14/02/2020 - THE DARKNESS + DZ DEATHRAYS – Copenaghen @ Amager Bio - Copenaghen (Danimarca)

Pubblicato il 20/02/2020 da

Report a cura di Lorenzo Santamaria

Piuttosto ironico, per una band che deve il suo successo ad un pezzo chiamato “I Believe In A Thing Called Love”, fare il proprio ritorno nel Regno di Danimarca quasi cinque anni dopo la performance al festival Copenhell, la notte di San Valentino. I ragazzi di Lowestoft, reduci da una prima costola di tour europeo dagli ampi consensi, toccando anche l’Italia qualche sera prima, hanno visto premiata la coraggiosa scelta di suonare per intero l’ultimo lavoro “Easter Is Cancelled”, che,, se non ha fatto gridare al miracolo su disco, dobbiamo perlomeno dire che in sede live ha tutta un’altra resa, risultando come uno dei lavori più solidi ed eterogenei della band britannica da molto tempo a questa parte. Capitanati come sempre dall’istrionico Justin Hawkins, i Nostri si preparano a deliziare le orecchie degli astanti a colpi di falsetto e schitarrate, e gli occhi a colpi di tutine paillettate di due misure più piccole. Aprono i DZ Deathrays, dalla lontana Australia. Allacciate le cinture, che si parte!

 

 

DZ DEATHRAYS

Che energia, questo trio di australiani! Tali sono state le prime parole che ci sono venute in mente dopo questa prima, e piuttosto breve, conoscenza in sede live dei ragazzi. I Nostri, nati come duo ma diventati oggi un trio grazie all’aggiunta del secondo chitarrista Lachlan Ewbank, propongono un ruvido punk con attitudine da dancefloor, ed hanno ben quattro album all’attivo. Come scritto, il combo è composto da tre elementi (batteria, chitarra solista e chitarra ritmica/voce) e ricorre all’ausilio di parti di basso registrate in sede live, il che, a lungo andare, denota una certa mancanza di profondità al sound dei Nostri. Ma, come preannunciato, quello che perdono in rotondità di suono lo recuperano con un’energia fuori dal comune, coadiuvata da un ottimo affiatamento dei vari membri on stage, capacissimi di divertirsi sul serio. Menzione speciale per il batterista Simon Ridley, dal buffo taglio di capelli un po’ alla Napoleon Dynamite, ma che sa davvero il fatto suo dietro le pelli, dotato di un carisma ed un’energia davvero palpabili. La band pesca a piene mani da tutti i lavori della propria carriera, con ovviamente un occhio di riguardo nei confronti dell’ultimo arrivato “Positive Rising, Pt. 1”, e svolge egregiamente il compito di riscaldare il pubblico, nonostante un set piuttosto conciso. Adesso tocca al cambio palco, e noi ci andiamo a sgranchire le gambe al bar in cerca di una birra.

Setlist

Witchcraft, Pt. II
IN-TO-IT
Reflective Skull
Like People
Gina Works At Hearts
Shred For Summer
Ocean Exploder

THE DARKNESS

Dopo l’attesa di rito per il cambio palco e il soundcheck degli strumenti, la sala comincia a rimpolparsi sempre di più, dandoci contezza dei rumors che davano il concerto di quasi sold out. Attorno a noi notiamo moltissime coppie che sembrerebbero aver deciso di celebrare la festa degli innamorati in un modo un po’ diverso. Calano le luci e veniamo subito accolti dallo zompettio dinoccolato di Justin Hawkins, foderato in un completino bianco aderente e luccicante, come da tradizione; il frontman decide di dare il via alla serata con la prima traccia di “Easter Is Cancelled”, ovvero “Rock And Roll Deserves To Die”, pezzo che, a dispetto del titolo, fa scatenare lo spirito rock dei presenti, in visibilio per l’arrivo in scena dei propri beniamini. Il brano comincia in sordina, con un arpeggio sornione di chitarra e la morbida voce del buon Justin che gorgheggia su e giù, fino all’esplosione del ritornello, che ha decisamente un grande impatto dal vivo, soprattutto la coda finale, davvero irresistibile. E la setlist continua con altri nove episodi dell’ultimo album, che denota uno spirito più da rock teatrale per la band inglese, la quale riesce, con la naturalezza dei grandi mestieranti, a stregare la platea con l’irriverente presenza scenica dei suoi componenti, condita dalla solita grande perizia strumentale. Vediamo il capitano Justin fare il sornione col pubblico, raccontando aneddoti con flemma british, tra un pezzo e l’altro, e chiudendo la prima parte di concerto sulle note di “We Are The Guitar Men”, simil-ballad romantica e autoreferenziale, a far calare il sipario.
Il tempo di fare una capatina al bagno, ed ecco i Nostri tornare dopo un cambio di guardaroba, con Justin rivestitosi di una tutina rosso fuoco, sempre attillata ai limiti della necrosi degli arti, e con il bassista Frankie Poullain che si presenta con un kimono dorato visibilmente striminzito. E sarà appunto il buon Frankie a fare da apripista per la seconda parte di concerto, tenendo il palco da solo con una bacchetta di legno ed una cowbell, la quale risuona inconfutabilmente l’intro di “One Way Ticket”, supersingolo dell’omonimo secondo album, che causa un vero e proprio delirio tra i fan in sala. L’energia continua a crescere, ed il coinvolgimento del pubblico è adesso più palpabile, mentre vengono suonati alcuni tra i cavalli di battaglia della band inglese, quali “Growing On Me”, “Get Your Hands Off My Woman” e “Love Is Only A Feeling”, dal pluripremiato debutto “Permission To Land”. Ma anche il riscontro di pezzi come “Solid Gold” e “Prisoner Of Love” è molto buono, ed il continuo carnevale al quale assistiamo sul palco non fa che aumentare le buone vibrazioni della serata. Justin fa davvero il diavolo a quattro, saltando, facendo la verticale sulla cassa della batteria e battendo i piedi a tempo, abbandonandosi ad uno sfrenato crowdsurfing, sciorinando acuti perfetti e altre acrobazie da veramente chi più ne ha più ne metta. Chiude tale splendida serata l’encore affidato all’immancabile “I Believe In A Thing Called Love”, che ci lascia un ultimo sorriso stampato in volto.

Setlist

Rock And Roll Deserves To Die
How Can I Lose Your Love
Live ‘Til I Die
Heart Explodes
Deck Chairs
Easter Is Cancelled
Heavy Metal Lover
In Another Life
Choke On It
We Are The Guitar Men
— Intervallo —
One Way Ticket
Barbarian
Growing On Me
Japanese Prisoners Of Love
Love Is Only A Feeling
Solid Gold
Giving Up
Street Spirit (Fade Out)
Get Your Hands Off My Woman
I Believe In A Thing Called Love

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