Il Santeria Toscana 31 è, tra i locali di Milano, il più eclettico in termini di eventi musicali. Dotato di un’ottima zona concerti, si è sempre distinto per la qualità di suoni e per la buona proposta alimentare, ed è un piacere che i Royal Republic, accompagnati dai giovani Storm Orchestra, abbiano scelto questo luogo per supportare l’uscita del nuovo “The Lovecop”.
Il concerto doveva tenersi a febbraio, ma un problema di salute che ha interessato alcuni membri della band ha portato a posticipare l’evento a fine aprile, in una serata di caldo anomalo, che tuttavia ben si adatta allo stile della band. Vediamo come è andata.
Entriamo nella sala concerti accolti da un rassicurante calore estivo e dalle note degli STORM ORCHESTRA, un giovane trio parigino giunto da poco al secondo album, “Get Better”, edito dalla Mascot Records.
Dopo poche note ci appare subito chiaro perché i Royal Republic abbiano deciso di puntare sul loro supporto in questo tour: i ragazzi sul palco propongono una musica briosa, imbevuta di rock’n’roll e di ottime melodie pop, in un indie chitarristico spesso declinato secondo il verbo dei Franz Ferdinand.
Il gruppo si muove con disinvoltura, mostrando una buona padronanza strumentale ed una capacità sorprendente nel coinvolgere un pubblico che, in ogni caso, risponde con entusiasmo, fino al refrain appiccicoso e vincente di “Suspect” (letteralmente, una hit radiofonica perfetta). Gli Storm Orchestra si rivelano quindi una formazione promettente, che per appeal pop e capacità scenica hanno ricordato, a chi scrive, i belgi Triggerfinger nella loro piena maturità.
La sera del 20 febbraio 2020 i ROYAL REPUBLIC sono stati per alcuni (compreso chi scrive), l’ultimo bagliore prima di una cupa primavera, una luce multicolore capace di colpire la retina con euforica violenza, tra glam, rock e tentazioni dance.
Nell’ultimo quinquennio le potenzialità commerciali della band si sono fatte più evidenti con la pubblicazione di “The Lovecop”, ma in Italia l’interesse del gruppo abbraccia ancora un gruppo ristretto di adepti devoti e calorosi, gli stessi che accolgono ballando le prime note di “My House”, in quella che sembra una versione più rumorosa e umana degli LCD Soundsystem di James Murphy.
In concerto il quartetto è una gioiosa macchina da guerra, se ci permettete la citazione anni ’90, grazie al drumming incessante di Pér Andreasson e a quell’imbonitore nato di Adam Grahn al microfono, a suo agio sia sopra il palco che tra il pubblico e capace di muoversi con naturale disinvoltura tra differenti registri vocali. La prima parte della scaletta, in cui spiccano una torrenziale versione di “Stop Movin'” ed il classico “Full Steam Spacemachine”, con un appeal pop che riporta alla mente gli Eagles Of The Death Metal, non lascia tregua, con il gruppo flirta con pop e soul senza mai perdere aggressività.
Gli svedesi si concedono a metà setlist anche un breve siparietto blues acustico a quattro voci, con una riuscita versione di “Boomerang”, per poi chiudere, con “Tommy-Gun” ed i suoi rimandi a Strokes e Libertines, un’ora di musica sorridente e sudata, indubbiamente sexy, a cui segue, negli encore, la ballata AOR “Laser Love” ed una lunghissima “RATA-TATA” chiesta a gran voce dal pubblico.
Finisce così, tra ringraziamenti, inchini e strette di mano: uscendo dal locale, riflettiamo sul fatto che i Royal Republic sono la band che ci aspetteremmo in uno stadio stracolmo, se il mondo fosse appena giusto, ma che in fondo ci fa piacere goderci qui, come fosse un tesoro di pochi.
Setlist Royal Repubblic
My House
LoveCop
Getting Along
Baby
Boots
Stop Movin’
Anna-Leigh
Back from the Dead
Full Steam Spacemachine
Wow! Wow! Wow!(Acoustic)
Boomerang (Acoustic)
Ain’t Got Time
Fireman & Dancer
Tommy-Gun
Encore:
Lazerlove
Battery
RATA-TATA

