcissima “The Sign Of Evil Existence”, capace di far partire un pogo infernale…che infierirà nelle prime file anche per “Transform All Suffering Into Plagues” (ma, a detta dello stesso Sakis, “it’s fucking old school!”). Il tocco old school effettivamente a guardare la scaletta c’è eccome, perché anche i Rotting Christ, come altri gruppi, sentono il bisogno di tornare alle proprie origini e rispolverare durante i propri concerti quei pezzi che li hanno resi famosi, con quel sound grezzo e caustico caratteristico del loro primo periodo. Dopo la cover di “Societas Satanas” dei Thou Art Lord, si arriva al momento topico per eccellenza per chi scrive: “ΗΤΟΙ ΜΕΝ ΠΡΩΤΙΣΤΑ ΧΑΟΣ ΓΕΝΕΤΟ”, il verso 116 della “Theogonia” di Esiodo apre la dionisiaca “The Sign Of Prime Creation”, traccia d’apertura di quel “Theogonia” che probabilmente è la punta di diamante nella carriera dei Greci.
Ma se le prime file cominciano a vacillare, le discrete “In Yumen-Xibalba” e “Welcome To Hel”, dal nuovo disco ed eseguite entusiasticamente e capaci di farsi apprezzare molto di più live che su disco, pensano a rinfocolare gli animi per l’ultima tranche della scaletta. Sakis e i suoi, senza mostrare alcun segno di stanchezza e cedimento, conducono gli astanti su un immaginario, truce campo di battaglia e mentre dirigono il coro di “Non Serviam” sembra quasi di sentire il cozzare di scudi dietro il rullio della batteria, lo schiocco secco delle lance spezzate nelle corde del basso ed il ringhio dell’acciaio contro acciaio nell’intrecciarsi di riff magistralmente eseguiti dai due chitarristi. Il locale ribolle come la profonda gola delle Termopili durante la belluina “Noctis Era”, unico estratto da “AEALO”, poi tutto improvvisamente finisce. “Archon”, rapida encore suonata con viscerale e genuino trasporto, chiude un concerto magnifico in cui abbiamo toccato ancora una volta con mano la grandezza di un gruppo come i Rotting Christ, che dopo decenni di carriera riesce ancora a trasmettere tanta passione e grandi emozioni.

Ἢ τὰν ἢ ἐπὶ τᾶς.

Setlist:
Forest Of N’Gai
Athanati Este
Kata Ton Demona Eaftou
Nemecic
King Of A Stellar War
The Sign Of Evil Existence
Transform All Suffering Into Plagues
Societas Satanas (Thou Art Lord cover)
The Sign Of Prime Creation
In Yumen-Xibalba
Welcome To Hel
Non Serviam
Noctis Era
Archon

 

2 commenti
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