04/06/2012 - Soundgarden + Refused + The Afghan Whigs @ Arena Fiera Milano - Rho (MI)

Pubblicato il 09/06/2012 da

Introduzione a cura di Marco Gallarati
Report a cura di Matteo Cereda e Marco Gallarati
Foto di Francesco Castaldo

Sedici anni sono trascorsi da “Down On The Upside”, ultimo loro full-length ufficiale, e allo stesso periodo risale la loro ultima calata in Italia; e poco più di quindici anni ci dividono dall’annuncio dello scioglimento del gruppo, avvenuto il 7 aprile 1997. Ma finalmente, addì 4 giugno 2012, i Soundgarden – assieme a Pearl Jam, Nirvana ed Alice In Chains paladini assoluti dell’epopea grunge dei Nineties – fanno un attesissimo ritorno nello Stivale prendendo d’assalto l’Arena Fiera Milano di Rho in un lunedì dal tempo incerto e soprattutto lavorativo, oltre che a ridosso di un evento più di nicchia rappresentato dalla tre-giorni metallica del tanto discusso Metalfest. Il target di pubblico è comunque diverso e, se proprio dobbiamo fare un paragone, la reunion dei Soundgarden è vagamente accostabile a quella dei System Of A Down l’anno scorso, con la fondamentale differenza, però, della distanza intercorsa tra split e riunione delle due formazioni citate, lasso di tempo che ha di fatto escluso dalla potenziale audience di quest’oggi i rock-metallari più giovani, riservando invece agli ormai trentenni (e oltre) reduci del periodo grunge il piacere di un revival ormai insperato. Il panegirico soprastante semplicemente per dire che l’affluenza all’evento è stata purtroppo risicata, attorno alle poche migliaia di persone, in una cornice open air che ha visto anche la totale assenza di stand musicali e di merchandise, colmata solo dall’ovvia presenza di stazioni gastronomiche in abbondanza. L’atmosfera respirata, comunque, allietata anche da un clima fresco che è andato via via migliorando, è stata molto piacevole e le band in esibizione hanno fatto il loro dovere appieno, a partire dagli eccezionali e seminali Refused. Purtroppo, per ovvi motivi lavorativi, Metalitalia.com non è riuscita a seguire le pomeridiane performance dei belgi Triggerfinger – valido power-trio originario di Anversa e non più giovanissimo – e degli americani The Gaslight Anthem – punk-rock molto leggero ben sponsorizzato dal Boss Bruce Springsteen in persona – arrivando in loco ad altezza aperitivo e orario The Afghan Whigs. E quindi, nel rivisitare la serata di rock-metal alternativo in questione, andiamo a partire proprio da loro…

THE AFGHAN WHIGS
Notiamo già una discreta presenza di pubblico allorquando i The Afghan Whigs iniziano la loro performance poco dopo le 18. Pur non conoscendo i pezzi del gruppo statunitense, godiamo di un’ottima resa sonora e soprattutto di una band con spiccata personalità. Il sound messo insieme dal combo originario di Cincinnati è un intrigante mix in cui la base alternative rock viene condita da influenze funky, grunge, blues e soul. Gli intrecci sonori delle tre chitarre, i deliziosi tappeti di tastiera, le ritmiche funky e gli inserti di violoncello, sono i tratti salienti di un sound personale e contaminato, su cui il leader Greg Dulli costruisce linee vocali non banali e con una timbrica sporca e profonda. La band ha debuttato nel lontano 1988, si è sciolta nel 2001 e si è recentemente riunita, l’esperienza si vede e la compattezza sembra non mancare, a dispetto degli anni passati in naftalina. Il pubblico ci mette un po’ a carburare e a capire la proposta, ma alla fine per i The Afghan Whigs ci sono solo meritati applausi.
(Matteo Cereda)

 

REFUSED
Un evento nell’evento, poco ma sicuro. Se la reunion dei Soundgarden è certamente la ragione principe a catalizzare sul cemento dell’Arena Fiera Milano un’audience non esagerata ma comunque vogliosa di divertirsi e rivivere fasti passati, quella degli svedesi Refused passa quasi inosservata ma è di sicuro altrettanto importante e storica. Seminali e pionieri nell’intendere il punk-hardcore come qualcosa di più del semplice punk-hardcore; socialmente e politicamente impegnati; icona dell’originalissima scena svedese del genere: i Refused sono stati e, a questo punto, sono tuttora un concentrato di rabbia ragionata ma anarchica, folle inventiva e chirurgia di precisione, vicini per impatto e attitudine – un po’ meno per successo di massa – ai Rage Against The Machine. Chi scrive attendeva più i Refused dei Soundgarden, non fatichiamo ad ammetterlo, e le motivazioni sono state, a fine concerto, ben evidenti. Un distorto e disturbante rumore di feedback ha accompagnato tutto il cambio palco tra The Afghan Whigs e il combo svedese, fin quando Dennis Lyxzen e compari sono saliti on stage con sobrietà. Pochi attimi di musica e, grazie all’opener dell’imprescindibile “The Shape Of Punk To Come”, ovvero “Worms Of The Senses/Faculties Of The Skull”, la schizofrenia implacabile dei Refused si è propagata per tutto il palco, guidata da un frontman assolutamente scatenato e in palla, capace di passare da calci volanti a balzelli da danzatore classico, fino a giungere a mosse di breakdance – uno spettacolo, a tratti anche comico, che certamente è valso qualche euro di biglietto. Le grida belluine di Lyxzen hanno fatto da contraltare ad un poker di musicisti pressoché svizzeri, coesi fra loro e preparati a fornire uno show che è sembrato davvero annullare il distacco temporale che ha negato per anni i ragazzi svedesi dalle scene. Tre full composti e pubblicati dai Refused, ma brani estrapolati solo dagli ultimi due, con gran dispiego di forze e hit prelevate dal già citato “The Shape Of Punk To Come”, i cui brani hanno strappato sorrisi e applausi anche a chi incontrava per la prima volta sulla sua strada il gruppo scandinavo. Qualche filippica socio-politica, dal sapore retrò ma purtroppo anche tremendamente attuale, ha permesso a Dennis di ribadire il concetto che i Refused non sono solo intrattenimento, ma anche un’opportunità di risveglio di masse, curiosità e coscienze. Noi, nel nostro piccolo, ci siamo esaltati ed emozionati ad ascoltare finalmente un brano quale “New Noise”, manifesto di un disco, di un’attitudine, di una band che pare ancora benissimo in grado di dire la sua e spaccare crani come se niente fosse! Boredom is not on the table. La noia non è prevista. Proprio no.
(Marco Gallarati)

Setlist
Worms Of The Senses / Faculties Of The Skull
The Refused Party Program
Liberation Frequency
Rather Be Dead
Coup D’Etat
Summerholidays Vs. Punkroutine
The Deadly Rhythm
Hook, Line And Sinker
Refused Are Fucking Dead
Life Support Addiction
The Shape Of Punk To Come
New Noise
Tannhauser / Derivé

 

SOUNDGARDEN
L’attesa per il ritorno live dei Soundgarden è tanta e il delirio scatta inevitabile sulla base parlata e sulle distorsioni che introducono “Searching With My Good Eye Closed”. I quattro musicisti americani fanno il loro ingresso sul palco accompagnati dal boato del pubblico e supportati dall’imponente impianto luci, nonché da una resa sonora soddisfacente sin dalle prime battute. Il logo in formato gigante campeggia sullo sfondo del palco e i musicisti si calano subito nella parte; a mancare parzialmente all’appello è il solo Chris Cornell, che pare piuttosto in difficoltà sulle note più acute. La successiva “Spoonman” certifica i problemi vocali dell’attesissimo singer e rappresenta una vera e propria delusione, ma i minuti passano e la voce di Cornell carbura come un diesel, prendendo gradualmente forma con canzoni tratte dalla primissima produzione della band quali “Hunted Down”, “Loud Love” e “Ugly Truth”, intervallate dalla discreta ma trascurabile “Live To Rise”, nuovo brano scritto per la colonna sonora del film The Avengers. Le pause tra una canzone e l’altra sono limitate all’essenziale, con il carismatico singer statunitense che presenta le varie tracce e solo raramente si lascia andare a qualche commento in più. Una performance asciutta, in linea con lo stile grunge della band, in cui desta particolare impressione la devastante sezione ritmica composta dal duo Ben Shepherd / Matt Cameron, rispettivamente al basso e alla batteria; ma che sorprende anche per la compattezza del ritrovato quartetto di Seattle, a dimostrazione che gli anni di separazione sono già alle spalle. Lo spettacolo vive uno dei momenti di maggior intensità con l’ottima esecuzione di “Fell On Black Days”, mentre la successiva “Blow Up The Outside World” si conferma uno degli episodi più riusciti di “Down On The Upside” e mostra un Cornell in grande spolvero. Ottimi responsi dal pubblico per il classico “My Wave”, come pure per la successiva “The Day I Tried To Live”, nonostante il leader Cornell paghi dazio sulle inarrivabili note del ritornello. Lo show dei Soundgarden è entrato nel vivo da un pezzo, ma l’entusiasmo sale alle stelle per le attesissime “Outshined” e “Rusty Cage”, suonate in serie per la gioia dei presenti. Prima della meritata pausa, c’è tempo per una devastante versione di “Superunknown” e per l’ottima “4th Of July”. Ovviamente non poteva mancare il fortunato singolo “Black Hole Sun” che, a dispetto di un’esecuzione un po’ sgonfia, non smette di coinvolgere. Per i bis, la band di Seattle ci regala due classici del calibro di “Jesus Christ Pose” e “Slaves & Bulldozers”, con la prima che esalta nuovamente la sezione ritmica e la seconda che si abbatte come un macigno sulle nostre teste, a dimostrazione del notevole groove. Al di là delle disquisizioni economiche su questa reunion, ciò che abbiamo potuto apprezzare in questa serata di giugno è stato una band compatta e complessivamente in buona forma, che ha saputo riproporre in maniera convincente i propri classici. La voce di Chris Cornell non sarà più quella dei primi anni di carriera, forse non sarà stato un concerto memorabile, ma i rinati Soundgarden hanno fornito una prestazione degna del proprio passato.
(Matteo Cereda)

Setlist

Searching With My Good Eye Closed
Spoonman
Gun
Hunted Down
Live To Rise
Loud Love
Ugly Truth
Fell On Black Days
Blow Up The Outside World
My Wave
The Day I Tried To Live
Outshined
Rusty Cage
Burden In My Hand
Superunknown
Black Hole Sun
4th Of July
Jesus Christ Pose
Slaves & Bulldozers

 

 

6 commenti
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