26/02/2011 - Sonata Arctica + Labyrinth + 4th Dimension @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 04/03/2011 da

Report a cura di Matteo Cereda
Foto di Francesco Castaldo

Dopo il rinvio a causa dell’infortunio al braccio del chitarrista Elias Viljanen, è tempo per i Sonata Arctica di sdebitarsi con il pubblico italiano in febbrile attesa della band finlandese da fine settembre. Il tutto esaurito è giustificato anche dall’iniziale e solo successivamente smentita notizia che il sestetto scandinavo avrebbe registrato un DVD proprio durante la data milanese, ma a giudicare dall’ardore dei fan questa successiva e triste comunicazione non ha influito più di tanto sull’umore di un pubblico particolarmente caldo e vario seppur indirizzato su un’età media piuttosto bassa. I Sonata Arctica, accompagnati dai portabandiera del power metal tricolore Labyrinth, dal canto loro si presenteranno con una setlist d’eccezione che ricalca proprio quanto promesso in precedenza.

 

 

4TH DIMENSION

A dare il via alla serata ci pensano i nostrani 4th Dimension, che sin dal nome dimostrano la propria venerazione per gli Stratovarius e per la causa power metal in genere. La band veneta, che ha da poco debuttato sulla lunga distanza con “The White Path Of Rebirth”, suona con determinazione e buona compattezza stimolata dalla grande opportunità di trovarsi di fronte una platea così importante. Il songwriting non si può dire sia altrettanto convincente, ancorato com’è in maniera eccessiva agli schemi dettati anni orsono dai vari Helloween, Stratovarius, primi Sonata Arctica e, per rimanere nel territorio italiano, primi Vision Divine. Per catturare l’attenzione del pubblico servirà in futuro una maggiore personalità, ciò nonostante i presenti sotto il palco si dimostrano benevoli con il quintetto tricolore al termine della breve performance culminata con l’esecuzione finale di “Angel’s Call”.

 

LABYRINTH

E’ con grande grinta che i Labyrinth si presentano all’Alcatraz di Milano sulle note di “The Shooting Star”, opener dell’ultimo fortunato album “Return To Heaven Denied Pt.2”. La band di origine toscana appare in buona forma e soprattutto mostra una coesione fra i vari membri che fa ben sperare per il futuro. Il tempo a disposizione di Olaf Thorsen e soci è veramente tiranno ma i nostri, tra una battuta di Tiranti e l’altra, hanno l’opportunità di eseguire pezzi tratti dal sopra citato ultimo disco in studio (“Sailors Of Time” e “A Chance”), destando ottime impressioni, senza dimenticare i classici di sempre come “In The Shade”, “New Horizons” e “Moonlight”, degna chiusura di un breve ma intenso spettacolo salutato con affetto e calore da un pubblico già numeroso. Dispiace constatare che le seconde voci, molto presenti nei brani più recenti, siano registrate in base, ma d’altronde questa è una scelta che fanno molte band al giorno d’oggi, compresi i Sonata Arctica pochi istanti dopo.

 

 

SONATA ARCTICA

Alle nove in punto arriva il momento dei Sonata Arctica, accolti con grande entusiasmo dal numeroso pubblico che riempe l’Alcatraz milanese. Sin dall’introduzione registrata, tratta dall’ultimo disco “The Days Of Grays”, si intuisce l’ottima resa dell’impianto luci supportato da led azzurri che compongono la scritta “Sonata”. La partenza è dirompente con un pezzo immediato come “Flag In The Ground”, ultimo singolo della band finlandese, seguita a ruota dalla bellissima “Last Amazing Grace” e “Juliet”, che materializzano un ottimo avvio incentrato sulle ultime composizioni. La band sembra in grande forma, mostrando compattezza e precisione nell’esecuzione dei vari brani. Finalmente possiamo godere di un Tony Kakko in voce, capace di interpretare al meglio i pezzi, non solo dal punto di vista tecnico ma anche sotto il profilo del feeling. Non poteva mancare il classico “Replica”, cantata a gran voce da tutti i presenti, mentre la successiva “Blank File” si rivela una piacevolissima sorpresa. L’opener dell’indimenticato debutto “Ecliptica” non è una canzone che i Sonata eseguono molto spesso nelle loro setlist, per questo apprezziamo lo sforzo e la resa finale, pur non potendo fare a meno di notare l’abbassamento di tonalità per meglio venir incontro alle esigenze vocali del singer Kakko. Lo spettacolo prosegue nel migliore dei modi con il sestetto scandinavo sempre estremamente preciso nella propria performance, che alterna classici cantabili dalla platea del calibro di “Foolmoon” a pezzi più recenti come “Paid Is Full”, mentre a chiudere la prima parte di spettacolo ci pensa la debordante opener di “Unia” a titolo “Black And White”. Dopo una breve pausa i Sonata si ripresentano tra gli applausi per dar vita ad un piacevolissimo e prolungato intermezzo acustico in cui la band dimostra di saper affrontare nel migliore dei modi anche questa dimensione musicale. Tra i brani eseguiti in questo piacevole siparietto spiccano una coinvolgente versione di “Shy”, tratta dall’EP “Successor”, e l’ottima ballata “Letter To Dana”, senza tuttavia dimenticare la cover di Del Shannon “Runaway” e la poco conosciuta bonus track di “Ecliptica" “Mary-Lou”. A questo punto il pubblico appare visibilmente soddisfatto, ma prima del congedo c’è spazio per il gran finale firmato “Caleb” e soprattutto “Don’t Say A Word”. La simpatica e folkloristica “Vodka” funge da saluto, come sempre da un po’ di tempo a questa parte nei concerti della band finlandese, che ha mostrato una volta di più il suo talento con un concerto avvincente nell’esecuzione e nella scelta delle canzoni.


 

 

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