04/06/2010 - RUST IN PEACE 20TH ANNIVERSARY TOUR – Milano @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 05/06/2010 da

Report a cura di Fabio Galli

Il tour che commemora il ventennale dell’uscita di “Rust In Peace”, annunciato ormai quasi tre mesi fa ed approdato in Europa a fine maggio, fa finalmente la sua comparsa a Milano, ultima tappa italiana dopo Bologna e Roma. Già ad un paio d’ore prima dell’apertura dei cancelli sono molti i fan stipati in coda per accaparrarsi un posto d’onore in prima fila: l’inatteso (ma neanche troppo scontato) sold-out annunciato il giorno stesso ha scatenato l’affannosa ricerca di qualche biglietto da parte di qualche fan che ovviamente non voleva perdersi l’evento. Fuori dall’Alcatraz, come da copione, il teatrino è sempre lo stesso: bagarini alla disperata ricerca di biglietti da rivendere ai prezzi più improbabili e venditori di magliette taroccate pronti a sotterrarsi di insulti pur di accaparrarsi la piazza migliore… niente di nuovo sotto il sole, insomma. Un ringraziamento particolare ai disponibilissimi membri di Sadist e Labyrinth che si sono intrattenuti a parlare con tutti i presenti rendendo meno estenuante l’attesa, resa impossibile anche dalla calura milanese. Diciotto e trenta in punto e le porte dell’Alcatraz si aprono, le prime orde di thrasher iniziano a comporre le prime file antistanti il palco: per noi di Metalitalia.com è ora di fare due chiacchiere con Chris Broderick e David Ellefson… restate sintonizzati su queste pagine per scoprire cosa ci hanno raccontato!

SADIST

Arriviamo quando i Sadist hanno già preso possesso del palco da qualche minuto e, a giudicare dall’entusiasmo tra le prime file, è chiaro che Trevor e soci non hanno certo faticato per attirare i consensi dei numerosi kid intervenuti all’evento: il benvenuto – almeno per noi – è servito dall’inquietante “Tribe”, titletrack dell’omonimo capolavoro che scuote le teste ed ammalia con i suoi break e il susseguirsi di cambi di umore. Il ruolo di apripista non ha certo scoraggiato la band ligure: corna alzate e gridi di incitamento dei presenti nell’ammirare Tommy a dividersi nel suo doppio ruolo di chitarrista e tastierista, nella strabiliante poliedricità di Alessio che dimostra come si possa essere un grande batterista anche dietro un drumkit essenziale. “Tearing Away”, l’immancabile – e sempre ben accetta! – “Sometimes They Come Back” suggellano una prestazione ottima, offuscata solo da suoni lontani dall’essere perfetti e che comunque non hanno minato in nessun modo la fruibilità dello spettacolo. La mezz’ora scarsa a disposizione sta quantomai stretta ad una formazione che ormai non più nulla da dimostrare a nessuno. Grandi Sadist!

LABYRINTH

Fuori contesto quanto gli amici Sadist, tocca ora ai Labyrinth il compito di accendere definitivamente la miccia prima dell’arrivo dei Megadeth: con Olaf Thorsen ritornato stabilmente tra le fila era logico aspettarsi una setlist improntata sulla prima parte della carriera della band toscana… bastano pochi minuti per capire che le nostre previsioni non erano totalmente infondate. Come era facile prevedere, anche per via del genere poco pertinente alla serata, molti dei presenti hanno preferito rifocillarsi e bersi una birra: inutile dire che Tiranti & Co. non hanno certo deluso le aspettative di chi ha deciso di sostare nella zona antistante al palco. “In The Shade”, “New Horizon” e la sempreverde “Moonlight” vengono accolte con il giusto entusiasmo dai presenti come ben evidenziato dagli applausi catturati a conclusione di ogni brano: anche se con qualche piccolo calo di intensità e con dei suoni non perfetti (purtroppo una costante per i gruppi di apertura) la prova della band nostrana risulta comunque convincente anche grazie alla bravura di un intrattenitore rodato e vocalmente sopraffino come Roberto Tiranti. C’è tempo anche per un nuovo e inedito brano incluso nell’imminente “Return To Heaven Denied Pt.II”: “A Chance” segue la linea delle prime pubblicazioni della band con un ritornello immediato e strutture che faranno la felicità di chi ha apprezzato il primo corso della band. Dopo i proverbiali saluti e ringraziamenti al pubblico, le luci calano e sale la tensione per l’arrivo degli headliner.

MEGADETH

A giudicare dal sold-out raggiunto in questa data (ed in quella capitolina) sono stati numerosi i metallari che non hanno voluto mancare alla più unica che rara riproposizione dell’intero “Rust In Peace”: pubblico eterogeneo che vede nella stessa quantità teenager e thrasher più scafati, tutti riuniti per tributare i giusti onori alla premiata ditta di MegaDave. Dopo un veloce check agli strumenti è lo striscione con la storica mascotte Vic Rattlehead a fare la comparsa sul palco: la tensione sale e l’arrivo sul palco in sequenza di Shawn Drover, Chris Broderick e del figliol prodigo David Ellefson rendono letteralmente incandescente l’atmosfera. E’ solo questione di pochi secondi l’arrivo di MegaDave, accompagnato da una vera e propria ovazione del pubblico: è sulle note di “Dialectic Chaos”, apripista del convincente “Endgame”, che la band scalda gli strumenti prima di partire con “Wake Up Dead”. Era ovviamente solo questione di minuti prima che il mucchio antistante al palco si scatenasse a dovere e qualche surfista iniziasse a scalare le teste per raggiungere le transenne: “Headcrusher”, anche se sposta la linea temporale al recente presente, non modifica di una virgola impatto e il coinvolgimento creato dal quartetto. Broderick e Drover si dimostrano degli esecutori sopraffini e anche se messi sempre in ombra rispetto a MegaDave (i riflettori sembravano quasi calamitati dalla sua aura) non mancano di accalappiare consensi anche dai fan più rodati della formazione. Inattesa, ma ovviamente gradita, “In My Darkest Hour” è l’ultimo antipasto prima dell’inizio del tanto sospirato momento: la tensione già alta si eleva a livello stellare quando Mustaine intona il celeberrimo riff iniziale di “Holy Wars”. In rapida sequenza e senza un singolo attimo di respiro (a voler essere cattivi, per Dave ci sarebbe voluto un po’ di ossigeno) ecco sfilare uno dietro l’altro la completa tracklist di “Rust In Peace”, con ovvia goduria di tutti i presenti. Se spesso i ‘deth ci hanno deliziato dal vivo con “Holy Wars”, “Hangar 18” e “Tornado Of Souls”, le rimanenti tracce estrapolate dal lavoro più famoso della formazione suonano quantomeno inedite sul fronte live, almeno per i più giovani, che non hanno mancato di tributare il loro consenso su bordate del calibro di “Take No Prisoners”, “Poison Was The Cure” e non ultima “Rust In Peace…Polaris”. L’esibizione scorre senza intoppi, quasi gelida e calcolatrice nel suo incedere senza sosta, senza contatti con il pubblico se si escludono i vari sorrisi distribuiti da Ellefson e Broderick nei loro (numerosi) momenti di gloria. Se da un punto di vista tecnico-strumentale tutto scorre liscio come l’olio, è dal punto di vista vocale che il rosso-crinito singer lascia più a desiderare: forse affaticato dalla vicinanze delle date, forse per qualche malanno, comunque la sua prova vocale lascia molto a desiderare devolvendo allo scatenato pubblico una discreta parte dei propri doveri canori. Festa finita? Fortunatamente prima dell’immancabile bis c’è ancora spazio per una buon quartetto come “Trust”, “A Tout Le Monde” (senza Cristina nazionale, questa volta), “Sweating Bullets” e la quasi scontata “Symphony Of Destruction”: un bis avaro, dove vengono sparate le ultime cartucce con “Peace Sells” e una francamente inutile outro di “Holy Wars”. Senza volere essere critici a tutti i costi, non possiamo fare altro che dichiararci soddisfatti dalla serata: i sorrisi stampati sui volti dei presenti una volta tanto valgono più di mille parole e ci garantiscono che i Megadeth sono ancora lontani dal vedere il tramonto. Grandi Megadeth!

SETLIST
1) Dialectic Chaos
2) Wake Up Dead
3) Headcrusher
4) In My Darkest Hour
5) Holy Wars… The Punishment Due
6) Hangar 18
7) Take No Prisoners
8) Five Magics
9) Poison Was the Cure
10) Lucretia
11) Tornado of Souls
12) Dawn Patrol
13) Rust in Peace… Polaris
14) Trust
15) A Tout Le Monde
16) Sweating Bullets
17) Symphony Of Destruction
Encores:
18) Peace Sells

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