08/05/2026 - SHAPE OF DESPAIR + KAUAN @ Apollo A Live Club - Turku (FI)

Pubblicato il 17/05/2026 da

Gli Shape Of Despair sono tra i pionieri del funeral doom metal – nonché una delle realtà più longeve all’interno di esso: nata ad Helsinki nel 1998, la band è stata molto attiva nei primi anni Duemila e ha pubblicato capolavori che hanno segnato il genere quali “Shades Of…” e “Angels Of Distress”.
Da allora, la produzione degli scandinavi si è diradata, con soli due dischi in un ventennio abbondante, ma il sestetto continua a calcare i palchi finlandesi e di qualche festival selezionato in giro per il mondo con buona continuità.

Ad aprire i Kauan che, al contrario, è molto complicato vedere dal vivo: il gruppo ha avuto origine in Russia nel 2005 per iniziativa del compositore Anton Belov, ma da qualche anno si è stabilito ad Helsinki, e propone un post-rock molto atmosferico che assume spesso la forma di concept album, come nel caso dell’ultimo “Wayhome”, uscito nel 2025.
La sede dell’evento di stasera è l’Apollo A Live, un piccolo club situato nel centro della cittadina finlandese di Turku.

Ecco il report della serata.

A colpo d’occhio, ci si rende subito conto di come i concerti non siano l’attività principale dell’Apollo A Live Club, che appare piuttosto una discoteca adattata con un piccolo palco, nel mezzo del quale si erige un’enorme colonna che limita non poco la visuale.
Il pubblico non è esattamente quello delle grandi occasioni, i presenti sono solo una cinquantina, probabilmente a causa della concomitanza con il concerto, in un club a poche centinaia di metri da qui, dell’ex Sentenced Taneli Jarva e dei suoi T. Jarva & The Dark Place, evento piuttosto sentito dai fan finlandesi.

C’è ovviamente molta attesa per l’esibizione dei KAUAN, poiché il gruppo russo, ormai stanziatosi a Helsinki, suona raramente dal vivo, e la curiosità maggiore risiede nel capire come i complessi arrangiamenti e le orchestrazioni che si sentono nei loro album possano essere riproposte in un questo contesto.
La formazione è quella a cinque di “Wayhome” e, come subito annunciato da Anton Belov, proprio l’ultima opera verrà suonata dall’inizio alla fine, per cinquanta minuti senza nessuna interruzione.
Rispetto a quanto si sente su disco si perde qualcosa, perché la voce del cantante/chitarrista non è perfetta e mancano alcuni strumenti, ma l’insieme è decisamente suggestivo: un unico, lungo brano in cui umori ed atmosfere si succedono rapidamente, privilegiando le tonalità più delicate.
Tutti i musicisti sono seduti, quasi a dare un’impostazione intima allo spettacolo, le poche parti in growl presenti sull’album vengono eliminate ed uno spazio consistente è riservato alle tastiere e alla viola, mentre le basi registrate sono ridotte ad un leggero sottofondo.
Pur in questa versione semplificata, Belov dimostra di essere un maestro nel creare musica intensa e carica di emotività, con brani che spesso partono spogli e si arricchiscono di strati sonori: “Wayhome” è un concept ispirato al viaggio, e a tale evento è riconducibile lo show di questa sera, dalle poche note di “Aim / Decide”, passando per le trame psichedeliche di “Depart / Dive”, fino al malinconico post-rock di “Arrive / Resolve”.
I mezzi a disposizione, per ovvie ragioni di budget, non sono gli stessi dello studio, ma anche su di un palcoscenico i Kauan sono un’esperienza che vale la pena di essere vissuta.

All’entrata in scena gli headliner, il numero dei presenti si aggira intorno alle venti unità, come se una fetta del pubblico, interessata unicamente al gruppo di supporto, se ne fosse andata quando questi hanno terminato.
Nonostante la scarsa partecipazione, però, gli SHAPE OF DESPAIR imbastiscono uno show ineccepibile sia dal punto di vista musicale sia da quello dell’impatto visivo: vestiti completamente in nero, con i due cantanti incappucciati al centro della scena, i finnici attaccano con “Reaching The Innermost”, da “Monotony Fields”, e subito si precipita in un mondo di desolazione.
Il cantato di Henri Koivula è un growl sepolcrale, la flebile voce di Natalie Koskinen non fa altro che aggiungere profonda inquietudine, tutti i musicisti rimangono praticamente immobili nelle loro postazioni per tutto il concerto, avvolti da una nebbia che li rende sagome indefinite.
I ritmi sono ovviamente lentissimi, in brani che sfiorano o superano i dieci minuti, fatti di note che non finiscono mai e atmosfere funeree, in uno stile unico che negli anni ha rappresentato fonte di ispirazione per decine di gruppi, ma del quale gli Shape Of Despair rimangono i maestri. Non è semplice affrontare canzoni così monolitiche, ma il loro approccio mantiene una melodicità di fondo, conferita soprattutto dall’utilizzo dei sintetizzatori, capace di alleggerirne un impatto emotivo comunque notevole.
Non avendo un disco da promuovere, i finnici pescano da tutta la loro discografia, andando a riprendere tracce raramente proposte quali “Woundheir” dall’esordio “Shades Of…”, “Curse Life” dal non fortunatissimo “Illusion’s Play” e un pezzo anomalo quale “The Distant Dream Of Life” che, con la sua durata ridotta e l’utilizzo di voci pulite, è una boccata d’aria fresca; l’apice viene però toccato dall’accoppiata “…To Live For My Death…” / “Quiet These Paintings Are”, autentici manifesti di funeral doom metal nella sua versione più buia, intima e dolorosa, e dalla conclusiva “Angels Of Distress”, title-track di quello che è considerato il capolavoro del gruppo.

Kauan e Shape Of Despair ci hanno regalato spettacoli molto differenti in quanto a stile, ma accomunati da intensità ed emozioni: una serata decisamente riuscita a dispetto dell’esigua presenza di spettatori, anche grazie ad una resa sonora ottimale nonostante l’aspetto del club non fosse troppo incoraggiante, ed un’occasione unica per vedere all’opera due band di livello assoluto.

Setlist Shape Of Despair:
Reaching The Innermost
Curse Life
Reflection In Slow Time
Woundheir
Sleeping Murder
Quiet These Paintings Are
…To Live For My Death…
The Distant Dream Of Life
Forfeit
Angels Of Distress

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