16/03/2013 - Testament + Dew-Scented + Bleed From Within @ Tempo Rock - Gualtieri (RE)

Pubblicato il 19/03/2013 da

A cura di Alessandro Corno

Era stata rimandata da novembre 2012 a marzo 2013 per questioni legate alla disponibilitá del batterista Gene Hoglan e del suo sostituto Mark Hernandez (ex Forbidden), ma alla Hellfire Booking dovevano aver fiutato che l’unica data italiana del tour dei Testament sarebbe stata un evento imperdibile per i thrasher del Nord Italia. Poco o nulla ha influito, inoltre, il forfait degli Shadows Fall e il loro degno rimpiazzo con i tedeschi Dew-Scented, a dire il vero anche piú in linea con l’atmosfera della serata. Quando siamo arrivati sul posto, il parcheggio antistante il Tempo Rock di Gualtieri era giá bello pieno di auto e gruppi di fan si spostavano nei dintorni del locale in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti. Malauguratamente, anche noi, affamati dalle due ore di viaggio da Milano, abbiamo deciso di aggregarci e tentare la conquista di una semplice salamella. Impresa che si è rivelata una specie di agonia terminata piú di quaranta minuti dopo, quando il primo supporto Bleed From Within aveva giá esaurito il suo set, a quanto pare, dai primi commenti, senza lasciare un gran ricordo della propria performance. A fine serata si è parlato di circa 1200 persone, un’affluenza tale che forse ha spiazzato gli addetti ai lavori. Durante l’esibizione dell’headliner, infatti, si ha avuto l’impressione di una calca eccessiva che non solo rendeva difficile spostarsi ma, per chi non aveva la fortuna di trovarsi nella pista, anche vedere e sentire quello che la band stava suonando sul palco. Un evento il cui grande successo quindi ha avuto i suoi lati positivi e negativi. A voi il resoconto delle esibizioni dei due principali protagonisti.

testament + dew-scented - tempo rock locandina - 2013

DEW-SCENTED

Erano stati chiamati quasi in extremis per sostituire i ben piú noti Shadows Fall, band americana con un pubblico piú incline al metalcore che al thrash. La scelta dei thrasher estremi tedeschi Dew-Scented aveva lasciato qualche coda di polemiche proprio tra i fan piú giovani, ma la sensazione che si avverte giá dalle prime note del loro show è quella di un generale buon apprezzamento. Le ritmiche serrate e precisissime di mazzate violentissime come “Sworn To Obey” o “Turn To Ash” scatenano un pogo forsennato nelle prime file, seguito da applausi e urla alla fine dei brani. Come al solito, la formazione germanica riesce a dare il meglio dal vivo e brani che su disco alla lunga possono stancare dal vivo colpiscono dritti nel segno attirando l’attenzione anche di coloro che si trovano nelle retrovie. La più groovy “Cities Of The Dead” è accompagnata da un headbanging generale, mentre la tiratissima “That’s Why I Despise You” vede la platea animarsi in un vorticoso circle-pit. Buona la prestazione della sezione ritmica che, a parte qualche sbavatura con la doppia cassa, supporta alla grande un gruppo compattissimo e dall’attitudine positiva. Degna di nota anche la performance del frontman Leif Jensen, bravo nel fomentare ulteriormente una folla giá esagitata. I suoni di fronte al palco sono buoni e si riveleranno purtroppo essere migliori di quelli dei Testament. I Dew-Scented chiudono il loro set con “Acts Of Rage” e un bagno di meritati applausi che li vede uscire di scena piú che soddisfatti per aver raggranellato qualche nuovo fan.

 

TESTAMENT

Eccoci finalmente al momento tanto atteso dalle moltissime persone che affollano il Tempo Rock. I Testament non sono certo una band che passa di frequente nelle nostre zone e il rinvio del concerto da novembre ad oggi probabilmente ha addirittura contribuito ad aumentare l’hype attorno a questa data. La platea e le parti rialzate che la contornano sono piene rase di fan sia di vecchia, sia di nuova generazione che, dopo un lungo cambio palco, esplodono in un’acclamazione assordante all’ingresso del gruppo. La partenza è affidata a “Rise Up” dall’ultimo album “Dark Roots Of Earth” e, a giudicare dalla partecipazione del pubblico, il lavoro deve essere stato molto apprezzato. Non sfigura nemmeno la cavalcata “More Than Meets The Eye”, estratta invece dal precedente “The Formation Of Damnation”. Sotto al palco la parte piú giovane degli astanti sta già pogando e creando un gran marasma, ma le cose si faranno serie quando arriveranno i primi classici. “Burnt Offerings” è l’unico pezzo datato nella prima parte della setlist, che è quasi interamente dedicata ai brani più recenti, come la devastante “True American Hate” con i suoi assalti ritmici in blastbeat o la piú cadenzata e meno coinvolgente “Dark Roots Of Earth”. Ormai sono passati diversi brani e se da un lato possiamo notare una band in grandissima forma spinta da un batterista fenomenale quale è Gene Hoglan e guidata alla grande dal mastodontico e simpatico frontman Chuck Billy, sono i suoni e la visibilitá i problemi con cui buona parte del pubblico deve avere a che fare. Chi si trova nella parte esterna della platea giá di poco ai lati del palco, infatti, ha una visuale abbastanza limitata per via della conformazione semicircolare della venue, e quello che sente é un misto di suoni confusi. Probabilmente il problema risiede sia nella capacità di chi sta al mixer (coi Dew-Scented infatti l’audio risultava migliore), sia nell’eccessiva quantità di pubblico che inevitabilmente si é visto costretto, per questioni di spazio, a distribuirsi anche nelle molte zone del locale raggiunte da un’acustica scarsa. L’atmosfera generale di grande festa e partecipazione è ad ogni modo solo marginalmente rovinata da questi aspetti e lo show prosegue con la sua parte più intensa e ricca di classici. “Into The Pit” fa letteralmente impazzire i fan e “Pratice What You Preach” non è da meno, sebbene il microfono di Chuck Billy a tratti pare scomparire sotto il resto degli strumenti. Il cantante non manca di ringraziare a più riprese i suoi fan per il grande sostegno e il calore che come sempre il popolo italiano concede alla band e, dopo una parentesi con “Eyes Of Wrath” e “Riding The Snake” dedicata all’apprezzatissimo “The Gathering”, veniamo catapultati negli anni Ottanta da una tripletta da urlo composta da “Over The Wall”, “The Haunting” e “The New Order”, pezzi che segnano il picco dello show. Il finale è lasciato all’accoppiata thrash-death di “D.N.R. (Do Not Resuscitate)” e “The Formation Of Damnation”, per l’assalto sonoro che conclude un’esibizione intensa, con pochissime pause o cali di tensione, e le cui sbavature non sono certo imputabili alla performance della band. Non resta che applaudire uno dei gruppi più in forma sia su disco che dal vivo dell’intero panorama thrash attuale e sperare di rivederlo presto nel nostro Paese possibilmente in condizioni logistiche ottimali.

Setlist:
Rise Up
More Than Meets The Eye
Burnt Offerings
Native Blood
True American Hate
Dark Roots Of Earth
Into The Pit
Practice What You Preach
Riding The Snake
Eyes Of Wrath
Over The Wall
The Haunting
The New Order
D.N.R. (Do Not Resuscitate)
3 Days In Darkness
The Formation Of Damnation

2 commenti
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