21/10/2015 - Stratovarius + Gloryhammer + Divine Ascension @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 02/11/2015 da

A cura di William Crippa

Il 21 ottobre 2015 non è solamente il giorno dell’arrivo dal passato di Marty McFly sulla sua DeLorean, ma anche il giorno del ritorno in Italia degli Stratovarius a supporto del nuovo, bellissimo, “Eternal”. Di spalla alla band finlandese, gli scozzesi Gloryhammer, molto folcloristici e da molti considerati solamente una parodia scioccherella dei Sabaton, freschi autori del nuovo “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizard”, e gli australiani Divine Ascension, che lo scorso anno fecero centro con “Liberator”. Grande è l’affluenza di pubblico questa sera per un concerto che promette davvero bene. Ma andiamo a vedere come si è svolta la serata.

Stratovarius - locandina trezzo 2015

DIVINE ASCENSION
Il compito di aprire questa serata è affidato agli australiani Divine Ascension, che lo scorso anno colpirono profondamente nel segno con il loro secondo bellissimo lavoro da studio “Liberator”. La band sale sulle assi del Live Music Club bene accolta dai presenti, ma presto l’indifferenza prende piede tra il pubblico; la cantante Jennifer Borg, invero parecchio appesantita rispetto a quanto si può vedere nei videoclip, mostra subito la corda a livello vocale, non riuscendo minimamente a raggiungere le ottime prove offerte nelle due release della formazione e provocando quasi tenerezza nel tentare di intrattenere gli astanti muovendosi continuamente quasi a caso; il resto del gruppo poco può fare per risollevare la situazione. Oltretutto, il bel symphonic power metal proposto dal combo di Melbourne è penalizzato da suoni non adatti al genere, problema, questo, che colpirà anche Gloryhammer e Stratovarius nel resto della serata. Qualche non convinto applauso tra un brano e l’altro per premiare il tentativo da parte dei presenti arriva anche, ma a conti fatti l’unico ad uscire vincitore da questa esibizione è il koala di peluche che staziona sulla tastiera di David Van Pelt, che grosse risate di approvazione strappa quando il tastierista finge di farlo bere birra da una bottiglia. Oggettivamente, un colpo a vuoto per gli australiani.

 

GLORYHAMMER
Molti sono presenti, oggi, per assistere all’esibizione di quelli che sono considerati i ‘fratelli sciocchini’ dei Sabaton, gli scozzesi Gloryhammer, ed il coro che sale dal pubblico durante l’attesa per l’inizio del set conferma pienamente la cosa. Dopo “Infernus Ad Astra”, l’intro del nuovo album “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizard”, ecco la band, addobbata di tutto punto con i costumi di scena caratteristici, salire sulle assi del locale accolta da un vero e proprio boato tra le note della title track del nuovo disco. ‘We are Gloryhammer from the outer space’ grida il cantante Thomas ‘Angus McFife’ Winkler al microfono, ricevendo in cambio un grandissimo applauso di approvazione, mentre uno strano personaggio sale sul palco vestito da alieno per consegnargli un martellone, oggetto che il singer mostra fiero durante l’esecuzione di “Legend Of The Astral Hammer”, alla quale segue rapida “Hail To Crail”. A questo punto dello show è chiaro che la trovata della band guidata dal cantante degli Alestorm Christopher Bowes è oltremodo azzeccata: ad ognuna delle numerosissime gag proposte, infatti, i presenti, ormai numerosissimi, reagiscono benissimo e con un calore che raramente si è visto per un supporting act non ancora affermato, a dispetto dei problemi a livello di suoni, che proseguono. Thomas spiega che la band stasera non è qui per mettere a fuoco il mondo, perché il mondo è troppo poco, lanciando così la danzereccia “Universe On Fire”, durante la quale Angus presenta i propri compagni ma non se stesso, ottenendo lo spunto per fare gridare alla venue il titolo della canzone seguente, appunto “Angus McFife”. Sta quindi al bassista Hootsman introdurre il pezzo seguente, “The Hollywood Hootsman”, durante il quale il pubblico è coinvolto in prima persona per cercare di riprodurre il suono del martello spaziale in azione. Le belle “Goblin King Of The Darkstorm Galaxy” e “Magic Dragon”, che McFife millanta di aver cavalcato per giungere fino a Trezzo, portano alla conclusione del set, affidata a “The Unicorn Invasion Of Dundee”, che vede la band scozzese assoluta trionfatrice radunarsi a centro palco per ringraziare i fan italiani del calore, fan impazziti di gioia per un concerto incredibile. Le armature improbabili, le gag, i brani catchy e stupidini ed un gruppo capace di immedesimarsi completamente in ruoli assurdi, e soprattutto capace di coinvolgere, hanno portato ad un successo enorme dei Gloryhammer davanti al pubblico degli Stratovarius.


STRATOVARIUS

Sono da poco passate le 22 quando le luci si spengono e gli headliner di serata irrompono sulle assi del Live di Trezzo sull’Adda tra le note di “My Eternal Dream”, opener del nuovo album “Eternal”, che fa partire dai fan un grande applauso, applauso che diventa un vero boato sulle prime note di “Eagleheart”. Addirittura si torna indietro nel tempo fino a “Fourth Dimension”, esordio con la band di Timo Kotipelto, per la classicissima “Against The Wind”; Timo spiega che questa sera gli Stratovarius sono qui per presentare una setlist che spazierà lungo tutta la carriera della band, presentando “S.O.S.”, accolta benissimo dalla venue, che porta poi al solo di Lauri Porra, caratterizzato da una versione personalissima de “L’Italiano” di Toto Cutugno, in onore dei fan nostrani. Gli Stratovarius da sempre non sono una delle band più spettacolari e coinvolgenti del pianeta, e neppure stasera lo sono, ma possiedono un’eleganza caratteristica ed innata che colpisce ed ammalia il pubblico; grande è l’energia profusa dal biondo platinato Rolf Pilve e dal simpatico Lauri, a fare da contraltare ai più seriosi Kotipelto e Kupianainen, di fronte a una piazza concentrata e preparata, che canta ogni singolo brano, anche quelli estratti dal nuovo album “Eternal”. “Lost Without A Trace” riporta la setlist alla contemporaneità, prima di tornare al passato per “Phoenix” e per una applauditissima “Paradise”. La lunga suite “The Lost Saga” viene seguita con attenzione dai fan, prima di lasciare il passo ad un solo di Jens Johansson che diviene prima “Black Diamond” e poi assolo di batteria da parte di Rolf. “Unbreakable”, manifesto del corso attuale degli Stratovarius, porta alla pausa; l’encore si apre con una intensissima “Forever”, eseguita dai soli Kotipelto, Johansson e Kupianainen e cantata a squarciagola da tutto il locale. “Shine In The Dark” lascia poi spazio alla conclusiva “Hunting High & Low“, durante la quale Timo Kotipelto scherza con il pubblico facendolo cantare e strillare per superare in intensità i fan finlandesi, bulgari e soprattutto spagnoli, per i quali è riservato un coro di disapprovazione. Concerto al solito impeccabile, elegante e caratterizzato dalla solita pulizia e precisione in fase esecutiva, che ha soddisfatto ampiamente i presenti. Peccato per suoni non positivi che hanno rovinato un poco tutte e tre le esibizioni. Concludendo, dopo questa grandissima serata rimarrà a lungo nella memoria del pubblico la maiuscola prestazione dei Gloryhammer, in attesa di rivederli magari da headliner, mentre spiace il fallimento dei Divine Ascension, come detto fantastici su disco. Come da tradizione, poi, gli Strato hanno fatto il loro compito senza particolari sorprese.

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