29/06/2025 - THE GATHERING @ Dynamo - Eindhoven (Olanda)

Pubblicato il 07/07/2025 da

In un mondo in cui le reunion, la celebrazione del passato e la setlist dedicata ad un album o periodo specifico fanno ormai parte dei meccanismi di base dell’offerta musicale (nei giorni in cui scriviamo questo articolo uno degli argomenti ricorrenti è il chiacchieratissimo concerto d’addio dei Black Sabbath in quel di Birmingham), una serie fortunata di coincidenze ci ha portato ad avere per le mani i biglietti per il ‘try-out show’ dei The Gathering riuniti con Anneke Van Giersbergen e, vista la favorevole situazione logistica che una città come Eindhoven offre, abbiamo deciso di immergerci in uno di questi eventi altamente nostalgici.
Per tutti i lettori che nel frattempo avessero perso di vista la band olandese, dopo il clamoroso botto fatto con “Mandylion” i nostri hanno continuato la loro carriera spostandosi sempre di più verso territori atmospheric rock e distanziandosi progressivamente da sonorità gotiche e metal.

Dischi come “If_then_else” o “How To Measure A Planet?” restano ottimi esempi di rock soffuso e ‘pensato’ che, per chi scrive, è sempre bello andare a rispolverare. Anneke si è poi separata dalla band nel 2007, con il resto del gruppo che ha proseguito con alla voce la norvegese Silje Wergeland per qualche altro disco fino allo stop del 2014.
Le attività sono riprese – seppur molto lentamente – dal 2017 con un solo disco di inediti, quel “Beautiful Distortion” che, anche se qualitativamente buono, non ha lasciato segni importanti nella scena musicale di oggi. Fino all’annuncio di questa – per ora – estemporanea reunion con Anneke, i The Gathering erano ormai quasi relegati al ruolo di band per intenditori che saltuariamente, magari in qualche festival, reincontrava il grosso del pubblico metal.

Badate bene: questo nostro giudizio non ha molto a che fare con la qualità intrinseca della loro proposta che riteniamo invece sempre come minimo sensata e spesso buona, però ci sembra ormai un dato di fatto poter analizzare la carriera degli olandesi evidenziando almeno due aspetti: prima di tutto i The Gathering rappresentano un tipo di band sempre più rara, che si costruisce ed esplode non subito, ma addirittura al terzo tentativo dopo cambi di formazione e parzialmente di stile; secondo, sono una realtà che ha sempre cercato di evolversi musicalmente, anche se poi non sono mai riusciti ad incontrare un nuovo pubblico magari almeno parzialmente fuori dal genere, come è accaduto invece per altri come Katatonia o Anathema che si sono ridisegnati almeno in parte una carriera differente.
Stupisce almeno un po’ quindi, dopo così tanti anni in una traiettoria che non ha praticamente mai guardato al passato, la scelta di celebrarsi platealmente ritornandoci, ma è solo il palco a dare il verdetto definitivo. Vediamo com’è andata.

Eindhoven è una città olandese di meno di trecentomila abitanti che, in pieno centro, ospita lo storico Dynamo Club che ha una sala principale da non più di cinque/seicento persone. Tra l’altro, questa apparizione specifica dei THE GATHERING ha, almeno in parte, suscitato un po’ di controversie, visto che si tratta di una sorta di data bonus che si aggiunge agli altri show già programmati per fine agosto al Doorn Rosje di Nijmegen, cittadina di origine del nucleo originario.
Tutti gli spettacoli sono andati ovviamente sold-out in pochissimo tempo e aver annunciato un’altra data precedente di un paio di mesi non ha proprio soddisfatto tutti i fan in attesa trepidante, ma tant’è.

Dicevamo: con in mano il nostro biglietto – dal prezzo straordinariamente basso per un paese costoso come l’Olanda, poco più di venticinque euro – ci siamo recati in una deliziosa piazzetta con una delle chiese principali di Eindhoven dove, esattamente dall’altro lato, a pochissimi metri, si erge anche, da tempo immemore, un grosso edificio in mattoni che è il Dynamo Club.
Senza grossi clamori, intorno alle diciotto una tranquilla fila di rockettari e metallari si allunga sempre di più nella via principale della cittadina: mentre alcuni arrivano a piedi, altri parcheggiano la loro bicicletta nel parchetto di fronte al locale.
L’apertura porte avviene puntuale intorno alle 19.30, mentre noi abbiamo dovuto aspettare un po’ oltre le previste 20.15 per vedere i nostri riuniti sul palco dopo tanti anni. Questo ci dà il tempo di fare un giro al banco merch (con prezzi altini, ma ormai purtroppo nella norma) e soprattutto notare le dotazioni del Dynamo: se confrontato con gli usuali club italiani, fa effetto il bar interno alla sala, dove si può solo acquistare con pagamento digitale, agevolato da una fila di pos fissati ad intervalli regolari sul bancone. La sala ha inoltre aria condizionata e seppur ben presto piena, conserverà una propria vivibilità. 

La band, unica prevista per questo show, si presenta sul palco con una ventina di minuti di ritardo e una scenografia minimale: niente backdrop, tutti i musicisti vestiti di nero con solo Anneke a spiccare con una delle sue ormai storiche camicette a fiori.
Le nostre aspettative e più in generale quelle del pubblico (con una buona rappresentanza estera, verificata da Anneke per alzata di mano) sono di rivedere la band al gran completo e ovviamente di sentire tutto “Mandylion”.
Sul primo aspetto, i The Gathering di oggi non sono propriamente una metal band – ammesso lo siano mai stati. Sul palco abbiamo visto musicisti molto sobri, praticamente immobili, con in bella mostra capelli bianchi e un piglio decisamente più rock che altro; sono invece solo la proverbiale solarità di Anneke e i suoi sorrisi a fare da ponte verso un passato di ormai tre decadi fa.

Sul secondo aspetto, possiamo dirci accontentati, visto che “Mandylion” viene eseguito per intero, ma diviso in due tronconi e non in ordine: la prima parte comprende la title-track, “Eleanor”, “Fear The Sea” e “In Motion #1”; seguono estratti da altri momenti notevoli della carriera dei nostri, ovvero da “If_then_else”, “Souvenirs”, “Home” e “How To Measure A Planet?”; tocca poi nuovamente alla seconda parte di “Mandylion” con le ultime quattro canzoni e in chiusura i due singoli storici “Leaves” e “Strange Machines”.
Nei prevedibili bis, escono ancora “Saturnine” (da “If_then_else”), “On Most Surfaces” (da “Nighttime Birds”) e “Travel” (da “How To Measure A Planet?”.
I ritmi del concerto sono sempre sobri, accompagnati dalle presentazioni estremamente gentili di Anneke che, in questo, non sembra per nulla cambiata nel tempo. Gli altri rimangono sempre a fare da cornice – volutamente – e le uniche due particolarità sono il bassista Hugo Prinsen Gerrligs che suona seduto per via di un infortunio alla schiena, e la presenza alternata del secondo chitarrista (Jelmer Wiersma) a seconda del materiale proposto.
Davanti ad un pubblico tutto lì per loro l’accoglienza è stata sempre caldissima, indiscutibile e partecipata in ogni momento; dal nostro punto di vista invece, abbiamo assistito ad uno show di classe, emozionante ed abbastanza d’altri tempi, sorretto da una attitudine più rock che altro, in quanto crediamo sia impossibile cancellare tre decadi di carriera dopo “Mandylion”.
Cosa succederà dopo i concerti di fine agosto non è dato sapere, ma qualche sospetto che questo tipo di celebrazione non finirà qui, vista la risposta, ce l’abbiamo. E ne siamo pure contenti, almeno finché sarà gestita in questo modo così adeguato, scelta non banale di questi tempi.

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