12/03/2006 - Soulfly @ Rolling Stone - Milano

Pubblicato il 16/03/2006 da

A cura di Marco Gallarati
Foto di Barbara Francone – Roadrunner Records (www.roadrunnerrecords.it)


Terza ed ultima tappa italiana per i Soulfly, indefessi girovaghi d’Europa! Milano ed il Rolling Stone accolgono ancora una volta una cospicua dose di metallari (e pure moltissimi non) per un appuntamento praticamente imperdibile: ed infatti, com’era logico, considerata la bellezza di “Dark Ages”, l’ultima prova in studio della band di Max Cavalera, il locale meneghino è ben più che pieno di spettatori, in tranquilla attesa dell’ennesima scarica adrenalinica che solo un frontman carismatico e trascinante, quale Max, è capace di dare. All’interno della venue, i ragazzi con indosso la maglia del Brasile non si riescono a contare con due sole mani e tutto sembra essere pronto per un grande spettacolo. Il tempo di ingollarsi una profumata (soprattutto per il prezzo!) birra viene trascorso, purtroppo, alla mercé degli italiani Rosko’s, formazione da poco affacciatisi sul mercato e che, senza alcun valido motivo musicale, viene messa a suonare di spalla ad un gruppo monstre del calibro dei Soulfly: totale indifferenza è ciò che il sottoscritto ha provato nell’udire il minestrone sonoro, debole e svogliato, proposto dalla band…un mix insulso di punk, metal e rock che non convincerebbe neanche il più modaiolo dei presenti. Ma chiamare qualche altro nome, un minimo più rinomato e valente, non valeva proprio la pena? Va be’, attendiamo pazientemente l’elaborato cambio palco e speriamo che Max ci faccia saltare alla grande!

SOULFLY

Ci siamo, finalmente! L’intro pomposa ed epicheggiante non viene fatta neanche terminare…un paio di colpi ai piatti e via si parte con “Babylon”, l’opener di “Dark Ages”! Come al solito, il primo pezzo viene accolto dalla folla come un sol uomo ed il locale si sveglia dal torpore: la voce di Max è persa nella cacofonia delle chitarre, chiaramente ancora da sistemare, ma il groove è subito ottimo e il pit si scatena. Joe Nunez, dietro le pelli, sarà la relativa sorpresa della serata, un batterista davvero con i controfiocchi; e lo stesso si potrà dire dei compari Bobby Burns e Marc Rizzo, quest’ultimo indemoniato e saltellante dalla prima esecuzione all’ultima. Di contrasto, la prestazione di Cavalera, pur restando di certo ottimale sotto il profilo del carisma e della grinta trascinatrice, risulterà un po’ sottotono, persa fra una voce non ai massimi livelli di potenza e tenuta. Lo show è comunque micidiale per intensità e per continuità: pochissime parole, tanti incitamenti e qualche saluto per una performance fisica e “sudata”, la quale attraverserà tutta la carriera dei Soulfly, senza tralasciare un solo episodio. I lavori più saccheggiati – e si continua nella prevedibilità – sono stati il debutto omonimo e “Dark Ages”, ovvero gli episodi più diretti e violenti della discografia della band: “Arise Again”, “I And I”, “Frontlines”, “Carved Inside” e i più datati “Fire”, “No Hope = No Fear”, “Tribe”, hanno esaltato l’audience, spesso presa di contropiede dai rapidi cambi di canzone attuati dai ragazzi, davvero poco propensi a concedere pause. “Primitive” ha donato dalla sua tracklist l’hit “Back To The Primitive”, “The Prophet” e la devastante “Bring It”, introdotta a tradimento dalla parte iniziale di “Jumpdafuckup”. Il delirio vero, però, è ovviamente sopraggiunto nel momento in cui sono entrati in scena i Sepultura: ben tre volte Max ha riesumato i capolavori della sua band-madre…prima con la mitica “Roots Bloody Roots”, poi con il massacro di “Refuse/Resist” ed infine con la datatissima “Troops Of Doom”. Il concerto, a parte le sorprese (annunciate) della setlist, ha offerto pochi altri spunti di colore, non fosse che per le spagnoleggianti imprese di Marc Rizzo alla chitarra, per una classica tribal jam (tutte uguali, poi!) e per alcune sezioni strumentali intense e più introspettive. Gran finale con “The Song Remains Insane” e con il bis di “Eye For An Eye”, la primissima canzone in assoluto composta da Max dopo lo split con i Sepultura, uno dei pezzi a cui il singer è più legato. Un rapido saluto e giù dal palco, nulla più, nulla meno. Prestazione alla Soulfly, quindi…enorme coinvolgimento, canzoni trascinanti e tanta musica. Suono caotico e nichilista, proprio come nell’ottica della band. Anche stavolta si va a casa soddisfatti!


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