22/01/2018 - SEPTICFLESH + INQUISITION @ London Underworld - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 30/01/2018 da

Report a cura di Giuseppe Caterino

Il tour che vede protagonisti Inquisition e Septicflesh, dopo vari giri per l’Europa, approda anche in terra inglese con un’unica data in quel dell’Underworld di Camden Town. La serata cade di lunedì, ma la cosa non sembra aver scoraggiato nessuno dei metallari accorsi, chi dall’ufficio ancora in giacca e cravatta, chi bardato di tutto punto, per tributare due band che, come dimostrato dalle ultime rispettive fatiche, sono in una forma ancora smagliante. L’evento, come sottolineato da un tracotante Dagon, ha registrato un sold out già alcuni giorni prima e la fila fuori dalla venue lascia intendere chiaramente quanto le due realtà siano benvolute e attese al varco della prova live, al fine di saggiare effettivamente quanto quello dimostrato negli ultimi full length, tanto dei greci quanto dagli americani, sia l’effettivo stato di salute. Una salute davvero buonissima, come vedremo a breve!


INQUISITION

Entriamo che gli Inquisition hanno appena attaccato “From Chaos They Came” con furia forsennata, ma l’unica cosa che riusciamo ad intravedere è una folla riunitasi in una bolgia di dantesca memoria di fronte al palco, tanti sono effettivamente gli accorsi. Non vedevamo da un po’ un Underworld così stipato e la temperatura raggiunge immediatamente livelli altissimi. Il duo sul palco, dal canto suo, non fa nulla per cambiare le cose e, anzi, non si (e ci) concede un solo secondo tra un pezzo e l’altro. Quando attaccano “Dark Mutilation Rites” la folla sembra impazzire e tra qualche interstizio riusciamo a scorgere il palco, dove Dagon sembra una creatura impazzita, preda di un misticismo fuori controllo che, però, non impedisce al chitarrista di sciorinare riff con precisione chirurgica; mentre là dietro Incubus batte quella povera batteria con la possanza di un fabbro degenerato. La band non arretra di un passo e, lasciando pochissimo all’interazione con il pubblico, va avanti per la sua strada tra diversi capitoli della propria storia, tra una “The Realm Of The Shadows Shall Forever Reign” (sarà “Invoking The Majestic Throne Of Satan” il disco più datato da cui prenderanno materiale) e alcune delle prove più recenti dell’ultimo uscito, da cui vengono estrapolate la citata opener, la ferocissima (e affatto verbosa) “Vortex From The Celestial Flying Throne Of Storms” e la chiusura ad opera di “A Magnificent Crypt Of Stars”. Il concerto dura una dignitosissima ora, passando ancora per vari passaggi, tra un suono abbastanza buono (ovviamente facendo i conti con l’asset a due della band) e una partecipazione attivissima da parte dell’audience. Quando i Nostri finiscono il loro show senza respiro, tra le oscure note in background dell’outro dell’ultimo disco, il palco è in fiamme e siamo davvero curiosi di vedere come i Septicflesh bilanceranno, con la loro proposta certamente più corposa in termini di suono, quello che gli Inquisition hanno saputo creare.

SEPTICFLESH

Sebbene si trattasse di un tour in co-headlining, non c’è dubbio che il main event della serata, almeno a livello di percezione, fosse la band ateniese. La ventina di minuti che ci separa dall’evento precedente, durante il quale il soundcheck ci fa capire che ci troveremo di fronte a tutt’altro tipo di volumi (dandoci un certo piacere per i tappi per le orecchie in distribuzione al bar), ha visto la gran parte del pubblico rimanere al proprio posto invece di andare a fumare la classica sigaretta; cosa saggia, vista la diminuzione improvvisa dello spazio intorno a noi e dall’aumento improvviso di persone. Quando le luci si spengono, l’intero Underworld intona invocazioni da stadio in favore della band. L’hype è piuttosto alto, e quando i Nostri entrano sul palco lo fanno senza disilludere le aspettative: braccia alte, saluti spacconi e “Portrait Of An Headless Man” ci investe con una potenza di suono che, semplicemente, gli Inquisition non potevano toccare per ragioni puramente tecniche. I Septicflesh, dal canto loro, hanno raggiunto nel corso degli anni una consapevolezza ed un bagaglio tecnico difficilmente contestabile e la proposta non vede sbavature, mentre ogni riff di chitarra, ogni urlo, ogni tirata di batteria sembra prenderci a sberle. La folla è in visibilio quando si continua con “The Vampire From Nazareth” e “Martyr”, dal nuovo “Codex Omega”, dal quale verranno estrapolate cinque tracce in totale. I greci sono, anche loro, assolutamente in serata e non c’è un momento nel quale si respiri stanchezza o insicurezza, mentre il pubblico risponde alla grande con i brani del nuovo uscito, benché sembra essere stata la seconda parte quella in cui maggiormente gli astanti hanno cantato all’unisono con la band sul palco. La scaletta va a pescare materiale fino a “Communion”, passando per “Titan” (“Prometheus” è stato ovviamente uno dei momenti di maggior resa) e relega, per l’appunto, nella seconda metà quelli che sono gli assi nella manica, presentando, dalla già citata “Communion” in poi, alcuni pezzi da novanta della storia recente del combo; un ultimo passaggio attraverso “Codex Omega” con la ferina “Dante’s Inferno” che si trova ad introdurre quello che è il pezzo più richiesto della serata, “Anubis”, effettivamente salutato da chiunque con cori e corna al cielo. E’ “Dark Art” a chiudere infine una serata ad altissimo tasso di partecipazione da parte del pubblico londinese, che ha letteralmente infiammato la venue; mentre gran parte dell’audience già sta uscendo, i Septicflesh, al netto dell’aria da ‘star’ che l’occasione sembrava avergli dato, sono ancora sul palco a salutare, stringere mani, regalare plettri, a ricordo di una serata più che riuscita.

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