05/10/2010 - Shadow Gallery + Maplerun @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 14/10/2010 da

Report a cura di Matteo Cereda

Foto a cura di Francesco Castaldo

C’è sempre grande attesa per la prima volta nel nostro paese di una band e la curiosità aumenta se consideriamo che il gruppo in questione sono gli Shadow Gallery, quintetto statunitense che negli anni ha contribuito non poco alla causa progressive metal sfornando capolavori del calibro di “Carved In Stone” e “Tyranny”. Come ormai tutti saprete dopo la morte dello storico singer Mike Baker il gruppo americano ha deciso di continuare la propria carriera ingaggiando il nuovo singer Brian Ashland con la pubblicazione del positivo “Digital Ghosts” e per la gioia dei fan di intraprendere il primo tour della propria storia. L’Alcatraz di Milano è preparato nella versione ridotta per l’occasione (si tratta pur sempre di una band underground), ma l’entusiasmo del pubblico non farà rimpiangere agli Shadow Gallery di essere passati finalmente in Italia.

 

 

MAPLERUN

L’apertura spetta ai Maplerun, sconosciuta e giovanissima band proveniente dalla vicina Grecia che accompagnerà gli Shadow Gallery per tutto il tour europeo. Scelta quest’ultima inconcepibile alle nostre orecchie dal momento che il quartetto ellenico non solo propone un genere distante da quello del gruppo principale, ma lascia parecchio a desiderare anche dal punto di vista tecnico-compositivo. Nella mezzora abbondante a disposizione, i Maplerun ci propongono una serie di canzoni che prendono spunto da Metallica e System Of A Down che però mancano di mordente soprattutto per quanto riguarda le disastrose linee vocali. L’impegno e l’umiltà sono fuori discussione e infatti forse per questo il pubblico italiano tributerà loro alla fine del breve spettacolo un caloroso applauso, tuttavia l’impressione è che i Maplerun abbiano molte cose da sistemare all’interno del loro sound prima di meritare simili palcoscenici.

 

SHADOW GALLERY

Gli Shadow Gallery non hanno mai nascosto la propria ammirazione per i Queen, la cui influenza aleggia spesso e volentieri tra le partiture corali dei nostri, ed infatti ecco che ad introduzione dello show il gruppo originario della Pennsylvania parte una registrazione della celebre “Bohemian Rhapsody”, in grado di coinvolgere subito la platea rispetto agli ormai abusati intro di musica classica. Al termine della canzone gli Shadow Gallery entrano in scena tra applausi scroscianti. Notiamo subito la presenza di un session impegnato con chitarra e tastiere che porta la formazione a sei membri. Il con certo ha finalmente inizio con l’attacco poderoso di “Stiletto InThe Sand”, introduzione strumentale di “Tyranny”, subito bissata dalla successiva “War For Sale” che accolta con grande entusiasmo dalla folla. Dopo una prima parte di canzone spesa per settare al meglio i volumi, il sound prende corpo così come la prestazione tecnica dei musicisti in questione. Gli occhi sono puntati sul nuovo arrivato Brian Ashland che se la cava pur con qualche sbavatura anche sulle partiture del compianto Mike Baker, aiutato da uno straordinario impianto corale privo di basi e costituito da ben tre membri della band. Se i cori sono la caratteristica e il “fiore all’occhiello” degli Shadow Gallery, cose positive si possono dire anche per quanto riguarda la perizia tecnica  e l’impatto garantito da un muro di chitarre che in determinati pezzi include ben tre strumenti. Lo spettacolo prosegue in maniera gradevole con “Mistery” e “Deeper Then Life” tratta dall’indimenticato a giudicare dai responsi di pubblico, “Carved In Stone”, mentre con la successiva “Pain” la band tocca per la prima volta l’ultimo arrivato “Digital Ghosts” con pregevoli risultati. Al di là dell’emozione nel sentire finalmente riproposti dal vivo brani che hanno contribuito alla crescita della scena progressive metal mondiale e nel constatare l’ottima forma della band, lo spettacolo diventa ancorpiù divertente da seguire allorchè i musicisti coinvolti dimostrano la loro duttilità strumentale. Gary Wehrkamp si conferma il numero uno in questo senso, alternandosi in continuazione tra chitarre e tastiere, fino ad arrivare addirittura a suonare la batteria durante la prima parte di “Strong”. Anche gli altri si fanno rispettare con un Brian Ashland ad esempio che dimostra in più di una canzone di essere anche un ottimo chitarrista e in particolare sul solo eseguito dopo “Ghost Of A Chance”. Tra le stelle del gruppo non poteva non brillare quella del batterista Joe Nevolo, che si lancia in un prolungato assolo con tanto di bacchette fosforescenti, mentre i veterani Carl Cadden-James e Brendt Allman si dimostrano tra i più determinanti ai cori ed evidenziano un entusiasmo nell’esecuzione dei brani a dir poco contagioso. Prima di ritirarsi per una breve pausa c’è spazio ancora per “Andromeda Strain”, l’emozionante “Crystalline Dream” e “Haunted” che chiude in bello stile la prima parte di spettacolo. Non si fanno attendere molto gli Shadow Gallery e dopo un breve incitamento dei presenti rientrano in scena indossando delle magliette azzurre con la scritta Italia per eseguire un’ottima versione di “Room V”. Il saluto finale spetta a “Gold Dust” nuovamente tratta dall’ultimo disco in studio e poi sono solo applausi, stra meritati, per gli Shadow Gallery che escono tra le note di “Sgt Pepper”. Dopo tanti anni si può dire che l’attesa non è stata vana, gli Shadow Gallery hanno dato prova  di essere anche dal vivo quella brillante creatura che fino ad ora avevamo potuto apprezzare solo su CD. L’ amalgama con il nuovo singer Brian Ashland è a buon punto, pur mostrando margini di miglioramento, e ora che la macchina è ben avviata anche in sede live, ci si aspetta per il futuro un’ulteriore estensione della base di fan.

 

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