09/05/2026 - SCHAMMASCH + SUM OF R @ Kuppel - Basilea (CH)

Pubblicato il 11/05/2026 da

Ci sono album che arrivano, e semplicemente brillano di una sfumatura particolare, irripetibile, in cui luce e buio sono uniti in un equilibrio perfetto di chiaroscuri.
“Triangle”, terza opera degli Schammasch, è stato uno di quelli: un triplo disco (cento minuti di musica) intenso ed eccezionale nel fondere black metal, sperimentazione, misticismo, introspezione esistenziale, dark ambient e catarsi in un unicum ineguagliato e, a detta di molti (ed anche di chi l’ha composto), ineguagliabile, capace di presentarsi al traguardo del decimo anniversario senza che il passare del tempo abbia offuscato la propria bellezza.
La formazione svizzera ha deciso di dedicare buona parte del 2026 alle celebrazioni di questo gioiellino con una serie di show selezionati in cui verrà suonato per intero (o quasi), impresa tentata solo quasi dieci anni fa al Roadburn Fest (da sempre cornice ideale per questo tipo di spettacoli) e comunque non semplicissima da portare su un palco, come vedremo.
Abbiamo deciso di non perderci la prima di questa serie di occasioni, prevista per sabato 9 maggio al Kuppel di Basilea (città di origine dei nostri), locale di medio-piccole dimensioni a due passi dalla stazione centrale; l’evento risulta ulteriormente arricchito dalla partecipazione dei Sum of R, formazione svizzero-finnica dedita alla sperimentazione sonora più tormentata ed eclettica, autrice del recente e riuscito “Spectral”. A voi il resoconto di una serata unica.

Al nostro arrivo al Kuppel – piacevolmente immerso in una passeggiata nel verde vicino al centro della città – percepiamo come, nonostante non ci sia una folla oceanica (le presenze ci sembrano meno di trecento, a fine serata), l’atmosfera sia quella delle grandi occasioni, con molte persone giunte un po’ ovunque dall’Europa (e non solo) ad occupare le scale, il pit e poi anche le balconate della venue, recentemente ristrutturata e, come in altri locali elvetici, ottima per acustica e suoni.
Ad accogliere i SUM OF R sul palco, quindi, c’è già una platea considerevolmente nutrita e curiosa di ascoltare i deliri sonori del polistrumentista svizzero Reto Mäder al basso (e molti altri strumenti, su disco) ed i finlandesi Jukka Rämänen (batteria) e Marko Neuman (voce, rumoristica varia).
Nessuno dei tre è un musicista di primo pelo (Rämänen e Neuman, in particolare, hanno entrambi fatto parte di un altro act sperimentale come Dark Buddha Rising; il primo inoltre è anche batterista degli Hexvessel di Kvohst, mentre il secondo è l’altra colonna portante del funeral doom dei Convocation, accanto a Lauri Laaksonen), e si sente: nei tre quarti d’ora scarsi a disposizione, i nostri creano un muro di suono considerevole, impastando di distorsioni ed effetti campionati un sostrato in cui sludge, drone doom, visioni allucinate e pura sperimentazione cavalcano a briglia sciolta.
Rispetto a quanto ascoltato ad esempio nell’ultimo “Spectral”, uscito lo scorso anno per la nostrana Dusktone, notiamo come l’impatto live sia più improntato alla forma concerto ‘standard’ che a performance avanguardistiche (in odore del già citato Roadburn, per capirci): nonostante la costruzione folle e spettrale delle canzoni, tutto il set viaggia con piglio slabbrato ed insieme quasi sciamanico, ricordandoci nomi come Om, Bong-Ra e appunto gli stessi Dark Buddha Rising, con un tocco lisergico capace di stemperare alcuni passaggi ostici e conquistare la platea, segnando un’ottima conferma live per il trio.

L’atmosfera si fa ancora più intensa quando gli SCHAMMASCH fanno il loro ingresso sul palco, rispolverando per l’occasione cappucci, banner e facepainting nero-dorato che ne hanno caratterizzato le esibizioni live negli ultimi anni, e abbandonando momentaneamente le maschere e le trine proprie del nuovo “The Maldoror Chants: Old Ocean”.
Quello che si preparano a svolgere è un compito non semplice: suonare un’ora e quaranta di black metal rarefatto ed insieme sperimentale – in quell’angolino di buio abitato da nomi come Ascension, Panzerfaust, Secret Of The Moon, Bölzer o Blut Aus Nord – non è impresa da poco, figurarsi se esso è ulteriormente arricchito da un denso manto di intricate soluzioni dark ambient.
Ma i cinque musicisti, nonostante forse abbiano raccolto nel tempo meno di quanto avrebbero voluto o potuto, sono da sempre in grado di regalare performance curate ed eccelse da ogni punto di vista, e questa volta non fa eccezione: al netto di qualche sbavatura iniziale nei suoni, quello cui abbiamo assistito è uno show maiuscolo per perizia tecnica, resa scenica ed intensità, celebrando quel capolavoro di musica, ascesi e catarsi che è “Triangle”.

A partire dall’arpeggio iniziale di “Crepusculum”, che siamo sicuri avrà fatto venire la pelle d’oca a molti dei presenti (visto praticamente il debutto live), ciascuna delle sezioni del disco viene affrontata con raccolta ritualità e determinazione: che sia la violenza, nerissima e sacrale, della prima sezione “The Process of Dying” (più vicina a quanto fatto nel precedente, ambizioso “Contradiction”), con “In Dialogue With The Death” e “Consensus” micidiali per imperiosità e liturgia, o il magnifico trittico “Satori”/Metanoia”/”Above The Stars Of God” (perno della seconda parte, “Metaflesh”, nonchè dell’intera opera), davvero speciali da ascoltare in sequenza con il loro denso manto di simbolismo e cerimonialità, i brani vengono eseguiti in maniera mirabile, con menzione particolare per il lavoro sul complesso intreccio di basi ed effettistica, voci, chitarre e basso (con J.B e P.D. ormai una garanzia, in questo senso), ma è con l’avvicendarsi dell’ultima sezione che la band regala davvero una lezione di arrangiamento e bravura.

Eravamo curiosi di scoprire come i nostri avrebbero portato dal vivo le suggestioni contemplative ed ascetiche di “The Supernal Clear Light of the Void”, e non possiamo che dirci soddisfatti: con C.S.R. (mente e cuore del gruppo) impegnato, oltre che voce e chitarra, anche con gong e tamburo – regalando, insieme al sempre eccellente batterista B.A.W., una esecuzione viscerale di “Cathartic Confession” e soprattutto della tribalità ancestrale e tempestosa di “Maelstrom”, cui le doppie percussioni regalano una corposità ancora più forte – e il secondo chitarrista M.A. anche al sassofono per “The Third Ray Of light”, gli Schammasch arrivano a “The Empyrean”, splendida conclusione e sigillo di “Triangle”, sicuramente provati, ma portando a casa un risultato davvero eccellente per resa sonora e coinvolgimento; tanto è vero che, una volta terminata l’ultima, sospesa nota di chitarra, il pubblico impiega più di qualche secondo per uscire dalla trance musicale ed emotiva e tributare ai musicisti un meritatissimo lungo scroscio di applausi, prima che, a sorpresa, “A Paradigm Of Beauty” (da “Hearts Of No Light”) – giusto perchè un’ora e quaranta sembrava poco, o forse perchè serviva un momento più melodico per defaticare gli animi – mandi a casa tutti, sopra e sotto il palco, con il sorriso assorto di chi ha viaggiato sulla linea in cui Luce e Vuoto diventano musica (e, probabilmente, assistito ad uno dei concerti dell’anno).

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