- THE BIG 4 @ Arena Fiera Milano - Rho (MI)

Pubblicato il 06/07/2011 da

THE BIG 4 (Metallica, Slayer, Megadeth, Anthrax)
06/07/2011 – Arena Fiera Milano – Rho (MI)


Sole a picco, caldo opprimente e migliaia di fan che già affluiscono all’Arena Rho Fiera: queste sono le prime considerazioni della diretta che terrà compagnia a chi oggi non sarà presente a questo attesissimo e agognato Big Four, richiesto a gran voce sul suolo italico già da fine 2009. L’atmosfera che già in queste prime ore d’attesa si respira è quella dei grandi eventi e tutto lascia intendere che Metallica, Slayer, Megadeth e Anthrax quest’oggi batteranno di gran lunga il Sonisphere Italia 2011 in termini di affluenza, e si giocheranno il gradino più alto del podio con i System Of A Down. L’arena è strutturata in maniera quasi identica rispetto agli altri appuntamenti, con gli stessi pregi e difetti. A favore della location giocano la facile raggiungibilità sia attraverso mezzi pubblici che autostrade, l’ampiezza della platea e del palco e la buona disponibilità di stand gastronomici a prezzi non esagerati. Di per contro abbiamo invece un suolo in asfalto che ha raggiunto la temperatura di un barbecue, la scarsità di bagni, e per lo più solo chimici, e la totale assenza di acqua corrente che rischia di mettere in seria difficoltà chi necessita di darsi una sciacquata o di semplice refrigerio. L’enorme palco è già addobbato con la scenografia degli Anthrax e ai lati dello stesso stazionano due megaschermi che dovrebbero facilitare la visione anche ai più lontani dalle prime file. Presente, come nel caso dello show dei SOAD, il famigerato pit che circonda la parte più prossima allo stage e che è stato letteralmente preso d’assalto dai primi arrivati, veri temerari che passeranno ore e ore sotto un Sole cocente. Noi, dal nostro stand posizionato a metà arena, ci apprestiamo a tenervi aggiornati su tutto quello che succederà d’ora in avanti e ad accogliere i numerosi lettori che ci stanno facendo visita.

 

Running order:

Apertura porte: ore 13.00

16.30-17.30 – ANTHRAX
18.00-19.15 – MEGADETH
19.45-21.00 – SLAYER
21.30-23.45 – METALLICA

 

ANTHRAX – 16.30/17.30
Provenienza: New York, Stati Uniti
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Finalmente, alle ore 16:30 in punto, ha inizio l’evento dell’anno, inaugurato da una buona prestazione del combo di New York, il quale nell’ora a disposizione ha saputo coinvolgere tutto il pubblico con la solita carica di goliardia. Sulle note della storica “Caught In A Mosh”, gli Anthrax – privi di Scott Ian sostituito da Andreas Kisser dei Sepultura – riescono da subito a scaldare gli animi, scatenando un bel pit tra le prime file, anche se notiamo che la voce di Belladonna appare soffocata dagli altri strumenti ed i suoni di chitarra non sono cosi pieni come ci si dovrebbe aspettare. Purtroppo subiscono la stessa sorte l’adrenalinica “Got The Time” e l’anthemico mid-tempo “Madhouse”, ma le cose cambiano radicalmente con “Indians”: infatti, durante il chorus ‘war dance’, compare sorprendentemente Scott Ian e le sorti del gig cambiano in maniera decisa! Con tre chitarre sul palco il suono è decisamente più pieno e compatto, valorizzando così ancora di più alcuni all-time classics, quali “Medusa” e “Metal Thrashing Mad”. La band dimostra di divertirsi alla grande ed è carica per tutta l’esibizione; inoltre, la voce di Belladonna – contro ogni pronostico – riesce ad essere ancora squillante, e ci stupisce ancora di più che “Among The Living” venga sostituita da “Only”, tratta da “Sound Of White Noise”. Anche in questo caso Belladonna riesce a reggere il confronto con John Bush, mentre l’inedita “Fight’em Till You Can” non ci convince, in quanto sembra soltanto una discreta outtake di “State Of Euphoria”. Ma poco importa, dal momento che “I Am The Law” – introdotta da uno spezzone di “Refuse/Resist” – chiude un’esibizione divertente e a questo punto ci auguriamo di rivedere al più presto la band, magari in un tour da headliner. Mosh till you die!
(Gennaro Dileo)

 

MEGADETH – 18.00/19.15
Provenienza: California, Stati Uniti
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I Megadeth si presentano leggermente affannati, soprattutto nella voce del leader Dave Mustaine, che inizialmente massacra “Trust”con una prova vocale flebile e sforzata. Esecuzione che fa presagire al peggio, soprattutto in confronto alla brillante prova degli opener Anthrax. Durante “In My Darkest Hour” la formazione resta in rodaggio, e anche il pubblico rimane relativamente perplesso, come sempre lasciato a se stesso dalla band. Bisogna aspettare “Hangar 18” per smuovere la situazione: il duo Mustaine-Broderick fa scintille sulla strumentale, trasportando i presenti nel paradiso dello shredding più forsennato, dimostrando affiatamento e padronanza dello strumento degni della bandiera. Il resto, fondamentalmente, è la replica di un copione ben collaudato e già visto più volte negli ultimi anni, in una scaletta che non offre sorprese – ad eccezione della nuova e poco esaltante “Public Enemy N.1” – e in uno spettacolo privo di qualsiasi colpo di scena. Certo fa piacere vedere un Ellefson sorridente e benvoluto da band e pubblico, e di sicuro la formazione ha tutto il diritto di avere un posto nei quattro “Big”, ma per un ascoltatore smaliziato non basta ammirare la sfilata di chitarre di Mustaine e cantare il ritornello di “A Tout Le Monde”, “Sweating Bullets” e “Peace Sells…But Who’s Buying” per annotare l’esibizione di oggi nei concerti da ricordare.
(Maurizio Borghi)

 

SLAYER – 19.45/21.00
Provenienza: California, Stati Uniti
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Gli infortuni, la sfortuna, l’inesorabile scorrere del tempo sulla carta giocavano a sfavore degli Slayer. In molti, dopo il forfait di Kerry King nella jam della data precedente, puntavano il dito su una band che dopo decadi di invulnerabilità ha cominciato a mostrare fisiologici segni di cedimento. “World Painted Blood” spazza via il castello di voci, supposizioni e malignità: gli Slayer ci sono, e hanno deciso di annichilire l’arena arroventata con le loro armi migliori. Basta lo sguardo severo di Tom Araya, dalla sua classica posizione arcigna, a catalizzare le attenzioni, e l’urlo “Are you ready?” è l’allarme sismico definitivo: da “War Ensamble” in poi la folla esplode, e cade in una sorta di trance, posseduta dalle note demoniache della formazione. Replicando l’eccellente performance di Padova gli Slayer distruggono, con l’incedere incessante di Kerry King e l’agile prova di Lombardo, che lasciano i giusti riflettori a un Gary Holt quasi parte integrante del combo, terribilmente a suo agio nelle convulse partiture di Hanneman. Lo show è un susseguirsi micidiale di pezzi recenti come “Hate Worldwide” o “Snuff” e vecchi assalti thrash quali le non solite “Dittohead” o “Black Magic”. Le vere bombe arrivano però con i classici “Dead Skin Mask”, “South Of Heaven” o l’immancabile “Raining Blood” in grado di generare il solito pogo da massacro in platea. La chiusura non poteva che essere affidata a “Angel Of Death”, apoteosi finale di un concerto che ora lascia il difficile compito ai Metallica di reggere un improbabile confronto almeno sul lato esecutivo.
(Maurizio Borghi- Alessandro Corno)

 

METALLICA – 21.30/23.45
Provenienza: California, Stati Uniti
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Con qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia gli schermi proiettano le immagini del finale di “Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo” di Sergio Leone, ovviamente accompagnato dalla colonna sonora “The Ecstasy Of Gold” del genio Ennio Morricone. Ci siamo, la band per cui la stragrande maggioranza dei presenti ha pagato il biglietto, sale sul palco e attacca alla grande con l’accoppiata da infarto “Hit The Lights”-“Master Of Puppets”. In platea è il delirio: i trenta e passa mila presenti cantano,  saltano e invocano i loro beniamini a gran voce. La band risponde con una buona prova soprattutto di James Hetfield che non fatica a rubare l’attenzione rispetto ai compagni. Trujillo è una garanzia, Kirk Hammett appare più convincente di altre esibizioni in terra nostrana, mentre tanta scena ma non altrettanta precisione per Lars Ulrich che con la sua testa rasata e le sue espressioni alla Hannibal Lecter non sta fermo un secondo, spesso si alza dal suo seggiolino e on più occasioni perde qualche colpo. I suoni sono impressionanti in quanto a potenza dei bassi e il mastodontico palco più che una scenografia presenta un enorme megaschermo largo quanto tutto il fondo dello stage che proietta le immagini live dello show. Si prosegue con “The Shortest Straw” e una “Seek & Destroy” che manda in visibilio soprattutto i fan di vecchia data. In effetti stasera non c’è praticamente spazio per la parte meno (o ben poco) metal dei Metallica e la setlist è un concentrato di vecchi cavalli di battaglia come la spettacolare successiva “Welcome Home (Sanitarium)” e il capolavoro “Ride The Lightning” con la sua tempesta di riff. James scherza con un fan che gli chiede di regalargli la chitarra e poi ci riporta ai tempi del “Black Album” con una più che discreta “Through The Never”. L’incursione nell’ultimo capitolo della discografia del gruppo inizia e finisce con “All Nightmare Long” non certo accolta dal pubblico al pari della celeberrima “Sad But True”, prima della quale James cita tutte le band che hanno suonato in precedenza e ringrazia la “metal family” costituita dalle migliaia di fan presenti e non. Si torna nel passato, quello che ha scritto indelebilmente la storia del thrash metal con “The Call Of Ktulu”, una “One” con platea illuminata a giorno da fuochi d’artificio, “For Whom The Bell Tolls”, “Blackened” e “Fade To Black”. Doveroso constatare come lo show che i quattro americani stanno offrendo questa sera è non solo nella setlist ma anche nell’attitudine esecutiva dedicato al versante più strettamente “old school metal” del loro ampissimo pubblico e lo dimostra anche l’assenza dei lentoni “Nothing Else Matters” e “The Unforgiven”. Con una pirotecnica “Enter Sandman” si chiude il grosso del concerto e dopo una doverosa pausa oltre ai Metallica entrano in scena diversi membri dei “Big Four” tra cui Dave Mustaine, Scott Ian,David Ellefson e Dave Lombardo per un’attesa jam che questa sera propone “Die Die My Darling” dei The Misfits. La serata volge al termine con il riffing micidiale di “Damage Inc.” e “Creeping Death” con tanto di mega palloni neri che piovono sul pubblico dall’alto del palco. Finale metal che più metal non si poteva per uno show che al di là di qualche chiamiamola “indecisione” dell’omino seduto dietro alla batteria, sarà da ricordare per la spettacolare setlist proposta.
(Alessandro Corno)

The Ecstasy of Gold  (intro – Ennio Morricone)
Hit the Lights
Master of Puppets
The Shortest Straw
Seek & Destroy
Welcome Home (Sanitarium)
Ride the Lightning
Through The Never
All Nightmare Long
Sad But True
The Call of Ktulu
One
For Whom the Bell Tolls
Blackened
Fade to Black
Enter Sandman

Encore:
Die Die My Darling (Misfits cover)
Damage Inc.
Creeping Death

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