25/03/2010 - Suffocation + Annotations Of An Autopsy + Nervecell + Fleshgod Apocalypse + Burning The Masses @ Blackout Rock Club - Roma

Pubblicato il 02/04/2010 da

Pubblichiamo un report della data capitolina del tour europeo dei Suffocation redatto da Claudio “SouthernPride” Luciani, assiduo frequentatore del nostro forum. Il suo articolo ci è piaciuto molto perchè, oltre a essere schietto come un tipico post da forum, è indubbiamente dettagliato e competente. Ci auguriamo che voi lettori apprezziate l’operato di Claudio tanto quanto noi.

La redazione di Metalitalia.com

Report a cura di Claudio “SouthernPride” Luciani

Una serata come cristo (si fa per dire) comanda: ci voleva proprio, per togliermi un po’ di scorie dovute a una serie di situazioni non proprio piacevoli.

La premessa è questa: siamo partiti in quattro, quattro persone che non hanno mai diviso contemporaneamente uno spazio inferiore alla superficie del paese da cui vengono.

Eravamo io e il mio fedele compare di concerti (che qualcuno di voi ha visto al Godz del 2008) assieme a due persone che ho coinvolto io: un vecchio amico, antico metallaro thrash-addicted che ha perso i contatti col mondo metallico da un quindicinaio d’anni, tornato per caso dopo anni da girovago in sudamerica e un pischello dieciottenne mio compaesano, appassionato di metal (l’unico tra i suoi coetanei) e bocciature scolastiche, che sono poi motivi per cui lo conosco (i metallari si riconoscono al volo e in più gli davo ripetizioni di matematicafisicabontòn).

Tre ore di macchina: un’ora e venti per arrivare a Roma, oltre un’ora e mezzo per spostarsi sul suo bordo esterno. Credetemi se vi dico che ho visto anche di peggio.

Il posto è figo e ben servito, nel senso che davanti c’è un supermarket della ben nota (quando mai?) catena ToDis: è stata la salvazione per i due affamati sprovveduti della compagnia, io e il mio fedele scudiero da concerti eravamo armati di panini caserecci… di quelli che ti porti quando vai in ritiro precomunione (incredibile, l’ho fatto anche io!).

Poi arriva Effigy con un paio d’amici suoi: è sempre un piacere vederlo perché è cordiale, oltre che competente musicalmente; porello, gli ho fatto l’addebito perché sto col cellulare vuoto come la testa di Gasparri. Mi spiace solo non esserci beccati un po’ prima: sarà per la prossima volta.

BURNING THE MASSES

Non li conoscevo, non avevo nemmeno molta fiducia in loro, ma ne sono rimasto colpito: pischelli tra i 18 e i 21 anni con una perizia tecnica sorprendente…da questo punto di vista mi hanno ricordato gli Animosity. La loro musica aveva certamente una base death, sulla quale facevano convergere diversi elementi senza che mai nessuno prendesse il sopravvento: c’era un po’ di core ed anche un po’ di Arch Enemy (questa l’ho fregata a Effigy), i riff erano buoni e qua e là ravvisavo dei bei rallentamenti, armonizzati alla "Blessed Are The Sick". Sono una buona band live, te ne accorgi dal fatto che tengono bene il palco e che riescono a coinvolgere i pochi che hanno avuto il giudizio di assistere alla loro esibizione.

FLESHGOD APOCALYPSE

Hanno spaccato, mi hanno esaltato, death moderno e feroce come da disco; questa è la cosa che mi ha più mi ha sorpreso della loro prestazione: complessi, strutturati e intermezzati da musica classica, i loro pezzi sono stati proposti come meglio non avrei sperato.Altro dettaglio da riportare è l’uso delle voci: era una vita che sognavo di sentire un chorus a più voci completamente in growl… per un attimo ho voluto credere di assistere ad uno spettacolo operistico al centro dell’Inferno. Nell’esaltazione generale hanno spiccato la cover di "Blinded By Fear" (non credevo alle mie orecchie!), il pezzo tratto da "Mafia", con impensabili (per me) parti in clean vocals del bassista (tra l’altro ha una gran bella voce, da sgrezzare però) e "Requiem in Si Minore", da commuoversi.

NERVECELL

Dei gran paraculi, anzi era grandemente paraculo il cantante, discreto animale da palcoscenico: immaginatevi un arabo grasso di 1.85m che se la crede un botto e che ve la vò rivende… e che ci riesce pure! La loro musica, di cui conoscevo un solo pezzo, consiste nel riadattare – anzi nel riarrangiare – lo stesso pezzo di forti reminiscenze slayeriana per tutte le otto volte in cui l’hanno proposto: onestamente niente de che, però quest’uomo metacoranico sapeva come attirare l’attenzione e – francamente – scapocciare su qualcosa di così tanto classico e ben suonato non era poi difficile.

ANNOTATIONS OF AN AUTOPSY

Non me li sono cacati granché, sono rimasto fuori a fare due chiacchiere con gli amici miei, Effigy e i suoi amici: qualche pezzo l’ho seguito, ma mi hanno confermato quello che penso di loro da disco: noiosi e poco interessanti, a me sembra che i loro pezzi non vadano da nessuna parte. Si può dire qualcosa di buono anche per loro però, perché non hanno per niente sfigurato in una serata in cui tutti i gruppi hanno mostrato grandi capacità tecniche strumentistiche.

SUFFOCATION

In questo caso ho un problema: parlare di questa esibizione senza dovermi abbandonare ai soliti cliché tipo "lezione di death metal", "la storia che si conferma" e stronzate del genere. Quello che ho visto io è stato semplicemente vita, nel senso di persone vive che hanno un motivo per esserlo: quel motivo è la musica e il contatto con le persone… qualcuno pensa che Frank Mullen sia matto, ma quella sua mano agitata in parallelo alla lingua non è altro che la prova di quanto dico: sembrava quel vecchio amico che si esalta mentre ascolta con voi la sua canzone preferita. Qui non si è trattato di un Phil Anselmo che fa il fico perché lo è, o di un Nergal che si fa bello delle pagine strappate di qualche bibbia, qui si è trattato di gente come me e come voi, che era capitata in quel posto per suonare e che stava volentieri con la gente: per me è stata letteralmente una sorpresa la faccia incredula di Frank Mullen e di Terrance Hobbs quando li ho ringraziati per essersi fatti una foto con me, o anche vederli ringraziare i gruppi venuti a suonare con loro, come si fa all’underground maniera. Inutile dirvi quanto casino abbiano alzato tra la gente con le loro creazioni: sì, parlo di creazioni perché si tratta di un gruppo che non dà altri riferimenti che sé stesso… di loro non dirai mai cose tipo "bello ‘sto riff alla Slayer". La musica è stata qualcosa che gli è uscito dalle mani non per abitudine, ma per necessità di comunicazione: una delle mie sensazioni ricorrenti è stata quella di persone che stessero raccontando la storia della loro vita e, come ogni buon racconto, il loro non era certo fatto per mera autocelebrazione, si trattava semplicemente di un "regalo" che fa qualcuno a qualcun altro. Ci hanno letteralmente sommersi con gli orrori rallentati di "Cataclysmic Purification" e "Blood Oath", ci hanno sorpreso con "Catatonia", che non mi sarei aspettato, ci hanno ricordato bene perché il loro percorso musicale è il death metal con classici come "Brood Of Hatred", "Liege Of Inveracity", "Pierced From Within"; hanno continuato con pezzi estratti da dischi post-reunion, come "Entrails Of You" e hanno reso giustizia, credo per l’ennesima volta, all’album "Breeding The Spawn", registrato pessimamente, ma pieno di grandi canzoni, suonandone la title track. Sono riusciti a tessere perfettamente un continuo emotivo grazie all’amalgama perfetta tra pezzi nuovi e pezzi storici, buttandoli fuori in un’unica sessione omogenea: in sostanza un flusso di coscienza musicale. C’è da dire che, proprio perché potessi parlare di perfezione assoluta, qualche classico è mancato dalla scaletta (comunque ben bilanciata), tipo una bella "Effigy Of The Forgotten" o una altrettanto bella "Prelude To Repulsion"; è però anche vero che il Black Out doveva fatturare altri preziosi danari con la imminente e repentina conversione in discoteca degli ambienti che avevano ospitato questo incontro, quindi hanno pensato bene di tagliare minuti ai Suffocation, non certo di posticipare di qualche minuto l’ingresso a frotte di stronzetti versicolorevestiti.

Vaffanculo, è che non se ne ha mai abbastanza.

Alcune considerazioni dolenti:

Sono ancora una volta contrariato dalla mentalità italiana: non è possibile che un locale sia vuoto per 4/5 della serata per poi riempirsi solo coi Suffocation. Capisco che la gente sia lì soprattutto per loro, non è stato diverso per me, ma mi sembra veramente una forma disgustosa di mancanza di rispetto per gli altri gruppi che devono suonare: oltretutto uno di questi gruppi viene dalla città dove la maggior parte del pubblico vive e dove si sta suonando in quel momento. Cazzo, ma la gente non è curiosa di vedere chi ha davanti?

Ancora peggio sono coloro che arrivano alle 20-21, hanno la massima cura di comprare le magliette dei gruppi che suoneranno e la massima noncuranza nei confronti degli stessi dal momento che staranno per tutta la sera all’esterno del locale a ciarlare delle loro banalità aspettando i Suffocation.

Infine sono rimasto negativamente colpito dal numero di persone presenti all’esibizione degli Annotation Of An Autopsy, nettamente maggiore rispetto a quello delle persone che hanno assistito allo show dei Fleshgod Apocalypse: questo non ha veramente senso, vista la netta ed evidente differenza qualitativa tra le due band.

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