17/07/2026 - SOJOURNER + AMALEKIM + SKUGGOR + TAUR-IM-DUINATH @ Slaughter Club - Paderno Dugnano (MI)

Pubblicato il 20/07/2026 da

In un’altra estate segnata dal passo (e dai lunghissimi, spesso inevitabili, strascichi polemici) dei grandi eventi musicali, la nostra musica preferita continua comunque a vivere anche (e forse, soprattutto), in serate e concerti sicuramente di minor portata in termini di pubblico, ma non di qualità della musica.
È il caso della data che vi andiamo a raccontare: una costola ‘estiva’ dell’Avantgarde Music festival di settembre, un appuntamento ‘laterale’ dell’omonima etichetta italiana, vera e propria certezza nell’ambiente black metal (e non solo), che in un caldissimo venerdì di metà agosto prova a dare un po’ di refrigerio imbastendo una line-up crepuscolare, con i ‘figliol prodighi’ Sojourner, freschi del nuovissimo “Gateways” (a segnare il ritorno all’etichetta degli esordi, e nuova musica dopo sei anni di silenzio) ad istoriare scenari polverosi dove black, epica e melodie si fondono, gli Amalekim ad incendiare tutto, sprezzanti delle temperature tropicali, a colpi di black metal affilato e tiratissimo, e Skuggor e Taur-Im-Duinath a dipingere con colori di vento e foglie morte il resto del quadro.
Sulla carta, una serata di tutto rispetto, costellata, purtroppo da numerosi imprevisti nei mesi e settimane antecedenti lo svolgimento: prima l’annullamento forzato dei Remina, formazione in cui sono coinvolti sia Mike Lamb che Heike Langhans dei Sojourner, con quest’ultima impossibilitata a partire per problemi burocratici legati al visto sudafricano e i già citati torinesi Taur-Im-Duinath inseriti in corsa; poi, la chiusura improvvisa del Legend Club per lavori di adeguamento normativo, con la conseguente necessità di spostare il concerto – la scelta è stata quella di rimanere nel territorio milanese, seppur un po’ fuori portata per chi non ha la macchina, e convogliare tutto allo Slaughter Club di Paderno Dugnano.
A voi il resoconto di come è andata.

Quando facciamo il nostro ingresso nel locale, il pubblico appare ancora sparuto – e purtroppo i numeri non cambieranno tantissimo nel corso della serata, chiusa con un centinaio di partecipanti – impegnato a trovare refrigerio al bancone del bar o davanti gli enormi ventilatori industriali, accesi per scongiurare (intento riuscito solo in parte) la sensazione di clima da paludi della Lousiana.
I TAUR-IM DUINATH non si scompongono minimamente nè della luce che ancora illumina il locale filtrando dalle vetrate, nè delle poche persone davanti al palco: i quattro attaccano a suonare con una coesione e una grinta navigate, regalando un set carico di energia ed emozioni. Non è scontato che un progetto nato in solitaria e in studio, come questo, abbia una resa live altrettanto intensa o efficace, soprattutto se si parla di black metal boschivo e muschioso, popolato da quanto fatto da Agalloch, Panopticon ed Empyrium; in questo caso, invece, bisogna riconoscere a Francesco Del Vecchio (chiamato, come vedremo, in causa più volte del corso della serata) e soci la capacità di riadattare bene cori, riff taglienti, intermezzi naturalistici e momenti più tirati per essere riproposti sulle assi di un palco.
Peccato per qualche problema ai suoni – soprattutto le voci saranno il tasto dolente della serata – ma abbiamo comunque potuto apprezzare estratti dall’ultimo “Verso Casa” come “Madre Notte”, “Vento Errante” o “Ritorno”, determinati a continuare a tenere d’occhio il percorso dei nostri.

Si rimane su coordinate vagamente simili con gli SKUGGOR, originariamente one-man project dello svedese M, poi portato anche in una dimensione live grazie al supporto di altri musicisti.
Rispetto a quando li avevamo visti, un paio di anni fa, di spalla a Midnight Odyssey, qui ritroviamo il musicista svedese, oltre che alla voce, alla batteria (in quella passata occasione era invece alla chitarra), con due chitarristi (uno dei quali è ancora una volta Del Vecchio) di supporto; forse l’ampiezza del palco e della location fa perdere un po’ dell’atmosfera raccolta, tra sogno e natura, apprezzate in passato, ma comunque i tre, coadiuvati da basi pre-registrate, riescono comunque a stregare il pubblico, evocando tanto boschi al chiaro di luna, che talvolta la linfa nera di “Filosofem” o certo black metal vampiresco e sinfonico.
Vengono anche anticipati estratti, tra cui “The Fire” dal nuovo album in uscita a settembre, e gli astanti comunque dimostrano di apprezzare la particolare inflessione che i nostri riescono a dare al genere madre.

Agli AMALEKIM, invece, tocca la presenza e la partecipazione più sentita di tutta la serata: sicuramente il fatto di giocare ‘in casa’ (la formazione italo-polacca ha comunque parte dei suoi componenti in territorio lombardo) gioca a loro favore, ma anche la proposta musicale, un ferale black metal figlio bastardo di Mgla, Watain e Dissection, suonato con trasporto, furia selvaggia e dedizione, viene scaraventata sulla platea con forza.
Con cappucci e face-painting nero d’ordinanza nonostante le temperature proibitive, i quattro non guardano in faccia a niente e nessuno, regalando un set virulento e spietato, con quel pizzico di misticismo e solennità necessari a molti di coloro che si fregiano di portare alta la fiamma più nera della musica estrema, soprattutto se, oltre ai riff dentellati, voci ora sibilanti e ora salmodianti, una sezione ritmica velenosa, si affiancano, come in questo caso, tematiche filosofiche o esoteriche.
Il percorso della band è sempre stato coerente e tetragono, sia nel costruire una propria identità (per quanto non necessariamente originale ad ogni costo) che nel rivendicare la propria appartenenza alla parte della scena black metal poc’anzi accennata, e stasera ne abbiamo un’ulteriore conferma, per coesione e attitudine.
Detto dei problemi alle voci qui e lì già accennati, la performance risulta comunque ottima, lasciandoci con la curiosità di ascoltare, speriamo presto, il successore di “Shir Hashirim”.

Il turno degli headliner arriva con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia, ma i SOJOURNER sono in vena di festeggiare non solo la fine di questo mini-tour estivo, ma anche l’uscita di nuova musica dopo tanti anni di silenzio.
Con sguardo divertito, vediamo salire sul palco, accanto al cantante americano Emilio Crespo e al batterista Riccardo Floridia (in sgargiante maglietta dell’Inter), gli Skuggor al completo come parte della formazione live (con Del Vecchio quindi al terzo – ! – set della serata) a chitarre e basso.
I nostri sono carichi e desiderosi di esorcizzare le sfighe passate con un’ora abbondante di musica (nonostante problemi tecnici vari nel corso dello show), anche se dobbiamo dire che il pubblico, leggermente diradato, non sempre si mostra caloroso o battagliero come vorrebbero: sicuramente stanchezza e caldo fanno la loro parte, ma forse anche l’immaginario black metal a metà tra contemplazione naturale ed epicità polverosa costruito in dodici anni di onorata carriera non è certo focalizzato su battimani o acclamazioni.
Vero è che negli ultimi anni la parte più canonicamente black si è via via stemperata in un ‘semplice’ (si fa per dire) metal estremo, molto più ancorato ad hook melodici e ritornelli dalla facile presa live, e questo risulta evidente negli estratti dall’ultimo “Gateways”, da “Lunar Tear” a “Dawnrays”.
Quando però arriva il momento di scavare nel passato, omaggiando il primo “Empires Of Ash” con “Bound By Blood” e la sentita “Heritage of the Natural Realm”, o con “An Oath Sworn in Sorrow” (cantata per l’occasione insieme ad un amico/fan venuto apposta da Boston per il concerto), è lì che esce nuovamente in superficie la vena pulsante di leggende consumate dal tempo, epica annerita e strade dimenticate che hanno contribuito a consolidare il nome dei Sojourner nelle stanze già abitate da Summoning, Caladan Brood e Gallowbraid.
Come scrivevamo in sede di recensione, continuiamo a sperare in un ritorno verso questo tipo di sonorità, ma allo stesso tempo possiamo testimoniare come le scelte più recenti possano invece arrivare e raccogliere un pubblico più trasversale, specialmente se continueranno a calcare i palchi in giro per il mondo: in questo senso, siamo sicuri che la grinta di Crespo possa essere un efficace traino per coinvolgere molte platee.
La serata finisce tra la gratitudine dei musicisti verso pubblico ed etichetta, ed applausi meritati.
L’appuntamento è, per gli appassionati, i primi di settembre con il festival vero e proprio, con Vinterland, Moonlight Sorcery e molti altri.

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