09/02/2011 - Sodom + Die Hard + Irreverence @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 20/02/2011 da

Introduzione a cura di Igor Belotti
Report a cura di Igor Belotti e Fabio Galli

Nuova calata italica per i Sodom, veterani della scena thrash europea e da sempre nome di punta della scuola tedesca. La band di Tom Angelripper non ha certo trascurato i palchi italiani negli ultimi anni, ma questa volta c’erano due novità: la prima è ovviamente il nuovo album “In War and Pieces”, assolutamente convincente e che riconferma la band in buona forma come il precedente disco omonimo del 2006 e l’ormai classico “M16” (2001), arrivati dopo un paio di passi falsi a metà degli anni ’90; La seconda novità è ovviamente il batterista Markus “Makka” Freiwald che ha sostituito il dimissionario Bobby Schottkowski, che pare aver lasciato il gruppo dopo le registrazioni del nuovo album per problemi con il leader Tom Angelripper. Dispiace per la dipartita del veterano Schottkowski, membro fin dalla seconda metà degli anni ’90, ma il drumming del nuovo arrivato è davvero ineccepibile e il sound del gruppo non può che guadagnarne. Con i suoi capelli corti Freiwald forse non ha l’aspetto del classico metallaro che ci si aspetta come componente dei Sodom e può risultare ai più un volto sconosciuto. Invece Markus è un personaggio vanta anni di esperienza come session live e in studio, oltre ad aver suonato nei Despair di Waldemar Sorychta, già produttore del nuovo “In War and Pieces”, oltre che di Moonspell, Tiamat e altri gruppi del roster Century Media e non solo. La precisione del suo stile è apparsa evidente fin dai primi momenti del concerto di Trezzo ed è apparso già ben inserito nella band, completata da Bernemann, chitarrista del gruppo da quasi quindici anni e dal leader di sempre Tom Angelripper al basso e alla voce.

IRRIVERENCE

Arrivati con largo anticipo alla venue causa Meet&Greet con i Sodom, ci fiondiamo tra le prime file per gustarci la performance dei nostrani Irriverence, act locale scelto per la data di Trezzo. I quattro milanesi salgono sul palco carichi e noncuranti dei pochi presenti accorsi all’evento: discreta la presenza scenica della formazione, troppo statica sul palco ad eccezione del cantante/chitarrista Riccardo Paioro, protagonista di una prova energica sia dietro al microfono che alla sei corde. Pur allontanandoci di qualche metro dal palco, il suono eccessivamente impastato delle chitarre non rende giustizia alle ritmiche complesse delle granitiche "The Shepherd Dog", "War Was Won" e "Instinct Of Death": lo scarso pubblico presente sembra comunque gradire e non perde occasione di tributare applausi ed incitamenti alla fine degli ogni brano. Il momento dell’addio arriva con una versione vitaminizzata di “Aces Of Spades” seguita da una cover di Onkel Tom Angelripper. Pur con qualche lacuna dal punto di vista scenico, i meneghini Irriverence non hanno certo sfigurato nel loro ruolo di apripista e tra gli applausi abbandonano il palco. (Fabio Galli)

DIE HARD

Dopo l’esibizione dei milanesi Irriverence è il momento degli svedesi Die Hard. Loro sono il gruppo supporto “ufficiale” per questo "In War and Pieces Tour" e sono un trio che comprende il cantante chitarrista Hasse Hansson, il bassista Harry e il batterista Simon (aiutati dal vivo da un altro chitarrista) e che provengono dalla stessa Uppsala satanica che ha generato i Watain. La loro proposta è un thrash metal a tratti speed e con una certa fascinazione per il black metal e un immaginario satanico. La proposta del gruppo rimanda ad una versione odierna (perlomeno nell’immagine e nell’attitudine) della primissima formazione dei Sodom, quelli più satanici e col make-up, e delle prime black metal band in generale, tipo Venom e primissimi Slayer, quando i confini tra thrash, speed e black metal non erano ancora definiti. Proprio dei Venom i Die Hard, dai quali prendono anche il loro nome, dal vivo eseguono "Countess Bathory". Il pubblico thrash metal richiamato dai Sodom è indubbiamente ricettivo alla proposta musicale degli svedesi, che forniscono un buon riscaldamento prima degli headliner. (Igor Belotti)

SODOM

Cala l’oscurità e le luci colorano di rosso la copertina dell’ultimo "In War and Pieces" che troneggia come scenografia palco mentre l’intro marziale preannuncia l’ingresso sul palco della band di Essen. Tom Angelripper, Bernemann e il nuovo batterista Markus fanno il loro ingresso del palco sulle note dell’omonima canzone che dà titolo al nuovo album, ma appena attaccano è evidente che qualcosa non va, la chitarra di Bernemann è completamente muta! Il chitarrista abbozza un sorriso e torna in disparte, mentre i roadie cercano freneticamente di risolvere il problema. Fortunatamente Bernemann è in grado di riunirsi velocemente al resto della band, che nel frattempo aveva fatto buon viso a cattivo gioco lanciandosi in una esecuzione della canzone solo con basso, batteria e voce. Il pubblico accoglie calorosamente l’inizio del concerto, che prosegue con una versione velocissima di "Sodomy and Lust", ma dopo una trentina di secondi l’intero impianto smette di funzionare! E’ evidente che la band non può proseguire, essendo udibili solo i volumi del palco, ed è quindi costretta ad interrompere lo spettacolo. Seguono una decina di minuti in cui il palco diventa un viavai di tecnici e roadie. Il pubblico pazienta, anche se, visto il protrarsi dell’interruzione, ad un certo punto ci si inizia a chiedere se il concerto proseguirà o meno. Proprio in quel momento la band torna sul palco, e riattacca da capo con "Sodomy And Lust". Un inizio di concerto così problematico avrebbe reso incerta più di una band, ma il trio tedesco è un veterano delle scena e non si fa per nulla intimidire, proseguendo il resto del concerto con la giusta carica e determinazione. Il concerto, con una scaletta ben bilanciata tra i classici e pezzi più recenti, e prosegue con "M16", title-track dell’omonimo album di ormai dieci anni fa, a cui segue il classico "Outbreak of Evil" dall’ormai leggendario EP d’esordio "In The Sign of Evil". La prova del nuovo batterista Markus è davvero buona, le sue abilità sono molto superiori a quelle suo predecessore, e un ottimo batterista in un genere come il thrash metal fa davvero la differenza. Il concerto prosegue con il trascinante mid-tempo di "The Saw is the Law", uno dei pezzi più caratteristici dell’album "Better Off Dead" del 1990, a cui segue "Nuclear Winter" dall’ormai lontano "Persecution Mania" (1987), pezzo che fa la felicità di molti dei presenti, fan di vecchia data, ma anche giovani fan che nel 1987 non erano nemmeno ancora nati. Il nuovo album fa di nuovo capolino con "The Art of Killing Poetry", mentre il penultimo album del 2006 è rappresentato da "City of God". Il pubblico partecipa, alcuni gridano il nome del gruppo a gran voce nelle pause tra un pezzo e l’altro e la band a questo punto è inzuppata di sudore, con tanto di Tom Angelripper a torso nudo, segno che l’esibizione è stata della giusta intensità. "Agent Orange" è forse il pezzo più classico del repertorio del gruppo e che la band non poteva certo non eseguire, seguita dalla motoreadiana "Ausgebombt", uno di quei brani quasi punk tipici dei Sodom. La chiusura è affidata a "Napalm in the Morning", uno dei classici ”moderni” del gruppo, e i nostri si congedano e abbandonano il palco. Ovviamente non si tratta del saluto definitivo: la formazione torna sul palco per l’accoppiata "Remember the Fallen" e una velocissima "Bombenhagel". Il thrash metal dei Sodom è una certezza che dura da oltre venticinque anni. (Igor Belotti)

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