02/09/2025 - STEVE HACKETT @ Teatro degli Arcimboldi - Milano

Pubblicato il 05/09/2025 da

Report di Carlo Paleari
Foto di Pamela Mastrototaro

Se servisse ancora una prova tangibile dell’affetto del pubblico italiano nei confronti di Steve Hackett, la prima data del tour italiano dell’ex Genesis assolverebbe perfettamente al compito. Ad appena un anno di distanza dal concerto al Teatro Dal Verme di Milano, con una scaletta peraltro simile, il chitarrista si è presentato in una location molto più grande – il Teatro degli Arcimboldi – con ben sette date in programma nel nostro Paese e, nonostante tutto, è riuscito a ottenere nuovamente un notevole riscontro in termini di biglietti venduti e partecipazione.
D’altra parte, da parecchi anni Steve Hackett ha scelto di portare avanti l’eredità dei Genesis classici con una coerenza stilistica invidiabile, accompagnato da musicisti di altissimo livello e da concerti costruiti con intelligenza.
Siamo quindi tornati molto volentieri ad assistere al suo show milanese, trovando l’ennesima conferma della splendida forma di un artista ancora credibile e rilevante.

Vista la lunga durata del concerto, Steve Hackett e la sua band spaccano il minuto, salendo sul palco alle 21.00 precise e dando il via al primo dei due set che compongono la serata. La prima parte è dedicata alla carriera solista del chitarrista, offrendo al pubblico l’occasione di testare dal vivo la tenuta dei suoi brani più recenti, quelli tratti da “The Circus And The Nightwhale”, che si confermano efficaci anche in questa veste.
Hackett intreccia trame ammalianti con la sua chitarra, ben supportato da una band di veterani che non sbaglia un colpo: dal suo storico collaboratore Roger King – tastierista che lascerà la band a fine anno – al sempre ottimo Rob Townsend, che dialoga costantemente con lui con il sax e il flauto traverso. Non mancano veri e propri classici come “Camino Royale” ed “Everyday”, mentre dispiace che questo tour abbia deciso di sacrificare “Hands of the Priestess”, delicato brano acustico che avrebbe dato ulteriore varietà al set.
Benché gli arrangiamenti strumentali siano senza alcun dubbio il punto di forza della carriera solista di Steve, anche in questo set non assistiamo ad una semplice esibizione di bravura tecnica: il Nostro, infatti, sa costruire vere canzoni, ben strutturate ed impreziosite da intrecci vocali che coinvolgono in primis lo stesso Hackett, ma anche il cantante Nad Sylvan, che rivedremo maggiormente nella seconda parte, così come il resto della band, che partecipa attivamente con cori ed armonizzazioni.
C’è spazio anche per un assolo di basso dell’eccezionale Jonas Reingold, arricchito da un omaggio all’Italia con il celebre tema de “Il Padrino” di Nino Rota, mentre la chiusura del primo set è affidata a una straordinaria “Shadow Of The Hierophant”, il cui crescendo costruisce un impressionante muro di suono.

Dopo un intervallo di circa venti minuti, arriva il piatto forte della serata. Come è noto, Hackett negli ultimi due anni sta portando in scena una selezione di brani da “The Lamb Lies Down On Broadway”, l’ultimo disco registrato con Peter Gabriel prima del suo abbandono per la carriera solista. Un doppio album imponente che, un po’ come “The Wall” dei Pink Floyd, rappresenta la summa della poetica del cantante e che, fino ad ora, Hackett non aveva mai davvero valorizzato nei suoi concerti solisti, preferendogli altri capolavori. Con grande piacere, quindi, possiamo ascoltare dal vivo canzoni immortali come la title-track, “Fly On A Windshield”, “Lilywhite Lilith” e, soprattutto, la meravigliosa “Carpet Crawlers”, un capolavoro senza tempo che, a parere di chi scrive, rappresenta uno dei momenti più emozionanti dell’intera opera dei Genesis.
Ancora una volta, Steve e la sua band esaltano al meglio il materiale originale, reinterpretandolo con rispetto ma senza mai trasformarsi in una semplice cover band. In questa parte del concerto, poi, diventa ancora più evidente il contributo di Nad Sylvan, cantante dal timbro molto simile a quello di Gabriel, che da anni rende possibile questa celebrazione con una credibilità che pochi altri avrebbero potuto garantire.
Terminato questo esaustivo omaggio a “The Lamb…”, c’è ancora spazio per la musica dei Genesis e Hackett si gioca una delle carte migliori, ovvero “Supper’s Ready”, la maestosa suite che rappresenta forse il punto più alto della storia della band. Il pubblico milanese esplode in applausi e ovazioni e, sebbene siano già le 23.00, ci gustiamo fino all’ultima nota i venticinque minuti di questa pietra miliare.

Steve saluta e ringrazia il pubblico, osando anche qualche frase in italiano e, prima del congedo finale, arriva l’immancabile rito dei bis, invocati a gran voce da tutti i presenti. Non si tratta certo di una veloce formalità: le note del pianoforte di Roger King introducono “Firth Of Fifth”, un altro capolavoro suggellato da quell’assolo da brividi che tutti aspettano, prima della vera chiusura affidata a una devastante “Los Endos”.
In un momento storico in cui, per ovvi motivi anagrafici, molti grandi nomi del rock degli anni Settanta ancora in attività offrono performance sbiadite, se non addirittura deludenti, Steve Hackett continua a dimostrare come sia possibile bilanciare l’eredità di un passato illustre con la continua ricerca di chi non ha mai smesso di guardare avanti. Intramontabile.

Setlist:
People of the Smoke
Circo Inferno
These Passing Clouds
The Devil’s Cathedral
Every Day
A Tower Struck Down
Bass Solo
Camino Royale
Shadow of the Hierophant

The Lamb Lies Down on Broadway
Fly on a Windshield
Broadway Melody of 1974
Hairless Heart
Carpet Crawlers
The Chamber of 32 Doors
Lilywhite Lilith
The Lamia
It
Supper’s Ready

Firth of Fifth
Los Endos / Slogans / Los Endos

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