18/06/2013 - Slayer – Firenze @ Teatro ObiHall - Firenze

Pubblicato il 21/06/2013 da

Report a cura di Claudio Luciani

Gli Slayer a Firenze sono un fatto piuttosto insolito, tanto che la gente di Toscana (e oltre, supponiamo) si è recata in massa all’ObiHall per dare supporto a una delle più importanti e storiche heavy metal band del pianeta: chiaro che noi non potevamo essere da meno. Seppure inizialmente è serpeggiata un po’ di perplessità, causata dall’assenza del gruppo di supporto, questa si è dileguata non appena gli Slayer hanno imbracciato gli strumenti, dando il via a una gran serata impreziosita, nelle ore precedenti, dal momento del Meet ‘n’ Greet, durante il quale i vincitori del nostro concorso hanno potuto stringere la mano ai loro ‘eroi’!

slayer - tour - 2013
Tanti sono i commenti che si fanno, nella comunità metallica, sulle ultime vicissitudini di formazione (e tour) degli Slayer: quelli che vanno per la maggiore parlano di un gruppo che non è più il solito gruppo, che di membri originali ce ne sono solo due, che ‘ormai vai a sapere te…”. Chiara è la liceità di queste affermazioni, che esprimono parte della verità annessa al caso, ma l’utilità dov’è? A noi, forse malfidenti, pare di vederla entro l’insieme degli scopi (più o meno coscientemente) personali. Perché dire queste cose e perché dirle con l’aria insofferente tutta tipica del metallaro annoiato, quello che ormai sa tutto, se non per darsi quell’attimo di lustro di fronte al meno esperto di turno? Per carità, non c’è nulla di male nel cercare qualche istante di plauso & sconcerto, tuttavia la brama di ciò porta sovente a considerazioni sbrigative e superficiali dei fatti: per quanto gli Slayer siano, principalmente, quelli che si pronunciano in filastrocca ‘ArayaHannemanKingLombardo’, rimane vero che martedì sera, sul palco dell’ObiHall di Firenze, c’erano quattro leggende del thrash metal statunitense. Accanto ai benemeriti King e Araya, figuravano infatti Gary Holt (dagli Exodus, mica bruscolini) e Paul Bostaph, che iniziò la parte saliente della sua carriera con i Forbidden (combo thrash di seconda generazione, fautore di grandi dischi come “Twisted Into Form”: ve lo ricordate?): senza dubbio stiamo parlando di un evento di sicuro interesse. La serata viene aperta con “World Painted Blood”, dall’ultimo album, e da subito mette in evidenza due cose: la prima, più immediata, è la buona qualità del suono (forse la cassa è un po’ più alta del dovuto, ma si tratta di quisquilie) grazie all’acustica del locale e, anche, ad un volume ‘controllato’, che in qualche modo rende tutti gli strumenti possibili da seguire; la seconda, più importante, è l’ormai completa integrazione di Gary Holt nel tessuto sonoro della band. Se all’inizio di quest’avventura (come al Big Four) si aveva un’impressione di partecipazione non ancora organica, tale da limitare un po’ la resa della band, il concerto di martedì sera ha messo in mostra un chitarrista padrone del suo ruolo e capace di apporre, nei limiti del necessario e ortodosso rispetto della situazione, il suo contributo: per esempio, gli assoli affidatigli presentavano tutti delle leggere variazioni secondo il suo personale gusto, particolarmente efficace nel rumorismo impresso ad una delle versioni più agghiaccianti di “Dead Skin Mask” che abbiamo mai sentito. Ovviamente l’esecuzione è di alto livello: Paul Bostaph, quadrato e potente come sempre, scandisce i tempi della band in maniera diversa da un Dave Lombardo, più fluido e dinamico, ma questo non limita l’efficacia espressiva degli Slayer che, anzi, ad ogni giro di vite divengono sempre più aggressivi; Tom Araya, in discreta forma, si permette addirittura una gamma di grida come non sentivamo da tempo, impreziosita da una più che rispettabile replica de ‘Il Grido’, ovvero quello che apre “Angel Of Death”. Il pubblico, presente in quantità (circolava voce che i biglietti fossero andati tutti sold out), risponde alla grande mostrando coinvolgimento, specie quando chiama a gran voce il nome di Jeff Hanneman: segue un breve ma significativo istante di raccoglimento. Gli Slayer, tuttavia, sono dei carrarmati e non hanno certo intenzione di fermarsi: nel frattempo la loro esibizione ha assunto il carattere della follia omicida, tanto che la band è quasi in trance e (dopo delle pause iniziali ogni tre-quattro pezzi) comincia a sciorinare un pezzo dopo l’altro senza (quasi) più fermarsi. E’ così che, fedelmente al criterio del ‘darle di santa ragione’, vengono messi fianco a fianco pezzi da “God Hates Us All”, da “Show No Mercy” e “Haunting The Chapel”: in particolare sono i pezzi dei primi lavori a godere maggiormente dell’esperienza della band, come conferma una versione particolarmente estrema di “At Dawn They Sleep”. Chiusa questa parentesi è il momento dei ‘classiconi’, che trovano il modo di lasciare spazio ad un’insolita “Hallowed Point” e che fanno da ponte per quelli che saranno i bis: “South Of Heaven” e “Angel Of Death”. Pensiamo che il metallaro medio, onnisciente e (soprattutto) annoiato cui facevamo cenno prima, giudicherà scontatissimo un tale epilogo ma noi, che probabilmente bruciamo di passione ancor più di quanto brilliamo per razionalità, l’abbiamo comunque trovato una piacevole, necessaria ed esaltante tradizione. Lunga vita agli Slayer, ormai un’istituzione che va oltre il singolo nome.

Setlist:
World Painted Blood
Spirit In Black
War Ensemble
Hate Worldwide
At Dawn They Sleep
Bloodline
Disciple
Mandatory Suicide
Chemical Warfare
Antichrist
Die By The Sword
Post Mortem
Hallowed Point
Season In The Abyss
Hell Awaits
Dead Skin Mask
Raining Blood

Encore:
South Of Heaven
Angel Of Death

PS: sia reso onore alla gestione dell’ObiHall che non ha lesinato sull’aria condizionata, permettendo a tutti di respirare senza difficoltà!

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