25/02/2026 - SLEEP THEORY + THE PRETTY WILD @ Magnolia - Segrate (MI)

Pubblicato il 01/03/2026 da

Report e foto di Riccardo Plata

Dopo una prima calata italica di spalla all’acclamata data dei Falling in Reverse nell’autunno del 2024, è finalmente tempo di vedere in veste di headliner gli Sleep Theory, ancora in rampa di lancio nel Belpaese ma già tra i nomi più acclamati all’estero, come confermato dalla fresca copertina di Metal Hammer UK.
Il motivo di tanto hype è presto detto, dato il loro mix peculiare di modern metalcore, nu metal, pop e R&B che ne fa uno dei nomi di punta della scena baddiecore, perfetta crasi tra l’anima soul dei Sevendust e il ‘metal per le masse’ di Linkin Park e Bring Me The Horizon. La curiosità di vedere in azione il frontman Cullen Moore era tale da richiedere un upgrade di venue – dallo Slaugther Club al Magnolia, se pur nella sua versione indoor – ed il pubblico milanese ha risposto in massa, con un sold-out annunciato in diretta.
Ma prima c’è spazio per il duo al femminile The Pretty Wild, puntuale sul palco quando sono da poco passate le venti, mentre fuori c’è ancora parecchia gente in fila per sbrigare le pratiche di tesseramento…

I THE PRETTY WILD si presentano sulla scia dei sempre più numerosi duetti al femminile – dalle Nova Twins alle Alt Blk Era passando per le veterane Butcher Babies -, con la differenza che Jyl e Julia sono sorelle anche di sangue, oltre che di palco. Su disco la loro proposta, un mischione di modern metalcore e pop/country nell’ennesima variante del baddiecore, non ci ha particolarmente impressionato, e possiamo dire che la resa dal vivo non ci ha fatto cambiare opinione.
L’attenzione ovviamente è per le due cantanti, con il chitarrista e il batterista piuttosto defilati (nessuna traccia del bassista) ma, al netto della discreta presenza scenica e di una buona performance vocale, i pezzi proposti non hanno nulla di memorabile, e anche l’immagine dark presente sull’album (se pur in versione Tim Burton da discount di “Wednesday”) è completamente assente dalla scenografia.
Canzoni come “PARADOX”, “sLeepwALkeR” e “button eyes” sono sì gradevoli all’ascolto, ma restano impressi nella corteccia cerebrale il tempo di uno scroll: il pubblico in sala, nel frattempo accorso fino quasi a riempire tutto il tendone del Magnolia, sembra comunque gradire l’operato del duo di Las Vegas, salutato tra gli applausi dopo una mezz’ora di riscaldamento.

Sarà anche per effetto dell’atmosfera creata dalla luce rossa che avvolge il palco durante l’esecuzione di “Fallout”, ma fin dall’ingresso gli SLEEP THEORY calamitano l’attenzione di tutto il pubblico grazie al magnetismo del frontman Cullen Moore, sorta di reboot di Lajon Whiterspoon (storico cantante dei Sevendust) all’epoca di metalcore e Tik Tok.
Curiosamente, però, nonostante l’età media abbastanza bassa, non saranno moltissimi gli smartphone impegnati a riprendere (atteggiamento ormai più tipico forse di fasce d’età più alte?); tra i momenti catturati da molti dei presenti non stupisce ci sia la cover di “Bye Bye Bye” degli NSYNC’: l’accostamento tra boy band e metal non è una novità in quest’epoca sempre più fluida (c’è chi ha costruito una carriera ispirandosi ai Backstreet Boys, tipo i Blind Channel), ma tenere testa a Justin Timberlake non è impresa per tutti; ebbene l’ex veterano della US Army ha superato appieno l’esame, così come nella parte centrale della setlist mostra la sua passione per l’R&B, dando prova del suo cromatismo vocale durante l’esecuzione delle varie “Just A Mistake”, “Gravity” e “It’s Over”.

Il tratto distintivo della band del Tennessee è tuttavia la capacità di unire la componente soul a quella heavy (“Paralyzed”, “Hourglass”), grazie anche al prezioso contributo del chitarrista Daniel Pruitt, autore delle parti in scream, nonché fratello del batterista Ben Pruitt. Non da meno il contributo del bassista Paolo Vergara, scenografico nello scuotimento di chioma nonché sodale di Moore fin dal giorno zero degli Sleep Theory – come non manca di ricordare lo stesso cantante durante l’esecuzione di “My Heart”, cover dei Paramore e primo brano arrangiato insieme dai due.
Tra qualche altro rivisitazione pop (“Can You Stand The Rain” dei Boyz II Men, “Cruel Summer” di Taylor Swift) e ripescaggi dell’EP d’esordio “Paper Hearts” (“Another Way”,”It’s Over”) lo show sfiora l’ora e mezza di durata nonostante un solo full-length all’attivo, fino alla chiusura col botto affidata a “Static”, super hit caricata a molla da synth e autotune prima del micidiale breakdown, che scatena il primo circle pit pur nel locale gremito in ogni ordine di posto.
Facile immaginare un destino identico per la prossima calata italica, senza dubbio in una venue ancora più spaziosa del pur sempre accogliente Circolo Magnolia.

THE PRETTY WILD

SLEEP THEORY

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