28/01/2012 - Skepticism + Pantheist @ St Giles-in-the-Fields Church - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 06/02/2012 da

Report di Luca Pessina
Foto di Paola Postali

Non capita tutti i giorni di assistere a un concerto metal in una chiesa, a maggior ragione se questa è tutt’oggi “in attività”, con funzioni e tutto il consueto corollario regolarmente in programma. Il “miracolo” (questa volta è proprio il caso di dirlo!) avviene in occasione delle celebrazioni per il ventennale dei finlandesi Skepticism, tra i più illustri precursori del filone funeral doom, assieme ai connazionali Thergothon. Il gruppo cala in quel di Londra in un freddo sabato di gennaio e si esibisce all’interno della centralissima St Giles-in-the-Fields Church. La chiesa, quindi, probabilmente per la prima volta nella sua secolare storia, accoglie alcune centinaia di doomster e “metallari” assortiti per un evento che chi è solito seguire la scena underground e il genere a cui la band fa riferimento ha già definito leggendario. Dal canto nostro, non possiamo proprio fare a meno di sottolineare come la serata sia stata veramente speciale sotto ogni aspetto: a partire dalle convincenti esibizioni dei gruppi, sino ad arrivare alla particolarità della location, passando per l’esemplare condotta degli avventori, che hanno dimostrato massimo rispetto nei confronti del luogo sacro in cui si trovavano, arrivando addirittura a non proferire verbo durante le performance musicali, quasi come se Pantheist e Skepticism fossero dei sacerdoti nel bel mezzo di una cerimonia religiosa. Insomma, un evento splendido, che tutti i presenti avranno ben donde di ricordare a lungo.

PANTHEIST

Il ruolo dei Pantheist è quello di opener/supporto solo sulla carta: al gruppo – i cui membri sono di origine greca e belga, con base però a Londra – spetta infatti quasi un’ora e mezza di set. Praticamente uno show completo, giustificato dallo status di band di culto di cui da qualche tempo i Nostri godono e, naturalmente, dal fatto che loro in primis siano gli organizzatori e i promotori di questo evento speciale. Alfieri di un doom metal contaminato e barocco, i Pantheist sono tutto fuorchè degli animali da palco, ma ovviamente il pubblico di questa sera non è certo in attesa di trovate pirotecniche: contano il sentimento, il trasporto e la fedeltà nel riproporre la propria musica dal vivo… e tutto ciò non manca di certo al quartetto, che si rende protagonista di una prova indubbiamente sentita e convincente. Il cantante Kostas Panagiotou, pur tradendo un forte accento greco, è artefice principale del successo dello show di stasera: cantando (sia pulito che screaming) e suonano al contempo le tastiere, che punteggiano continuamente gran parte del repertorio, il Nostro mette in mostra una notevole preparazione e una disinvoltura invidiabile. Soprattutto all’altezza dei brani più ritmati, che presentano talvolta anche accelerazioni black, il pubblico si spella le mani e tende a seguire con crescente interesse le evoluzioni del gruppo, il quale probabilmente non si è mai trovato a esibirsi di fronte a un’audience tanto nutrita. Per quanto ci riguarda, il picco della performance viene raggiunto al momento dell’esecuzione di “Unknown Land” e “Brighter Days”, proposte in sequenza quasi come se si trattasse di una sola traccia e salutate da un boato con tutta probabilità sin qui ignoto a questa chiesa. I Pantheist fanno dunque una bella figura, aprendo nel migliore dei modi una serata che avrà sicuramente fatto guadagnare loro qualche nuovo fan.

SKEPTICISM

Gli Skepticism fanno il loro ingresso in chiesa circa mezzora dopo la conclusione del set dei Pantheist. La chiesa è gremita e ci si accorge che il concerto sta per iniziare quando il cantante Matti procede a passo spedito nel corridoio principale verso l’altare, reggendo un mazzo di fiori e ignorando del tutto i fan che gremiscono le lunghe file di panche. Tutti elegantissimi (praticamente in smoking), i quattro membri della formazione non perdono tempo in dialoghi o introduzioni, lasciando immediatamente che sia la loro musica a parlare. I Nostri fanno subito le cose in grande, iniziando con la vecchia “The March And The Stream”, che mette in chiaro le coordinate della serata: suoni ben calibrati, anche se le tastiere e l’organo di Eero Pöyry dominano spesso sul resto, grande teatralità e una freddezza ostentata da Matti che fa palesemente parte del personaggio, dato che qua e là non sarà difficile scorgere qualche suo mezzo sorriso. Come accennato in apertura, il pubblico è in prevalenza seduto e durante l’esecuzione della musica mantiene il silenzio, quasi come se non volesse interferire o disturbare il rito. Ci si lascia andare ad applausi e qualche sporadico urlo solo nelle pause tra una composizione e l’altra, ma sempre mantenendo una certa compostezza. L’atmosfera mette quasi in soggezione: le dimensioni della chiesa sono tutto sommato modeste, ma mentre gli Skepticism suonano il loro doom metal lentissimo e arcano, ci si sente quasi schiacciati dalle volte dell’edificio. Il profumo di incenso sembra farsi più forte, il drumming più pesante e il profondo growling di Matti – che in alcuni tratti si esibisce persino dal pulpito – sembra non lasciare scampo. In un’ora e mezza di esibizione, condita da classici immortali come “Sign Of A Storm” o “The Everdarkgreen” (tratti dal mitico debut/capolavoro del 1995 “Stormcrwofleet”), viene letteralmente sublimato il concetto di DOOM. Proprio “The Everdarkgreen”, posta in chiusura, assume subito i connotati di highlight definitivo, soprattutto quando il frontman lascia il “palco” per omaggiare con un fiore alcune delle ragazze accomodate tra le prime file. Conclusione inimitabile di un concerto e di una serata riassumibili esclusivamente con la parola ‘classe’.

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