Sotto la pioggia del gelido maggio che anche quest’anno ha agitato i cieli parigini, lo Zénith — storica arena da oltre seimila posti immersa nel Parc de la Villette — si riempie rapidamente fino a sfiorare il tutto esaurito per uno degli appuntamenti più attesi del 2026 dagli amanti dell’heavy metal tradizionale.
Il ritorno dei Saxon nella capitale francese aveva infatti assunto da mesi il sapore dell’evento: lo show, inizialmente previsto nel 2025, era stato rinviato a causa dei problemi di salute di Biff Byford, aumentando ulteriormente l’attesa attorno al tour “Castles & Eagles”. E quando una band con quasi cinquant’anni di storia torna finalmente sul palco dopo uno stop forzato, il rischio nostalgia è inevitabilmente dietro l’angolo, ma fortunatamente, i Saxon del 2026 non sembrano avere alcuna intenzione di vivere di rendita.
Ad aumentare ulteriormente il peso specifico della serata contribuisce la presenza dei Sortilège, probabilmente — insieme ai Trust — il nome più iconico e amato dell’heavy metal francese classico: è stato uno di quei gruppi che, negli anni Ottanta, ebbero l’intuizione di cantare nella propria lingua madre contribuendo alla nascita di una vera scena nazionale, un fenomeno per molti versi simile a quanto accaduto in Spagna nello stesso periodo.
Tutti questi elementi trasformano questa data, sin dalle premesse, in qualcosa di più di un semplice concerto: una sorta di celebrazione generazionale dell’heavy metal europeo.
Bastano pochi minuti all’interno dello Zénith per capire che quella parigina non sarà una semplice tappa di routine per i Saxon, ma una di quelle serate destinate a sedimentarsi nella memoria collettiva non solo degli appassionati, ma anche delle band coinvolte, e lo dimostreranno di qui a poco nel corso dello show.
Quando i SORTILÈGE salgono sul palco, accolti dal consueto boato ‘casalingo’, appare immediatamente chiaro quanto la band rappresenti ancora oggi qualcosa di profondamente identitario per il pubblico francese.
La seconda vita artistica del gruppo del vocalist Christian ‘Zouille’ Augustin – al netto dei problemi interni che vedono due band agire con lo stesso nome, quella appunto guidata dal cantante che continua a pubblicare album in studio e l’altra, invece, ferma al 2020, condotta dagli altri ex membri originali – sta assumendo contorni sempre più convincenti.
L’apertura affidata a “D’Ailleurs” e “Progéniture” è praticamente perfetta per mettere in moto la sala: riff taglienti, sezione ritmica massiccia e quella teatralità tipicamente francese che ha sempre distinto la band rispetto a buona parte dell’heavy metal europeo coevo. Sul palco, inoltre, l’attuale line-up appare finalmente del tutto consolidata.
Michaël Zurita — chiamato a raccogliere l’eredità del compianto Bruno Ramos — si inserisce con naturalezza nel tessuto sonoro del gruppo, dialogando con Olivier Spitzer mettendo con lui in scena una coppia chitarristica potente ma mai caotica (merito anche dell’ottima gestione dei suoni, in cui ogni elemento risulta da subito intelligibile). La vera sorpresa, tuttavia, risiede nelle ‘corde’ di Christian ‘Zouille’ Augustin: se in passato il cantante aveva spesso privilegiato un approccio estremamente aggressivo sugli acuti, oggi sembra aver trovato un equilibrio molto più efficace tra potenza e interpretazione, e a sessantotto anni dimostra una forza quasi soprannaturale, evidente tanto nell’agilità dei movimenti quanto nella tenuta vocale.
Il risultato è un set che alterna materiale storico e brani recenti senza mai perdere fluidità: “Medusa”e “Le Poids De L’Âme”, d’altronde, confermano quanto gli ultimi lavori della band abbiano saputo modernizzare il linguaggio dei Sortilège senza snaturarne l’identità.
Particolare menzione merita la bellissima “Poseidon”, tratta dal penultimo album “Apocalypso” del 2023, che dal vivo fa una gran bella figura, mentre classici immortali come “Chasse Le Dragon” continuano a scatenare cori immediati non solo tra le prime file.
Decisamente intenso il momento di “Amazone”, dedicata proprio a Bruno Ramos — il chitarrista che dal 2020 faceva parte della nuova incarnazione della band, scomparso all’età di sessant’anni dopo una lunga malattia — prima della chiusura affidata all’inno “Sortilège”, accolto dal pubblico come una vera dichiarazione d’appartenenza.
Una prestazione potente, sentita e soprattutto credibile, capace di ricordare sia quanto il metal francese degli anni Ottanta abbia avuto una personalità molto più forte di quanto spesso gli venga riconosciuto fuori dai confini nazionali, e sia come la nuova versione dei Sortilège sia avvertita dal pubblico francese come una diretta emanazione di quella originale che negli anni Ottanta ha pubblicato il capolavoro “Métamorphose”, anche se quasi del tutto priva dei membri fondatori.
Alle ventuno in punto, il sipario nero cala finalmente, rivelando l’imponente scenografia medievale del “Castles & Eagles Tour”, e quando i SAXON salgono sul palco sotto la protezione dell’enorme aquila d’acciaio luminosa — nume tutelare della band sin dai primi anni Ottanta — lo Zénith esplode.
L’impatto visivo è notevole: mura di castello, statue monumentali, luci rosso fuoco e quell’aquila sospesa che durante il concerto continuerà a muoversi sopra i musicisti come una creatura meccanica pronta a piombare sugli astanti.
Poi parte “Hell, Fire And Damnation”, tratta dall’ultimo e omonimo album in studio dei Nostri del 2024, e ogni possibile dubbio svanisce immediatamente: i Saxon del 2026 sono ancora una macchina da guerra perfettamente funzionante. Biff, ormai a settantaquattro anni suonati, domina la scena con una presenza impressionante, la voce ancora sorprendentemente autorevole, tecnica e potente, e quell’atteggiamento da working class hero britannico che negli anni non ha perso un grammo di autenticità. Accanto a lui, Nigel Glockler continua a martellare le pelli con precisione devastante, mentre Nibbs Carter attraversa il palco col suo basso senza sosta per una performance a dir poco atletica.
Certo, della line-up originale resta il solo Byford, ma sarebbe profondamente ingeneroso parlare semplicemente di una band dalla formazione ‘rimaneggiata’, quando quasi tutti i componenti sono stati dentro per molto più tempo di alcuni membri fondatori. Il batterista Nigel Glockler è presente nella storia del gruppo da oltre quarant’anni complessivi e ha suonato su diciotto album in studio; il bassista Nibbs Carter accompagna i Saxon dal 1989 ed è ormai comparso anch’egli su diciotto dischi della band, mentre il chitarrista Doug Scarratt — entrato nel 1995 — rappresenta da oltre trent’anni una colonna portante del sound del gruppo.
E poi c’è Brian Tatler. Sostituire un membro storico come il chitarrista e compositore Paul Quinn — che rimane comunque attivo nella band, pur non partecipando più ai live per motivi di salute — sembrava semplicemente impossibile, ma Biff e sodali hanno avuto l’intelligenza di affidarsi a una figura leggendaria della NWOBHM.
Il fondatore dei Diamond Head, che pochi anni fa avevano accompagnato proprio la band di Paul Quinn come special guest in tour, non è soltanto un rimpiazzo di lusso: sul palco si integra con impressionante naturalezza nel tessuto sonoro della band, regalando solidità, gusto e quell’eleganza old-school che rende ancora più credibile (e attrattiva) l’attuale incarnazione del gruppo.
La prima parte del concerto è un autentico assalto ai classici: “Power And The Glory”, “And The Bands Played On”, “Dallas 1 PM” con le immagini dell’assassinio di Kennedy sul grande schermo, “Heavy Metal Thunder”, “The Eagle Has Landed”. Il suono è poderoso ma incredibilmente nitido, e il tandem formato da Scarratt e Tatler funziona con una naturalezza per nulla inaspettata.
Poi arriva il momento che trasforma la serata in qualcosa di realmente memorabile: l’esecuzione integrale del secondo album dei Nostri del 1980 “Wheels Of Steel”. Prima di iniziare, Biff ricorda con ironia un’epoca senza smartphone, social network o streaming, quando esistevano soltanto vinili, cassette, radio e riviste musicali. E in effetti ascoltare oggi un album del genere eseguito integralmente da una band ancora così credibile ha qualcosa di quasi surreale.
“Motorcycle Man”, “747 (Strangers In The Night)” e la title-track incendiano lo Zénith, ma forse i momenti più emozionanti arrivano proprio dai brani meno frequentati dal vivo negli ultimi decenni: “Freeway Mad”, “Machine Gun”, “Suzie Hold On” o “Street Fighting Gang” riaffiorano dal passato con una freschezza impressionante, ricordando quanto i Saxon dei primi anni Ottanta fossero capaci di combinare potenza esecutiva e rabbia — forse, dal vivo, ai tempi, più vicini ai Motörhead che agli Iron Maiden degli esordi — immediatezza, aggressività ma anche eleganza, momenti più intimi e sfumature blues pienamente inserite nella grande tradizione hard rock britannica.
Nel frattempo, decine di giacche vengono lanciate sul palco dal pubblico e finiranno persino indossate dai musicisti durante “Strong Arm Of The Law”, in una scena che fotografa il rapporto quasi familiare che la band continua ad avere con i propri fan.
Il finale è semplicemente devastante: “Denim And Leather” e “Crusader” mantengono intatto tutto il proprio fascino epico ed emozionale da vere e proprie hit di questo genere musicale, e “Princess Of The Night” arriva come il definitivo colpo di grazia, con quasi seimila persone in piedi a celebrare la storia dei Saxon e il loro ritorno in forma smagliante, forse ancora migliore di come li avevamo lasciati prima del ricovero di Biff.
Quando si riaccendono le luci e il freddo cielo parigino lascia cadere le ultime gocce di pioggia sui lampioni della Capitale, la sensazione diffusa non è quella di aver assistito all’ennesimo concerto nostalgico di una gloriosa band del passato, è piuttosto quella di aver visto all’opera uno degli ultimi grandi gruppi capaci di incarnare ancora, senza artifici, lo spirito originario dell’heavy metal europeo: una delle più magnifiche manifestazioni del decadente, irridente e tenace edonismo occidentale.
Setlist Saxon:
Hell, Fire And Damnation
Power And The Glory
And The Bands Played On
Dallas 1 PM
Madame Guillotine
Heavy Metal Thunder
The Eagle Has Landed
Wheels Of Steel
Motorcycle Man
Stand Up And Be Counted
747 (Strangers In The Night)
Wheels Of Steel
Freeway Mad
See The Light Shining
Street Fighting Gang
Suzie Hold On
Machine Gun
Denim And Leather
Strong Arm Of The Law
Crusader
Princess Of The Night

