28/03/2013 - Steven Wilson @ Teatro Della Luna - Milano

Pubblicato il 02/04/2013 da

A cura di Matteo Cereda

Per il suo ritorno in Italia in veste solista, Steven Wilson ha scelto una cornice diversa: il teatro. Il ricordo del bellissimo concerto di poco più di un anno fa e il nuovissimo disco “The Raven That Refused To Sing” rappresentano senza dubbio i motivi più caldi per non perdersi lo show, ma è altrettanto vero che l’artista britannico, nelle sue esibizioni live con i vari progetti, ha sempre offerto uno spettacolo di altissimo spessore sotto il profilo tecnico, del feeling e della qualità in generale. E’ una fredda, umida e piovosa giornata di fine marzo e accomodarsi sulle poltrone del Teatro della Luna per goderci lo show non ci dispiace affatto…

steven wilson-the raven that refused to sing2-2013
Dopo una lunga introduzione che accoglie il pubblico in sala con un sottofondo ambient e l’immagine della Luna proiettata sullo sfondo, lo spettacolo entra finalmente nel vivo alle 21 in punto con “Luminol”, bellissima apertura del nuovo “The Raven That Refused To Sing”. Sin dagli albori della canzone notiamo una resa acustica eccellente e possiamo apprezzare un impianto luci sontuoso atto a valorizzare ulteriormente le immagini a tema proiettate sullo sfondo. La band che accompagna Wilson, dopo l’esperienza dell’ultimo tour e della registrazione live dell’ultimo disco, suona a memoria a dispetto delle partiture tutt’altro che semplici. La sezione ritmica composta dal duo Marco Minnemann e Nick Beggs catalizza subito l’attenzione per la naturalezza e la precisione con la quale riproduce le ritmiche assurde dell’opener e, come da pronostico, saprà mantenere alta la tensione per tutta la durata dello spettacolo. Wilson è chiaramente il più osannato, ma l’artista inglese rifiuta il ruolo di leader puro, mettendosi sullo stesso piano dei suoi colleghi, concentrandosi nel rendere al meglio le parti vocali e passando continuamente dalle tastiere alla chitarra. La successiva “Drive Home” verrà ricordata come uno dei momenti più intensi di tutto lo spettacolo grazie alla splendida apertura del chorus e all’incredibile solo finale firmato Guthrie Govan; mentre con “The Pin Drop” Wilson e soci ci ammaliano con melodie fluttuanti. L’ultimo “The Raven That Refused To Sing” viene messo momentaneamente da parte per l’esecuzione di “Postcard”, splendida e inconfondibile nel giro ostinato di piano che la caratterizza, ma già con “The Holy Drinker” si ritorna a battere sull’ultimo lavoro. Per questa traccia di purissimo progressive dalle venature ’70, Wilson imbraccia il basso e invero fatica nel cantare il crescendo del refrain principe, ma i cori ad opera di Beggs e la sempre grandiosa prestazione strumentale – con un Theo Travis ai fiati sugli scudi – mascherano a dovere l’inconveniente. Il talentuoso Adam Holzman al piano ha il compito di introdurre “Deforme To Form A Star”, bellissima traccia tratta dal penultimo lavoro “Grace For Drowning”, seguita da una breve pausa durante la quale i musicisti si ritirano per lasciar spazio a un telo calato davanti al palco, sul quale vengono proiettate immagini e diffusa musica in tema con la successiva “The Watchmaker”, altro strepitoso capitolo dell’ultimo lavoro che, eseguito con questa suggestiva prospettiva visiva delle immagini proiettate davanti alla band, acquista ulteriore valore. Con il medesimo effetto viene proposta un eccellente versione di “Index”, seguita dal primo accenno al debutto di Wilson, firmato proprio con la titletrack. A questo punto dello spettacolo, Wilson invita i presenti, stanchi di stare seduti in poltrona, ad alzarsi e prendere posto sotto il palco, creando una piacevole confusione all’interno del teatro proprio in prossimità della trascinante “Harmony Korine”. Dopo l’emozionante “No Part Of Me”, il drummer Minnemann regala al pubblico milanese un brevissimo solo per salutare la sua ultima data del tour con la band, mentre parte del pubblico si ricompone per assistere con la dovuta attenzione alla riproposizione della lunga e complessa “Raider II”. Prima della meritata pausa c’è tempo ancora per la titletrack dell’ultimo, pluricitato disco, quasi dieci minuti di fortissime emozioni con la musica straordinariamente in simbiosi con il bellissimo videoclip già edito. Pochi minuti di attesa e incitamenti ed ecco che la band al completo rientra in scena per un’ultima sorpresa costituita dall’esecuzione di “Radioactive Toy”, direttamente dal repertorio Porcupine Tree; un congedo non scontato per una serata fantastica, in cui abbiamo apprezzato in questa diversa cornice del Teatro Della Luna la perfezione, sotto tutti i punti di vista, dello spettacolo allestito da Steven Wilson e la sua band.

 

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