07/10/2011 - Symphony X + Pagan’s Mind + DGM @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 12/10/2011 da

Introduzione a cura di Marco Gallarati
Report a cura di Matteo Cereda e Alessandro Corno
Foto di Francesco Castaldo


Symphony X

 

Venerdì 7 ottobre, finalmente l’autunno 2011 comincia ad arrivare anche climaticamente, e con esso ecco il passaggio italico di un ottimo pacchetto progressive-power metal, di quello serio e piu che valido. I Symphony X di Russell Allen e Michael Romeo; i norvegesi Pagan’s Mind; i nostri ormai storici DGM, band longeva che perdura nel tempo nonostante le frequenti mutazioni. Il Live Music Club di Trezzo, da tempo diventato uno dei principali punti di riferimento concertistici dell’area milanese – sebbene ne sia piuttosto dislocato – è il teatro in cui si esibiranno i tre gruppi previsti, sostenuti da un’audience abbondante e abbastanza calda. Ma c’è giusto il tempo di prendere la prima birra della serata ed ecco la band romana salire sul palco…

 

DGM
Arriviamo al Live Music Club quando i DGM sono già alle prese con “Heartache” e notiamo una già discreta affluenza di pubblico. Il gruppo esegue uno dietro l’altro solo pezzi dell’ultimo e ottimo lavoro “Frame”. Con pause tra un brano e l’altro ridotte al minimo indispensabile, causa poco tempo a disposizione, si susseguono “Enhancement”, “No Looking Back” e “…In A Movie”. Proprio su quest’ultima, purtroppo, la chitarra di Simone Mularoni ha qualche problema e deve essere sostituita. Questo episodio e dei suoni inizialmente non ottimali sono gli unici nei di una buonissima prestazione da parte di un gruppo tecnicamente inappuntabile e forte di un cantante dotatissimo come Mark Basile. La prova vocale del frontman è impeccabile anche sui passaggi più alti e sulle belle aperture melodiche dei ritornelli. Il giusto bilanciamento tra tecnica e immediatezza del power-prog di “Brand New Blood” e della conclusiva “Hereafter” porta il gruppo a far presa anche su chi tra i presenti segue con meno attenzione e a guadagnare sicuramente qualche fan in più. A fine del breve set rimane il solito pensiero: come sia possibile che un combo con questi numeri sia dopo vent’anni di carriera relegato ad uno stretto ruolo di opener? La speranza non è dunque solo di ritrovarli presto con uno show da headliner, ma anche quella, purtroppo più remota, di vedere finalmente il popolo metal italiano sostenere a dovere le proprie band più meritevoli.
(Alessandro Corno)

 

PAGAN’S MIND
La serata prosegue con l’avvento sul palco dei norvegesi Pagan’s Mind, fautori di un power-progressive metal melodico balzato agli onori della cronaca con l’ottimo “God’s Equation” di un paio d’anni orsono, bissato dal recentissimo “Heavenly Ecstasy”, targato 2011. Il quintetto scandinavo dimostra sin dalle prime note di essere in buona forma, con la fedele interpretazione di “Eyes Of Fire” e “Intermission”, estratti dall’ultima release. Il singer Nils K. Rue, visibilmente sovrappeso, fornisce una prova di qualità denotando una buona estensione vocale, così come convince anche il resto della band, puntuale nella riproposizione delle varie canzoni. Ad onor del vero un pizzico di rammarico sorge sulle tastiere di Ronny Tegner, troppo spesso in secondo piano e il cui apporto è caratteristica peculiare nel sound dei Pagan’s Mind. Lo spettacolo, breve ma intenso, prosegue con le positive “God’s Equation” e “United Alliance”, seguite da un pezzo strumentale, a titolo “Coming Home”, ben eseguito ma francamente superfluo in una setlist così concisa. Nel finale c’è spazio per un brano più datato e powereggiante, “Through Osiris’ Eyes”, pescato addirittura dal secondo disco della band (“Celestial Entrance”, 2002), che chiude, tra i molti consensi del pubblico, l’intensa performance dei norvegesi.
(Matteo Cereda)

 

SYMPHONY X
Dopo una breve pausa per consentire il cambio palco e scenografia, consistente invero solamente nel classico striscione con il logo (fosforescente) della band sullo sfondo, i Symphony X irrompono sul palco attaccando senza troppi fronzoli con la prima traccia, nonché title-track, dell’ultimo “Iconoclast”. Nelle prime battute il sound non sembra bilanciato alla perfezione, ma per fortuna nel corso della serata, e già dalla terza traccia, la situazione migliora, pur risultando chiara l’eccessiva esposizione di bassi a discapito delle tastiere del povero Pinnella. Piccole imperfezioni che non scalfiscono la prova della formazione, determinata e aggressiva al punto giusto per proporre il repertorio indiavolato delle ultime pubblicazioni. In effetti il singer Russell Allen, apparso come sempre impeccabile sotto il profilo tecnico, fa capire di essere molto orgoglioso del suddetto “Iconoclast”, e la band statunitense in tal senso incentra gran parte dello spettacolo proprio sulla recente release. Le ottime melodie di “Age Of Innocence” rapiscono al volo, così come “Dehumanize” si conferma quella mazzata incredibile che avevamo già apprezzato nell’anteprima suonata durante il tour della scorsa primavera, quello insieme ai Nevermore. Il sound duro e le atmosfere minacciose apprezzate su “Iconoclast” trovano dunque conferma anche in sede live, rivelando l’anima più diretta ed immediata dei Symphony X grazie al piglio di brani quali “Bastard Of The Machine” e “Heretic”, mentre per ascoltare melodie più soffici e partiture progressive dobbiamo attendere l’esecuzione, peraltro magistrale, della splendida “When All Is Lost”. Dopo una prima parte tutta basata sull’ultimo disco, i ragazzi ci regalano finalmente un paio di estratti più datati con la magnifica accoppiata “Inferno”/“Of Sins And Shadows”, che scatena l’entusiasmo in platea. Lo spettacolo prosegue in maniera piuttosto serrata: Russell Allen ogni tanto si ferma ad interloquire col pubblico, ma le canzoni vengono eseguite incalzanti. Detto delle tastiere di Pinnella a tratti un po’ sacrificate, il resto della truppa gode di una buona acustica, con il solito Michael Romeo sugli scudi alla sei-corde. L’attenzione rimane alta sino alla fine e prima del congedo apprezziamo tra i bis le ottime “Serpent’s Kiss” e “Set The World On Fire”, degni sigilli di una gran serata di metallo tecnico-melodico e pesante!
(Matteo Cereda)

 

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