01/11/2013 - The Darkness + Rhyme – Trezzo @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 06/11/2013 da

Report a cura di William Crippa
Fotografie di Francesco Castaldo

Halloween è passato, ma perché non provare a prolungare il clima di festa, visto che al Live Club sono sul palco i The Darkness, una delle band più pazze e divertenti della scena hard rock? A loro supporto i milanesi Rhyme, una formazione che ormai si fatica a definire underground, visto che nell’ultimo anno ha diviso il palco con gruppi del calibro di Guns N’ Roses, Alice In Chains, Grave Digger e Gotthard (per il concerto record in Svizzera del 10 agosto). Le premesse sono ottime, vediamo come è andata!

 

the darkness - locandina italia - 2013


RHYME
Quando i Rhyme salgono sulle assi del Live Club il pubblico è ormai già tutto arrivato, e poco ci manca al sold-out previsto per questo concerto. L’avvio è per “The Hangman”, che arriva dopo una breve intro; l’accoglienza del pubblico è calorosissima e il cantante Gabriele, invitando tutti a gridare, strilla al microfono: “questa è l’Italia che ci piace, questa!”, prima di introdurre “Brand New Jesus”. “Rise Again” è per ora l’unico estratto dal primo album “Fi(R)st”, prima di tornare al nuovo “The Seed And The Sewage” con “Slayer To The System”. I suoni sono ottimi stasera e la musica dei meneghini non può che giovarne. La band come sempre è concreta e letale e l’audience mostra di apprezzare l’hard rock sporco di grunge del gruppo milanese. Una copia di “Seed And The Sewage” viene mostrata al pubblico e Gabriele Gabriele presenta il disco, prima che il bassista Riccardo lo lanci ad un fortunato fan, dando il via a “Manimal”. “Step Aside” e l’hit “Party Right” chiudono un concerto al solito molto apprezzato. I Rhyme sono una band che sta crescendo molto bene e molto in fretta, ed è bello che siano italiani.

 

THE DARKNESS
Per i The Darkness questa è una data molto importante, visto che si tratta della prima del nuovo tour. Le luci si spengono e “Arrival” degli Abba introduce la band sulle assi del Live Club, sulle note della strumentale “Bareback”. Già si intuisce come proseguirà la serata quando Justin Hawkins si toglie il vistoso giubbotto con inserti di pelliccia e rimane solo con un’aderentissima tutina nera che sembra presa dall’armadio di Paul Stanley, ripartendo con “Black Shuck”. Il cantante grida al pubblico divertito ‘Give me a D!’ e il pubblico esegue, ed ancora ‘Give me a fucking Arkness!’ sulle note di “Growing On Me”, precedendo il primo estratto da “Hot Cakes”, “She’s Just A Girl, Eddie”. “One Way Ticket” provoca un grande boato dal pubblico e Justin non deve cantare neppure una singola parola del ritornello, tanto è forte e preciso il canto della folla. È ancora tempo di scherzi, con il singer che prende simpaticamente di mira un fan molto basso, mimando un esplicito riferimento a dove il ragazzo gli possa arrivare con la bocca, mentre viene eseguita “Physical Sex”, ed i riferimenti sessuali proseguono anche durante “Nothin’ Gonna Stop Us”, quando il cantante si mette la chitarra davanti al bacino a mo’ di membro. È ora del singolo che anni fa diede il via alla carriera della band, “Get Your Hands Off My Woman”, durante la quale Justin Hawkins si mette in verticale sulla pedana della batteria, aprendo e chiudendo le gambe a tempo. Il concerto è divertente e il pubblico sorride di continuo per le gag del cantante, ma tutta la band si sta facendo onore, con una prestazione strumentale davvero di prim’ordine, premiata dalla stessa qualità sonora che ha sorriso anche ai Rhyme. E si continua con gli scherzi quando il singer nota un ragazzo che alza sopra la testa un cartello con scritto ‘guitar picks and drum sticks here, please’: Justin prende una bacchetta e se la infila nelle mutande prima di darla al ragazzo, e lo stesso fa il bassista Frankie Poullain, prima che il boato parta alle prime note di “Love Is Only A Feeling”. “Friday Night” e “Forbidden Love”, prima che i fan e poi la band partano con il coro classico ‘Olè olè olè, Darkness Darkness’, che introduce un grande versione del classico dei Radiohead, “Street Spirit”. Su “Givin’ Up” succede di tutto, anche che il cantante sbagli l’attacco, fermando i compagni e mettendosi carponi con il sedere in bella vista strillando ‘Scusate, era molto che non la facevamo. Merito una punizione, qualcuno mi schiaffeggi il culo, qualcuno mi frusti il culo, qualcuno mi infili una moneta nel culo!’, dopo di che si alza e finge di strizzarsi prima e di darsi fuoco poi ad un capezzolo, con grasse risate da parte del pubblico. “Stuck In A Rut” e “I Believe In A Thing Called Love” portano alla pausa. L’encore è costituito dalla sola “Love On The Rocks With No Ice” in versione estesa, durante la quale Justin Hawkins, sulle spalle di un buttafuori, si porta a suonare in mezzo al pubblico festante. C’è ancora il tempo di un’ultima gag, quando un ragazzo lancia al cantante una maglietta, che Hawkins prende al volo, si passa nelle mutande e rende al proprietario. Che dire, quello al quale abbiamo assistito è stato un concerto pazzo, gestito in maniera folle da un grandissimo e fuori di testa frontman, che ha cantato alla grande, ha suonato alla grande ed ha intrattenuto il pubblico come mai l’avevamo visto fare prima; un grande plauso anche al resto della band, che, pur rimanendo costantemente nell’ombra di un cantante così istrionico, ha svolto al meglio il suo lavoro. Un concerto indimenticabile per tutti i presenti.

 

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