10/05/2005 - Testament + Susperia + Demolition @ Rolling Stone - Milano

Pubblicato il 13/05/2005 da

A cura di Marco Gallarati

Be’, era del tutto prevedibile: il Reunion Tour dei Testament sarebbe stato un successo, a prescindere dallo stato di forma dei membri ritrovati dopo tanto tempo e a prescindere dalle modalità commerciali di realizzazione dell’evento. Evento forse tacciato di relativamente minore importanza – non sia mai! – dall’ostinata propensione di addetti ai lavori e metalhead a considerare poco la band di Chuck Billy ed Eric Peterson, lasciata spesso in secondo piano quando si tratta di citare formazioni che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la Storia dell’heavy metal. La familiare e caotica atmosfera del Rolling Stone pre-concerto, però, è sembrata smentire queste supposizioni, così come pure il gran pienone registrato all’acme dello show, ovvero durante l’esibizione degli headliner. Il tempo di ingollare due panzerotti “devastanti” innaffiati di birra e via dentro il locale! Già, giusto per scoprire che, con il beneficio del dubbio, i Divine Empire si sono esibiti come opener della serata, mortificando alquanto il sottoscritto, curiosissimo di ascoltare la band di Jason Blachowicz dopo la buona prova del loro ultimo “Method Of Execution”…ma tant’è, purtroppo, e non c’è tempo per disperarsi: i Demolition stanno già suonando…

DEMOLITION

Il dubbio che i Divine Empire si siano realmente esibiti permane (e ci scusino i lettori!) anche durante la performance degli austriaci Demolition, in quanto tale gruppo, pur avendo all’attivo tre album, l’ultimo dei quali risale al 2004 e si intitola “Existence”, non si è mai potuto avvalere di capillare distribuzione, rendendone semi-sconosciute le gesta alla maggior parte dell’audience in sala. A differenza, appunto, dei centurymediani Divine Empire. Da qui, le giustificate perplessità sulla posizione in scaletta…Comunque sia, i Demolition si sono rivelati una formazione più che valida, solida e quadrata, poco originale, ma consapevole dei propri mezzi e capace di intrattenere bene il pubblico. La musica proposta fa capo ad un death metal di stampo americano, con puntate nel brutal e nel thrash, ben udibile grazie ad un bilanciamento molto buono dei suoni. Tecnicamente, la band austriaca si è dimostrata preparata ed il cantante Wolf ha messo in mostra un ottimo growling, nonché una parlata in italo-napoletano davvero notevole e divertente! Buon concerto.

SUSPERIA

I norvegesi Susperia possono vantare in formazione uno dei più quotati batteristi black della scena scandinava, ovvero l’ex-Dimmu Borgir ed Old Man’s Child Tjodalv, il quale, assieme al chitarrista Cyrus, in passato sessionman per i Satyricon, fondò la band subito dopo aver abbandonato Shagrath e compagni. Con tre dischi in cantiere, “Predominance”, “Vindication” ed il recente “Unlimited”, il quintetto si è meritato la cospicua dose di applausi tramite uno show vario e potente, incentrato sull’eterogeneità dell’extreme metal caratteristico della band. E sì, extreme metal è la definizione che meglio identifica la musica dei Susperia, la quale parte da basi black, per poi sfociare nel death melodico, nel gothic ed in qualche divagazione di symphonic black. La voce di Athera, ad un primissimo impatto, spiazza non poco, soprattutto quando si cimenta in un cantato pulito teatrale e un po’ forzato, ma, con il trascorrere dei minuti, tutta la band si scalda e anche il vocalist riesce a convincere, pur rimanendo il “punto interrogativo” del quintetto. Molto buone sia la presenza scenica, sia la resa sonora, per un concerto di difficile assimilazione (per chi non conosce i Susperia, ovviamente) ma comunque godibile. 

TESTAMENT

Chuck Billy ed Eric Peterson, in questi ultimi anni, non si sono certo trattati male, circondandosi, in fase di realizzazione album, di musicisti stratosferici e “dall’alone quasi mistico”, quali James Murphy, Steve Digiorgio, Gene Hoglan e Dave Lombardo (non ci sembra eresia dichiarare che la formazione dei Testament che nel 2000 registrò “The Gathering”, formata da Billy, Peterson, Murphy, Digiorgio e Lombardo, sia una fra le migliori line-up estreme mai entrate in uno studio di registrazione!). Ma questa reunion, se mai ce ne fosse stato bisogno, ha confermato a pieni voti che i Testament veri sono quelli dei dischi antecedenti “Low”, poco ma sicuro! L’impatto che Alex Skolnick, Greg Christian e Louie Clemente hanno avuto sui fan è stato semplicemente fenomenale, generando vortici di mosh imponenti ed un crowd-surfing inaspettatamente continuo. Con John Tempesta (ex-White Zombie e drummer su “Low”) dietro le pelli per i primi brani, i Testament hanno aperto le danze con “The Preacher” e “The New Order”, title-track di un disco letteralmente saccheggiato dai cinque della Bay Area durante la serata. Com’era immaginabile, gli ultimi lavori della band sono stati tranquillamente by-passati  e poco importa che il sottoscritto li preferisca di gran lunga (soprattutto il devastante “Demonic”) al vecchio repertorio, in quanto la gente oggi era ansiosa di ascoltare e vedere il chitarrismo sopraffino di Skolnick a riproporci “Practice What You Preach” e “Souls Of Black”, oppure esaltarsi di fronte a Greg Christian e Louie Clemente (onestamente, però, Tempesta avrebbe potuto suonare di più) lanciatissimi nelle terremotanti versioni di “Into The Pit” (vi lascio immaginare fin dove sia arrivato il pogo…) e “Trial By Fire”. E che dire della conclusione, affidata ovviamente a “Disciples Of The Watch”? Una grandissima presenza scenica, con Chuck (guarito alla grande dal bruttissimo malanno occorsogli in questi anni) che ha lasciato il giusto spazio alla rentrée dei suoi compari, ha fatto sì che il concerto si svolgesse in un’atmosfera da “vecchia rimpatriata” davvero coinvolgente. Qualche peccatuccio tecnico (gli assoli di Skolnick non erano proprio di limpidissima qualità, a causa del wall of sound esagerato) e la relativamente misera durata della setlist (un’ora e qualche minuto?) non hanno certo tolto fascino ad un Evento che si è dimostrato tale…e con la “e” maiuscola. Storia.

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