19/10/2011 - Sick Of It All + Shai Hulud + All For Nothing @ Bloom - Mezzago (MB)

Pubblicato il 24/10/2011 da

Report a cura di Marco Gallarati
Foto a cura di Emanuela Giurano

 

 

Metti una serata ottobrina grigia e piovosa in piena Brianza; metti in televisione la facile partita del Milan in Champions’ League; metti un locale piccolo ma a suo modo rinomato per la capacità di accogliere a braccia aperte eventi metal-hardcore di media-minuscola portata; ed infine metti uno dei succitati eventi, che però risulta essere di grossa portata, non rasente la capacità contenitiva del Bloom di Mezzago ma comunque avente una buona affluenza di pubblico. Unendo i puntini di queste coordinate, è semplice spiegare il ‘bello pieno’ registrato il 19 ottobre scorso alla venue brianzola: Sick Of It All è ciò che leggerete, infatti. Venticinque anni di carriera da celebrare non sono certamente bazzecole e se oltretutto si aggiungono al bill i pionieri del metal-core Shai Hulud, non è proprio difficile prevedere un bel marasma sotto palco. Seratona hardcore esaltante e riuscita, quindi, che andiamo tosto a raccontarvi partendo dalla band che ha aperto le (violente) danze, gli olandesi All For Nothing…

 

ALL FOR NOTHING
Ci facciamo largo tra la calca già abbastanza pressante del Bloom quando gli All For Nothing hanno da poco iniziato la loro setlist. Olandese di Rotterdam, la band è fronteggiata da tale Cindy, appassionata donzella di chiara estrazione hardcore in tutto e per tutto, che non aspetta certo un invito ufficiale per cominciare ad arringare la folla sulla ormai mitica fratellanza HC. Il quintetto è fedele agli stilemi del genere, tanto da risultare fin troppo il clone qualitativamente scarso dei Walls Of Jericho, e non solo per la presenza di una ragazza al microfono. Gang vocals approssimative, anthem rocciosi e accelerazioni sferzanti; strofe abrasive, qualche rara concessione alla melodia e la continua ricerca della creazione di materiale da pogo. Il pubblico risponde in lento crescendo solo dopo un paio di pezzi e, sebbene gli All For Nothing ce la mettano tutta e si impegnino a morte on stage, il risultato ottenuto è un intrattenimento poco più che sufficiente. Mezzora di stretching.

 

SHAI HULUD
Tempo di prendere una birra e fare quattro chiacchiere all’aperto sotto una pioggerellina innocua ed ecco che subito ci tocca rientrare nel locale: gli Shai Hulud (pronunciate accentando la seconda u, come ‘zulù’), senza nessun preambolo, salgono sul palco e attaccano il loro repertorio ormai storico. E’ doveroso constatare come la band, pur essendo fra le fondatrici di un modo molto metallico di intendere l’hardcore, non è purtroppo conosciuta più di tanto, nonostante il bailamme sotto palco sia nettamente superiore a quello generato dagli All For Nothing. Il muro di suono che esce dagli abusati amplificatori è un po’ cacofonico e anche dalle ultime file non si riesce a godersi bene la performance, almeno sotto il profilo squisitamente tecnico. Al contrario, l’approccio del frontman (l’ennesimo per gli hardcorers floridiani!) Mike Moynihan è quello adatto alla serata: piglio feroce e coinvolgente a ridosso del pubblico, microfono spesso puntato verso gli adoratori della prima fila, urlo a briglia sciolta. E dietro di lui, idem per il resto della band. “Set Your Body Ablaze”, “Linoleum”, “Misanthropy Pure”: sono questi i cavalli di battaglia che gli Shai Hulud scaraventano sull’audience pogante, forti del loro hardcore tinto di metal assolutamente originale e peraltro poco immediato alla ricezione. Il tempo a disposizione di Matt Fox e compari vola letteralmente via e la temperatura all’interno del Bloom è ormai al punto di ebollizione. Arrivano i SOIA…

 

SICK OF IT ALL
L’attesa cresce come un’onda di tsunami ed il fatto che a Mezzago i concerti possano iniziare (e finire) anche ad ora tarda aiuta molto a trovarsi il locale riempito anche da chi, ad esempio, decide all’ultimo istante cosa fare della propria serata. I Sick Of It All, invece, hanno deciso circa venticinque anni fa che cosa fare della loro vita, e a quanto pare non hanno ancora cambiato idea. Chiamatelo punk-hardcore, chiamatelo hardcore metallizzato, chiamatelo solo hardcore: il problema qui non è cosa è, ma come è. I SOIA impersonano alla perfezione i concetti che stanno alla base della mentalità hardcore, veri maestri in materia e senza neanche ostentarne troppo le peculiarità. Perché il ‘cosa è’ lo si sa bene cos’è, ma è il ‘come è’ che lo si realizza osservando una performance della band newyorchese. E rispetto allo show di supporto ai System Of A Down, dove i fratelli Koller avevano trovato l’ostile ignoranza della moltitudine della gente presente, questa sera non ci sono paragoni e neanche prigionieri. Pezzo numero 1 – importa veramente quale sia? – e il palco è invaso in tempo zero da ragazzi che salgono e si rilanciano sui loro compari nel parterre. E sarà così per tutto il concerto, un continuo viavai di corpi in stage-diving, microfoni strappati dalle mani di Lou Koller e ridati in modo soddisfatto solo per aver cantato mezzo verso di una “Death Or Jail”, di una “Step Down” o di una “Die Alone” qualsiasi, prima del classico wall-of-death sulla hit “Scratch The Surface”. Abbiamo poi visto sul palco membri di Shai Hulud venire a urlare la loro rabbia verso il pubblico, la vocalist degli All For Nothing lanciarsi più volte in mezzo alla marmaglia italiana, ma quello che più di tutto ci è rimasto impresso è stato il mega-finale collettivo con almeno una ventina di persone salite on stage ad osannare da vicino i propri eroi. I suoni sono stati ottimi – in relazione alla portata della venue – per tutta l’ora di show dei Sick Of It All, ancora in grado di reggere fisicamente, vocalmente e – perché no? – anche mentalmente. Pochi proclami, tanto divertimento, botte a non finire: serve qualcos’altro? Per nulla Schifati Da Tutto Ciò. Buon compleanno, SOIA!

 

 

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