21/03/2026 - SAOR + LILI REFRAIN + DEWFALL + DUIR + MAREA @ Damage Inc - San Giovanni Lupatoto (VR)

Pubblicato il 26/03/2026 da

E’ una fresca serata pre-primaverile quella che ci accoglie nel cuore del veronese, precisamente a San Giovanni Lupatoto, dove ci apprestiamo a varcare le porte del Damage Inc. Live Club, club abbastanza giovane ma da tenere d’occhio perchè sta inanellando una serie di date piuttosto notevoli, ravvivando così le serate metal del Veneto occidentale.
Il nome di punta della serata è quello dei Saor, progetto black metal atmosferico (a forti tinte folk) di Andy Marshall, ormai ben rodato e con un suo seguito, che porta sul palco veronese il nuovo “Amidst The Ruins” – relativamente nuovo visto che è uscito un annetto fa, ma del resto anche il tour avrebbe dovuto svolgersi originariamente a ottobre scorso.
A fare compagnia alla compagine scozzese in questa data della calata italica abbiamo l’artista romana Lili Refrain, Dewfall, Duir e i Marea (giovane formazione di black metal atmosferico di Legnano che purtroppo perdiamo, ci dispiace): quando entriamo nel locale, quella che ci si pone davanti è una bella situazione, con molta gente assiepata a fronte del palco dei Dewfall, dei suoni che ci sembrano subito buoni e una abbondante selezione di dischi da spulciare nelle pause tra i vari set a fare da cornice. Ci sono tutte le premesse per una serata interessante, prendiamo una birretta e si comincia.

Ci aspettavamo che la line-up rispettasse l’ordine da locandina, con le band delle date italiane, con i Dewfall prima di Lili Refrain e i gruppi ‘locali’ a spartirsi il tempo prima, ma quando entriamo, invece, i pugliesi DEWFALL hanno iniziato da qualche istante la loro epica cavalcata all’interno dell’Oscura Landa, cornice all’ultimo lavoro in studio, “Landhaskur”, del 2024; non sappiamo come mai questo l’ordine della serata, ma l’aria si fa subito bella calda e assieme glaciale, e molti dei presenti (la data non è sold-out, ma ha sicuramente un’affluenza più che dignitosa) sono impegnati ad incitare la band.
I Dewfall non sono proprio dei novellini e si vede, la padronanza sul palco è salda e sicura di sé, e trasmette grande energia sugli ascoltatori.
I suoni, come dicevamo nell’introduzione, sono decisamente efficaci, permettendo ai presenti di godere di questo concerto di black metal epico e ferino, dove le eco di Bathory o Borknagar – già presenti su disco – riescono ad amplificarsi e a rendere giustizia anche alla personalità del combo, coadiuvato anche ad una cornice scenica essenziale ma efficace, con pochi oggetti di scena e tanta passione.
L’approccio della band è prettamente heavy metal, e lo show sembra uno di quelli di una volta, per intenditori e vecchi cuori metallari: impossibile non emozionarsi. Applausi meritati.

Un po’ diverse le cose quando è il turno dei DUIR, sicuramente in ambito di presenza scenica: la band infatti si presenta, si, ricoperta completamente di nero, ma con dei colori fluorescenti a segnare oscuri simboli sui volti (ovviamente coperti) e sulle mani – e a dire il vero anche sugli strumenti, in un interessante twist sul tema incappucciato tanto caro al black metal dell’ultima quindicina d’anni.
La band veronese gioca in casa ed ha ovviamente un certo supporto dal pubblico, e fa una sua figura dignitosissima anche grazie ai suoni che riescono a non impastare la proposta, cosa che non sempre riesce quando si utilizzano strumenti ‘non metal’, tra cui spicca una cornamusa, capace in questo caso di farsi invece sentire anche nei momenti più feroci.
La proposta dei Duir è abbastanza canonica nell’ambito di un folk black metal piuttosto melodico, senza grosse sorprese ma comunque piacevolmente ascoltabile senza riportare intoppi o criticità, grazie anche a delle parti a volte molto gradevoli. Alla lunga, però, la proposta tende a sovrapporsi a se stessa, nel senso che la mancanza di riff veri e propri, e il fatto di usare un po’ troppo strutture molto simili l’una alle altre, fanno sì che la sensazione sia quella di un’unica, lunga canzone un po’ ripetitiva, e questo porta a perdere un po’ di attenzione. La cosa non sembra spaventare comunque lo zoccolo duro dei fan della band, la quale da par suo non si è fatta pregare per quanto ad energia, che incita i musicisti sino all’ultimo momento.

Cambia invece in tutti sensi la musica quando sul palco si presenta LILI REFRAIN: la proposta dell’artista romana è quella sicuramente meno tradizionale della serata, anche formalmente, non potendo conformarsi letteralmente come metal in senso stretto, almeno musicalmente.
La cosa non sembra impensierire Lili del resto, e nemmeno gran parte dei presenti, che restano imprigionati dall’esibizione sciamanica della musicista, dettante i ritmi dal palco per i circa tre quarti d’ora della sua esibizione; i suoi vocalizzi portano ad un crescendo ipnotico che attira i più nel vortice dei vari loop che montano e aggiungono suono sopra suono, fino ad un picco rituale quasi ipnotico.
Non è tutto perfetto nell’esibizione: il calo di tensione che fa fermare la musica nella prima metà del concerto rompe un po’ la magia, la reimmersione nell’incantesimo chiede un po’ di sforzo nel ricreare l’aria mesmerica che si stava materializzando; ciononostante non passa troppo tempo perché Lili Refrain rimetta il pubblico sull’attenti.
Gli ascoltatori più tradizionalmente metallari sembrano un po’ confusi e alla lunga si disperdono un po’, ma l’intensità del concerto è notevole e d’impatto.
A voler essere fiscali, i suoni non sembrano perfetti, e l’impressione è di qualche problema tecnico che durerà per tutto il concerto (tra richieste di regolazione dei suoni in spia e qualche loop non pulitissimo).
Tuttavia il vigore della proposta ha creato un’atmosfera notevole, coronata in un giro di applausi, mentre la musicista stessa scherza sulla fretta dei Saor, già impegnati a a prepararsi il palco mentre lei ha letteralmente suonato l’ultima nota ed è ancora lì a recuperare i cavi del suo armamentario.

E in effetti sembrano davvero aver fretta di cominciare, i SAOR, e quando salgono sul palco si genera un’immediata ondata di calore freddo, sprigionata dalle note della title-track dell’ultimo lavoro.
Suoni cristallini, una forte dose di professionalità e un notevole tiro alzano una coltre atmosferica di forte emotività, dovuta tanto alle malinconiche trame chitarristiche quanto ai sofisticati arrangiamenti che impreziosiscono i brani dei nostri, ben amalgamati all’interno di alcune uscite a volte puramente heavy, e alla componente folk, in grado di emergere a dovere grazie a strumenti a fiato e cornamusa irlandese (anche se non manca qualche base registrata).
La band non si spende troppo in presenza scenica, non forza la mano, ma si dedica alla propria musica a testa bassa, con poche parole e molta sostanza.
Il concerto si svolge con naturalezza, senza peraltro artifici o effetti scenici, mostrando un gruppo coeso e padrone del proprio palco, fortemente espressivo nel pennellare i propri intrecci sonori. Andy Marshall dal canto suo non fa trapelare grandi emozioni, si aggira per il palco con fare ieratico ma ‘sciolto’, ben conscio della potenza live della propria creatura, dedicandosi al basso e alla voce. In generale tutta la band svolge un lavoro molto professionale, con una pulizia sonora delle chitarre ragguardevole.
L’effetto d’insieme sembra rapire parte delle prime file, e alcuni momenti sono davvero notevoli; si riesce a mantenere alta l’attenzione anche a fronte di composizioni sicuramente molto lunghe come quelle proposte, così volte a creare una serie di immagini tanto su disco quanto nella loro veste live.
L’esibizione volge prevalentemente attorno all’ultimo disco, e irretisce i presenti, bendisposti a supportare gli scozzesi, culminando con la chiusura ad opera di “Aura”, la quale mette la parola fine ad una serata che avrà sicuramente fatto la gioia degli amanti del black di versante più epico e atmosferico, le cui tinte folk impreziosiscono, senza sovvertire, il suono della musica più nera. Serata riuscita sotto tutti i punti di vista: si va casa contenti.

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