10/05/2012 - Steven Wilson @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 15/05/2012 da

Steven Wilson dal vivo in Italia non è certo una novità, dal momento che l’avremo visto coi suoi Porcupine Tree – e talvolta coi Blackfield – decine di volte. Tuttavia, questa calda serata tardoprimaverile ci offre qualcosa di nuovo e diverso, presentandoci per la prima volta il songwriter britannico in veste solista a proporci gli estratti dei due meravigliosi album sin qui pubblicati a proprio nome, “Insurgentes” e “Grace For Drowning”. In Inghilterra è già stato incoronato nuovo re della scena prog, non resta che vedere se riuscirà a far valere il proprio scettro anche fuori dai confini nazionali.


Senza alcuna band di supporto e con la massima puntualità, alle 21 precise, lo spettacolo ha inizio con i musicisti della band che ad uno ad uno entrano in scena iniziando a suonare il proprio strumento, fino all’ingresso dell’acclamato protagonista Steven Wilson, che dà il via di fatto all’esecuzione del primo brano, “No Twilight Within The Courts Of The Sun”. La resa sonora si dimostra da subito impeccabile, con due casse aggiuntive che vengono posizionate dietro al pubblico per immergerci completamente nella musica della band, mentre dal punto di vista coreografico Wilson sceglie di posizionare un telo trasparente davanti al palco, telo che verrà tolto solo dopo qualche canzone, sul quale vengono proiettate immagini a tema capaci di dare un effetto visivo suggestivo nell’interazione con i musicisti. Lo show di Steven Wilson e soci è un’esperienza emozionante in cui la band tiene incollati con lo sguardo e con le orecchie al palco, coinvolgendo con un mix di immagini e suoni davvero straordinario, dove le canzoni alternano delicati passaggi di grande trasporto a sfuriate strumentali dall’elevato coefficiente di difficoltà, come il genere progressive vuole. Dal punto di vista tecnico i musicisti in questione dimostrano una preparazione indiscutibile, ma ciò che sorprende positivamente è la straordinaria compattezza nonostante non siano esattamente dieci anni che suonino insieme. Steven Wilson è l’inevitabile leader e protagonista, ma si comporta con grande umiltà, senza mai sovrastare un compagno, svolgendo semplicemente alla perfezione le sue mansioni tra vocals, tastiere, basi e chitarra. La setlist, come detto, è incentrata esclusivamente sulle due pubblicazioni soliste, dalle quali apprezziamo l’inquietudine di “Index”, le aperture armoniche di “Deform To Form A Star” e “Harmony Korine”, gli ostinati di “Postcard”, la drammaticità di “No Part Of Me”, la semplicità di “Insurgentes” e il prog dilatato di “Reminder The Black Dog”, senza nulla togliere alle altre composizioni. Una sezione ritmica devastante, composta dal drummer Marco Minnemann e dal bassista e corista Nick Beggs, oltre a rendere più corpose e pesanti le canzoni, è una base più che solida per le cascate di tastiere, pianoforte, chitarre ed orchestrazioni, oltre ai bellissimi interventi dei fiati (sax, flauti e clarinetto) ad opera del preparatissimo Theo Travis. All’interno della performance, Steven Wilson trova il modo di confermare la band anche per il suo prossimo disco e per festeggiare ci regala un inedito nuovo di zecca, dal titolo “Luminol”, che, per usare le stesse parole del polistrumentista anglosassone, si tratta di una “very long epic song” tutta da scoprire. Prima della meritata pausa, Wilson e soci si cimentano in “Raider II”, traccia di oltre venti minuti dal recente “Grace For Drowning”, che si erge ad autentico manifesto dell’emisfero progressive e termina con i musicisti che lasciano singolarmente il palco tra gli applausi scroscianti, proprio come ad inizio concerto. Prima del congedo definitivo, c’è tempo per l’emozionante finale di “Get All You Deserve”, con Wilson che indossa la maschera antigas come da copertina. Oltre due ore di grande musica, con musicisti eccezionali, suoni perfetti e bellissima coreografia. Uno dei concerti dell’anno è appena finito e la gente che esce estasiata dall’evento ne sembra pienamente consapevole.

 

 

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