05/11/2015 - Slayer + Anthrax + Kvelertak @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 20/11/2015 da

A cura di William Crippa
Fotografie di Francesco Castaldo

Torna in Italia l’accoppiata di leggende Slayer ed Anthrax, a solo un anno e mezzo di distanza dalla clamorosa data al Live Music Club datata 14 giugno 2014. Gli Slayer sono qui per proporre dal vivo i brani del nuovo, bellissimo, “Repentless”, mentre gli Anthrax saranno fuori ad inizio 2016 con il nuovo “For All Kings”. A supporto della coppia d’assi americani, i norvegesi Kvelertak, visti lo scorso anno a fianco dei Volbeat. Al nostro arrivo all’Alcatraz di via Valtellina, il pubblico è quasi al completo, già caldo e pronto alla serata. Ecco come si sono svolte le cose stasera.

Slayer - locandina alcatraz 2015

KVELERTAK
L’apertura di questa serata è affidata ai norvegesi Kvelertak, che si presentano sul palco del locale di via Valtellina guidati dal nerboruto singer Herlend Hjelvik; davvero impressionante è la presenza del cantante, il quale sulla testa porta un intero gufo impagliato, grande e fiero con le sue ali spalancate. La band accende la miccia con “Apenbaring”, molto apprezzata dai presenti, dopo la quale il vistoso uccello viene rimosso dalla testa di Herlend per essere accompagnato nel backstage da un tecnico. L’impatto sonoro del gruppo nordico è notevole, così come la versatilità che mostra passando agilmente da atmosfere rock a furia black metal annichilente. La venue, tranne pochi elementi, ignora totalmente (a torto) chi siano i rudi uomini sul palco, ma la proposta musicale del combo, così potente e varia, colpisce nel segno, venendo ugualmente apprezzata. L’imponente muro sonoro, costruito dalle tre chitarre, viene rafforzato ulteriormente da una sezione ritmica spaccaossa. Molti sono i brani proposti, ben undici, ma presto arriva la fine del set, che si materializza sulle note dell’omonima “Kvelertak”, con la band che lascia il palco tra gli applausi.

ANTHRAX
Sono le 20.15 e le luci si spengono per l’esibizione degli Anthrax: il primo ad arrivare sul palco è Jon Dette, accolto da un applauso, al quale seguono gli altri membri della band attaccando frontalmente con “Caught In A Mosh”, che infiamma subito i fan già caldi dopo il set dei Kvelertak; l’ingresso in scena di Joey Belladonna viene accolto da un vero boato da parte di tutti i presenti. Il potente basso di Frank Bello introduce “Got The Time”, cover di Joe Jackson, dopo la quale Joey si sofferma al microfono per scherzare un poco con i ‘paisà’, come Belladonna chiama i fan italiani; Scott Ian da dietro attacca il riff di “Madhouse”, sul quale, per scherzare, il cantante si lancia nelle due frasi iniziali di “The Ripper” dei Judas Priest, prima di iniziare a cantare seriamente il brano. È l’ora di “Antisocial”, accolta in maniera a dir poco calorosa dall’Alcatraz, che si lancia in fragorosi cori seguendo la linea melodica del brano, al termine della quale Scott si porta al microfono per un annuncio importante: “Milano, – strilla Ian in italiano – abbiamo una nuova canzone, si chiama ‘Evil Twin’ e vi fare cagare addosso!”, lanciando così il brano, molto apprezzato, che sarà contenuto nel nuovo album in uscita ad inizio 2016. Ian chiama il wall of death, con però scarsi risultati, prima dell’esecuzione di “Fight ‘Em ‘Til You Can”, alla quale segue una “Indians” che fa letteralmente esplodere il locale. Viene proposta anche “March Of The S.O.D.”, dal repertorio degli S.O.D., prima che due grandi drappi, raffiguranti Dimebag Darrell e Ronnie James Dio, vengano aggiunti agli elementi sullo stage per l’esecuzione di “Hymn 1/In The End”, dedicata proprio ai due musicisti scomparsi, esecuzione che termina in un grande applauso da parte del pubblico, con Joey a centro stage intento nel gesto delle corna nello stile di Dio. Giù le luci ed il palco rimane al buio, e nell’oscurità “Among The Living” chiude al meglio un set apprezzatissimo da tutti i presenti.

 

SLAYER
Davanti al palco viene montato un enorme telone bianco, a serbare la sorpresa per quello che sarà il grande sfondo del concerto degli Slayer. Giù le luci e sul telo vengono proiettate prima delle croci, quindi dei pentacoli ed infine il logo della band, mentre “Delusions Of Saviour” viene diffusa dagli altoparlanti; cade il telone e la band appare davanti ad un meraviglioso stage, decorato completamente, anche sui lati, a tema con l’artwork dell’ultimo album, suonando la title track “Repentless”, tra le urla dei fan in delirio. Quattro enormi croci rovesciate, appese al soffitto, scendono sulle teste dei quattro musicisti mentre parte “Postmortem”, seguita a ruota da “Hate Worldwide”. A sorpresa nella setlist appare “God Send Death”, direttamente dopo “Disciple”, per una accoppiata da “God Hates Us All” da urlo, prima che Tom Araya si porti al bordo del palco: Tom ringrazia i presenti per essere intervenuti a questa serata, prima di strillare “War Ensemble”, per la gioia dei fan. Il mosh è davvero scatenato stasera, forse anche troppo, tanto che si diffonde a tutte le zone del locale, con grande noia di chi non è proprio dedito a certe pratiche; ci colpisce particolarmente una scena che accade a fianco a noi: una ragazza, sguardo fisso al palco, viene spinta da dietro e cade di faccia a terra, rialzandosi in lacrime con sangue copioso che le esce dal naso, senza che nessuno le venga in soccorso. Anche i classici genitori ad accompagnare i figli in fondo alla sala sono ‘molestati’ da alcuni fan particolarmente esagitati. Da segnalare anche la spiacevole abitudine da parte di moltissimi di fumare all’interno della venue, al di fuori delle aree dedicate, anche a fronte di inutili richiami da parte del personale dell’Alcatraz. Si prosegue con “When The Stillness Comes” e “Vices”, dal presente della band, ma è “Mandatory Suicide” a spedire l’hype alle stelle. I suoni sono buoni stasera (anche se il volume è un poco troppo alto), a supportare al meglio l’esibizione dei quattro sul palco; Gary Holt è il più mobile del lotto e sorride e scherza con i fan, mentre King non uscirà mai dal personaggio durante tutto lo show. Grandioso e potentissimo come sempre il drumming di Paul Bostaph, a creare una vera linea di fuoco dietro a Tom Araya, decisamente in ‘voce’. Dopo la classica “Chemical Warfare”, Araya rivolge nuovamente la parola ai presenti, annunciando materiale da “Show No Mercy”, dal quale è proposto un potente medley tra “Die By The Sword” e “Black Magic”. La nuova “Implode” termina con il buio sul palco e alla ricomparsa delle luci l’imponente sfondo è cambiato, sfoggiante ora elementi più tradizionali per la band, che prosegue l’esibizione con “Seasons In The Abyss”. Tom Araya chiede al microfono, in italiano, ai fan a ridosso delle prime file di andare indietro, visto che la violenza del ‘pogo’ sta schiacciando i fan in transenna, ma questo appello viene inascoltato e lo show prosegue con una devastante “Hell Awaits”. A questo punto il cantante/bassista si ferma completamente e chiede nuovamente ai fan di andare indietro, ripetendo l’appello per due minuti almeno, e lo show riprende solo quando la situazione si normalizza. Araya riparte recitando come di consueto il ritornello di “Dead Skin Mask”, prima di lasciar partire la canzone, alla quale segue “World Painted Blood”, che porta alla pausa. Il massacro sonoro riprende con l’encore iniziato da “South Of Heaven”, prima che l’inferno sonoro a nome “Raining Blood” venga accolto con la più grande ovazione della serata. “Angel Of Death” chiude e manda tutti a casa. Cosa dire per chiudere con questo report? Musicalmente una grandissima serata, con tre ottime band supportate da suoni buonissimi; grande conferma i Kvelertak, molto apprezzati, ed Anthrax e Slayer hanno fatto…gli Anthrax e gli Slayer, che altro aggiungere? Onestamente chi vi scrive si è trovato un poco a disagio questa sera tra i fan del gruppo americano, visto che qualcuno si è dimostrato particolarmente violento e maleducato, tanto che l’intervento da parte di Araya a supporto dei fan nelle prime file non è apparso affatto sorprendente.

 

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