15/07/2012 - The Cult + Gun @ Carroponte - Sesto San Giovanni (MI)

Pubblicato il 20/07/2012 da

Galvanizzati dall’ennesimo centro colpito in quasi trent’anni di carriera con il recentissimo “Choice Of Weapon”, i The Cult, guidati dal carismatico cantante Ian Astbury e dal compassato chitarrista Billy Duffy, sono autori di un’entusiasmante tre giorni sul suolo italico. Ben consapevoli che il lento ed inesorabile trascorrere delle lancette (complici anche gli eccessi del passato) ha ridotto la potenza vocale del frontman, non potevamo esimerci dal presenziare alla data fissata al Carroponte di Sesto San Giovanni. Il verde e accogliente open air dimostra di essere un palcoscenico ottimale per assistere allo spettacolo di questi autentici miti viventi, che a cinquant’anni suonati non ne vogliono sapere di appendere gli strumenti al chiodo. Spetta ai Gun l’arduo compito di far salire a dovere la temperatura e, contro ogni più rosea previsione, questa vecchia e semi sconosciuta band ci ha regalato più di una soddisfazione…

GUN

Nonostante siano passate le 20:30, notiamo con una certa preoccupazione che il capiente open space appare ancora decisamente vuoto e di conseguenza abbiamo modo di posizionarci comodamente in seconda fila, per accogliere l’ingresso affatto pomposo della band scozzese. I Gun sono una delle tante meteore apparse alla fine degli anni’80, che sono state capaci di piazzare un paio di hit single come “Better Days” e “Word Up” prima di svanire nel nulla a metà della decade successiva. Dotati di un look ultra casual, combinato ad una presenza scenica a dir poco minimale, i Nostri riescono a conquistare le simpatie dei presenti, grazie al loro grezzo e schietto rock’n’roll di stampo squisitamente british. Il drumming scarno ed essenziale di Derek Brown si pone al completo servizio della forma canzone e così oltre ai due brani sopra citati, i Nostri colgono la ghiotta occasione di presentare al pubblico la title track del nuovo album “Break The Silence”, sinceramente fin troppo simile nelle melodie alla monster hit “Video Killed The Radio Star” partorita trent’anni fa dai The Buggles. L’attitudine strafottente, associata alla voce calda e passionale del frontman Dante Gizzi sono gli elementi principali che riescono a conquistare la nostra attenzione e, verso la fine del concerto, questi amabili scozzesi diventano i padroni del palco, scatenando l’entusiasmo della folla, che finalmente ha riempito a dovere la location. Galvanizzato da un successo così inatteso, il frontman prende il suo smartphone, invita tutti i presenti ad alzare le braccia e promette di pubblicare l’immagine scattata sulla pagina ufficiale di Facebook. Il trascinante groove di “Shame On You” sigilla la fine di un concerto intenso e vibrante, strutturato sui cari e vecchi quattro accordi del rock’n’roll. Grandiosi.

THE CULT

“Certo che questi si sono proprio sprecati… potevano suonare almeno mezz’ora in più!” Questo laconico e comprensibile commento uscito dalla bocca di un ragazzo alla fine del concerto, lascia effettivamente riflettere sul triste trend intrapreso ultimamente da alcune band di un certo spessore artistico: esibirsi soltanto per un’ora circa. Ma andiamo con ordine. Dopo un interminabile ed estenuante cambio del palco, alle 22:30 scocca quasi come una liberazione la percussiva intro che rievoca le atmosfere degli indiani d’America, autentica passione di Astbury palesata sull’album “Ceremony” del 1991. La concisa e sculettante “Lil’ Devil” ci presenta una band perfettamente oliata e consapevole dei propri mezzi, anche se appare evidente che il frontman si trovi in difficoltà sui toni più acuti sin dalle prime battute. Inappuntabile, invece, risulta il chitarrismo di Billy Duffy, pregevole e sottovalutato autore ed esecutore che cesella con gusto ogni partitura chitarristica ritmica o solista che sia, supportato dal prezioso apporto alle sei corde dal fido compare Mike Dimkich, membro non ufficiale della line up dal lontano 1993. Ottima la scelta di battere il chiodo sui brani presenti sull’ultimo full length, accolti calorosamente dal pubblico particolarmente ricettivo. “The Wolf” è permeata da un micidiale groove sincopato, candidandosi di diritto ad entrare nei classici della band, mentre “Embers” mette in mostra l’anima (mai celata sin dagli esordi targati Southern Death Cult) più introspettiva e crepuscolare della band. Il mood aspro e cupo di “Lucifer” è il veicolo ideale per introdurre un discorso polemico nei confronti di alcuni atteggiamenti opinabili dei politici nostrani. “Life Is Greater Than Death” è una ballata intensa ben intepretata da un Astbury in questo caso strepitoso. Dai vecchi dischi vengono rispolverate le immortali hit radiofoniche “Rain” e “She Sells Sanctuary”, episodi che hanno consegnato alla leggenda i The Cult, mentre accogliamo con gioia e altrettanto stupore la travolgente “Spiritwalker”, canzone tratta dal debutto “Dreamtime”, album nel quale troviamo fusi goth, post punk e rivoli di rock duro. L’anima più verace del gruppo viene rappresentata dalla dinamica “Nirvana” – stravolta dal cantante in evidente debito d’ossigeno – e dal secco riffing di scuola boogie rock di “Wild Flower”. Stupisce l’assenza di un qualsiasi estratto dal celebre e ‘americano’ “Sonic Temple”, ma una scelta del genere premia sicuramente i fan più fedeli, che non si accontentano di ascoltare solo i pezzi più noti del repertorio. Come nota curiosa alla fine dell’evento, segnaliamo una piccola festa improvvisata dai membri della band che celebrano sul palco il compleanno del bassista Chris Wyse; tuttavia, dopo tutta quella attesa, ci saremmo aspettati sicuramente qualche brano in più, anche per il numeroso pubblico pagante.

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