03/07/2014 - Sebastian Bach + HiFi Society @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 23/07/2014 da

A cura di William Crippa

Sebastian Bach è una vera icona di ciò che è stato l’hard rock ad inizio anni Novanta, prima che arrivasse il grunge a spazzare via tutto ciò che di buono era stato fatto nei tre lustri precedenti. E rimane, ancora oggi, il miglior rappresentante tra i superstiti fermamente stabili sulla cresta dell’onda. È proprio per questo che Metalitalia.com non è potuta assolutamente mancare al concerto, datato 3 luglio, dell’istrionico cantante, al Live Club di Trezzo. A supporto della band del signor Bierk, abbiamo gli HiFi Society, italiani con una buona gavetta sulle spalle, avendo già aperto in passato per Alice Cooper, W.A.S.P. ed Hardcore Superstar. All’entrata nel locale, purtroppo, la situazione è desolante, con giusto un paio di decine di fan presenti; comunque, nel corso della serata, si arriverà a più di metà locale pieno, ad occhio e croce. Ma partiamo con il racconto di questa data del Give ‘Em Hell tour.

sebastian bach - locandina - 2014


HIFI SOCIETY
Il locale di Trezzo è ancora scarsamente popolato quando gli HiFi Society salgono sulle assi del Live, leggermente in ritardo rispetto alla scaletta di marcia. Da subito gli italiani si fanno notare, il loro hard rock stradaiolo ispirato alla scena scandinava (Backyard Babies, primi Hardcore Superstar e Hanoi Rocks) è catchy e gradevole, ruvido e potente e ha un tiro eccellente: il pubblico già presente mostra di apprezzare. Buoni i brani proposti, che andranno a costituire l’ossatura dell’album di debutto, in uscita a novembre. Il quintetto propone anche una citazione dal Michael Monroe solista, sconosciuta ai più ma ugualmente apprezzata dai fan di Bach. Giunge presto l’ora di lasciare il palco, ma i Nostri si congedano con un pugno di brani per mostrarsi al meglio ad una venue che, piano piano, si sta popolando, brani che sicuramente il segno l’hanno lasciato.

SEBASTIAN BACH
Ore 22.15 precise: sulle note di una caotica, quasi hardcore, “Slave To The Grind”, accelerata fino a trasfigurarla e a renderla quasi irriconoscibile, ecco la Sebastian Bach band irrompere sulla scena, guidata dal cantante che, durante questo primo pezzo, appare scocciato e svogliato. L’esordio non è dei migliori e lascia presagire un pessimo concerto ma, a sorpresa, ecco che sulla seconda “Temptation” il registro cambia radicalmente e il pezzo, eseguito a dovere, si lascia apprezzare pienamente. “The Threat” e “Big Guns”, che offre l’occasione a Bach per ricordare con i fan il primo concerto italiano degli Skid Row (nel 1989 a supporto dei Motley Crue nell’allora Palatrussardi, come ricorda Sebastian stesso), sollevano il primo grande boato tra il pubblico, che via via si sta facendo più numeroso. L’audience è in visibilio e Sebastian grida ‘I only want to play here in Milan, Italy, for every single night of my life, vi amo!’, facendo scaldare ancora più gli animi in vista di una elettrizzante “Piece Of Me”. È il turno di “Harmony”, dal nuovo album “Give ‘Em Hell”, che si conclude con il pubblico intero a scandire in coro ‘Se-Ba-Stian’, con Bach sul bordo dello stage a godersi il calore dei fan. La band, capitanata dal batterista Bobby Jarzombek, già con Riot e la Halford band, è davvero in forma stasera e supporta il proprio leader al meglio; dal canto suo, Bach, oggi grasso, gonfio in volto e quasi irriconoscibile, non ha perso minimamente la potentissima voce che lo ha reso celebre, e tantomeno ha perso la voglia di divertirsi con i fan. Gustoso siparietto quando Sebastian prende una bottiglietta d’acqua e la apre: ‘hey, non preoccupatevi, è solamente acqua, acqua naturale!’, acqua che viene poi lanciata al pubblico, seguita da un altro paio di bottiglie; divertente è quando il cantante cerca di colpire la quarta con un calcio per mandarla ad una fan sulla balconata, svirgolandola totalmente ed andando a sfiorare la testa di un bambino tra il pubblico sulle spalle del padre, giustificandosi con ‘ecco perchè gli Stati Uniti hanno perso la coppa del mondo!’ (anche se Bach è canadese di nascita, ovviamente). “18 & Life” viene cantata a squarciagola da ogni singolo spettatore nel locale. Sebastian prende la parola e dice ‘Sapete? Tutti mi dicono che sono troppo vecchio per poter cantare come una volta!’, con il pubblico che esplode in un boato di disapprovazione, ‘ma finchè riuscirò a fare questo non sarò mai troppo vecchio!’, lanciandosi quindi in un potente acuto, approvato dai fan; ‘sapete’, continua Bach, ‘quando Jon Bon Jovi mi mise sotto contratto mi disse: Baz, tu hai una gran voce ma ti manca il modo italiano di cantare, se lo impari sarai il più grande!’, e proseguendo, ‘sì, il modo italiano di cantare, come si dice qui a Milan, Italy… che bel canto (in italiano), ed è proprio per questo che io non sarò mai troppo vecchio, perchè conosco il modo italiano di cantare!’. Si prosegue con un trittico di pezzi dalla carriera solista del cantante, la cover di “American Metalhead” (stasera rinominata “Milan Metalhead”), “Tunnelvision” e “Taking Back Tomorrow”, prima della dedica a Dimebag Darrell di “In A Darkened Room”, definita come ‘la canzone che Dime più amava tra tutte quelle degli Skid Row’, brano che fa alzare un coro a favore del chitarrista tragicamente scomparso. Energica è “Monkey Business”, prima che Baz si porti al bordo del palco, intonando a cappella la prima frase di “Wasted Time”, seguito dal pubblico che continua da solo a cantare fino al bridge del pezzo, quando il biondo cantante intona la prima frase di “Breakin’ Down”, ripresa a sua volta dall’audience fino alla fine del ritornello, in modo da creare un’atmosfera davvero da brividi. È il turno di “I Remember You”, con i presenti che cantano e mostrano tutta la gioia di essere presenti al Live, al termine della quale al vocalist viene lanciato un telo; Sebastian lo apre e mostra ai fan la scritta ‘For 25 years of rock n’roll, thank you Baz’, scritta che fa strillare al biondo singer ‘Milan, Italy, vi amo, è per questo che vorrei suonare qui per ogni fottuta serata del resto della mia fottuta vita!’. Un rapido ritorno al presente con “All My Friends Are Dead”, prima che Baz indichi il tatuaggio sul proprio avambraccio, tatuaggio recante la scritta “Youth Gone Wild”, che, scandita da tutti, lancia la canzone omonima a chiudere la serata tra i tantissimi ‘vi amo!’ del cantante canadese. Che dire ancora? Gran bella serata all’insegna dell’amarcord, gestita alla grande da un cantante che con il tempo non solo non ha perso in potenza vocale, ma ha acquisito enormemente in carisma (che già comunque possedeva all’epoca), accompagnato da una band sempre in secondo piano ma capace di svolgere al meglio il proprio compito. E i brani nuovi? Ci sono stati, ma a nessuno importava, ed oggettivamente quasi nessuno li conosceva, quindi bene così, con il pubblico che è uscito dal locale felice, canticchiando “I Remember You” e con venti anni di meno nel cuore. Peccato solo per la scellerata versione di “Slave To The Grind” proposta in apertura, ma già con “The Threat” nessuno più la ricordava.

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