31/08/2025 - THE GATHERING – “Mandylion” 30 Years Anniversary @ Doornroosje - Nijmegen (Olanda)

Pubblicato il 02/09/2025 da

Domenica 31 agosto 2025 i The Gathering si esibiscono nella loro città, Nijmegen, per la quinta e ultima tappa del ciclo celebrativo dedicato ai trent’anni di “Mandylion”. Un anniversario importante, legato all’album che non solo ha segnato una svolta nella carriera del gruppo olandese, ma che è diventato un simbolo della stagione in cui un certo tipo di metal europeo prendeva forma e guadagnava riconoscimento internazionale.

La band sceglie il Doornroosje, sala moderna e di grande prestigio, perfetta per accogliere un evento di questo tipo. Non è un concerto come gli altri: non ci sono band di apertura, nessuna cornice scenografica, al di là di alcune suggestive proiezioni sullo sfondo. L’attenzione è interamente concentrata sui protagonisti della serata, che per l’occasione si presentano ovviamente nella formazione storica del 1995, con Anneke van Giersbergen nuovamente dietro al microfono.

Questo ciclo di cinque concerti, annunciato sul finire del 2024, arriva dopo una sorta di prova generale andata in scena a Eindhoven all’inizio dell’estate. Quella ‘puntata pilota’ aveva mostrato una band desiderosa di tornare a confrontarsi con il proprio repertorio classico e di misurare la tenuta di una line-up che non suonava insieme da parecchi anni.
Le cinque date di questa settimana rappresentano quindi la celebrazione ufficiale e la consacrazione definitiva: tutte sold-out, tutte accolte con entusiasmo. Nijmegen, la città di casa, è il luogo simbolico in cui chiudere la parentesi.

Chi affolla la sala appartiene perlopiù alla generazione che seguiva il gruppo negli anni Novanta: l’età media è molto alta, le uniche facce giovani sono alcuni ragazzini evidentemente al seguito dei genitori; è comunque un pubblico fedele e affezionato, che ha fatto di tutto per esserci. E che, in larga parte, ha vissuto da vicino il momento in cui “Mandylion” segnava il passaggio della band dalle origini death-doom a un linguaggio diverso, più aperto, in cui la voce femminile diventava protagonista assoluta.
A ben vedere, questa platea che riempie il Doornroosje è il riflesso di un fenomeno mai davvero rinnovato. Questo genere di metal degli anni Novanta, spesso sommariamente definito ‘gothic metal’, ha lasciato un’impronta forte al momento della sua esplosione, ma non ha poi generato una vera eredità creativa più di tanto rintracciabile in correnti underground odierne.
Tolte rare eccezioni, oggi quando si parla di ‘voce femminile’ nel nostro ambiente, il pensiero corre subito a prodotti pacchiani e patinati, spesso pubblicati da etichette come Napalm Records: proposte ben lontane dalla profondità, dalla misura e dalla ricerca dei The Gathering. Questo rende la serata di Nijmegen ancora più particolare: non è solo la rievocazione di un passato, ma l’esperienza viva di un linguaggio che oggi non vede molte nuove realtà all’opera e che quindi rimane tutto sommato unico nel suo genere.

Tornando allo show in sé, interessante anche la scelta della scaletta: non un semplice omaggio integrale al disco celebrato, ma un percorso più ampio che include tutti i brani di “Mandylion” senza rinunciare a un piccolo best-of della carriera con Anneke.
Un modo per ribadire che, se l’album del 1995 ha una sua aura particolare, parte del materiale successivo è invecchiato persino meglio, soprattutto per la sua capacità di guardare oltre i confini del metal, flirtando con il trip hop, il post-rock e altre suggestioni che all’epoca erano state accolte con una certa perplessità da parte del pubblico più ‘ortodosso’.

Alle 20:30 la sala sprofonda nel buio e il brusio si interrompe di colpo. Non ci sono introduzioni elaborate, né enormi effetti di scena: i The Gathering si presentano così come sono, accolti da un applauso lungo e caldo. L’ingresso è sobrio, ma l’atmosfera è carica di aspettative. Anneke appare subito al centro, luminosa e sorridente, e con degli sguardi rompe il ghiaccio ringraziando tutti per la presenza.
Il concerto si sviluppa con una naturalezza sorprendente. L’esperienza accumulata nelle serate precedenti si sente: la band è rodata, affiatata, e interpreta il repertorio con sicurezza. I brani di “Mandylion” scorrono potenti, a tratti solenni, mostrando a volte qualche soluzione oggigiorno considerabile un po’ démodé, ma senza scadere del tutto nella sensazione di reperto da museo.
C’è una certa freschezza nell’esecuzione, un calore che restituisce un filo di attualità a pezzi come “Eléanor” o “Fear the Sea”. Il pubblico reagisce con entusiasmo trattenuto, quasi reverenziale: le mani si alzano, gli applausi si allungano, ma la sala resta concentrata sull’ascolto.
Ciò che colpisce è il rispetto collettivo: nei passaggi più intimi il silenzio è quasi assoluto, interrotto soltanto dalla voce di Anneke, che conserva intatta la sua forza evocativa. I cellulari sono pochissimi, usati con discrezione: una rarità per i concerti di oggi. È come se tutti avessero deciso di vivere il momento senza mediazioni, consapevoli di trovarsi davanti a qualcosa di speciale.

Dal canto suo, il gruppo, come previsto, non indulge in grandi movimenti scenici: René Rutten resta concentrato sulla sua chitarra, Frank Boeijen alle tastiere costruisce architetture sonore con meticolosa precisione, Hans Rutten regge con sicurezza la sezione ritmica. Jelmer Wiersma, alla chitarra, compare nei brani di “Mandylion” e in “On Most Surfaces” da “Nighttime Birds” e poi si defila con discrezione, lasciando agli altri il compito di interpretare le fasi successive della carriera. È una scelta che rispetta la storia e che rende il concerto più autentico.
Anneke è il centro assoluto, ma senza mai trasformarsi in primadonna: la sua presenza è spontanea, gioviale, capace di alleggerire con un sorriso l’atmosfera e al tempo stesso di catturare con un canto che passa dalla dolcezza eterea alla potenza più fisica. È lei a guidare lo show, e ogni brano è una dimostrazione di equilibrio tra tecnica impeccabile e intensità emotiva.

La scaletta, come accennato, alterna sapientemente varie fasi del passato del gruppo. Accanto ai classici di “Mandylion” trovano spazio episodi provenienti da “How to Measure a Planet?”, “Souvenirs” e “Home”, che col senno di poi appaiono come il cuore più vitale della produzione con Anneke.
All’epoca divisero, perché un po’ distanti dal classico immaginario metal; oggi, invece, risultano tutto sommato freschi, meno segnati dal tempo rispetto a certi stilemi da atmospheric/gothic metal anni Novanta che inevitabilmente oggi appaiono un pochino datati. Brani come “Broken Glass” o “Great Ocean Road” scivolano fluidi e convincono anche chi magari li aveva messi da parte tanti anni fa.

La risposta della platea è quindi composta ma vibrante: si partecipa con concentrazione, ascoltando ogni dettaglio, applaudendo con trasporto, ma senza interrompere la tensione. È un tipo di coinvolgimento diverso, forse legato in parte anche all’età media della platea. La dimensione intima del Doornroosje contribuisce a rafforzare questa sensazione: acustica perfetta, luci sobrie, atmosfera raccolta.
Il concerto dura due ore piene, senza cali di tensione. L’intreccio di brani storici e di episodi meno prevedibili costruisce un percorso che soddisfa sia i nostalgici sia chi preferisce le fasi più aperte. Ogni volta che la voce di Anneke si libra sopra gli strumenti, il pubblico trattiene il fiato, e nelle pause tra un brano e l’altro esplodono applausi fragorosi.

La chiusura della prima parte del set, con brani di “Mandylion” come “Leaves” e “Sand and Mercury”, assume un valore simbolico: la celebrazione trova il suo compimento lì, nelle note che trent’anni fa avevano dato una nuova identità alla band. L’ovazione che segue è lunga, prolungata, quasi a voler trattenere i musicisti ancora qualche istante sul palco.
Il bis, con episodi diversissimi tra loro come “Strange Machines”, “Travel” e l’acclamatissima “Saturnine”, suggella la serata con un colpo di coda che ribadisce la varietà di registri esplorata in carriera, prima del saluto definitivo.

Quando le luci si riaccendono e la folla inizia lentamente a defluire, resta la sensazione di aver partecipato a un evento raro. Non soltanto la celebrazione di un anniversario, ma un viaggio collettivo nella memoria e nelle emozioni di chi ha vissuto gli anni Novanta e i primissimi anni Duemila e oggi, a distanza di più o meno tre decenni, ritrova in quella musica la stessa capacità di suggestionare. Un concerto che parla anche con l’intensità e con l’eleganza, oltre che con la nostalgia, e che al Doornroosje, nella città natale del gruppo, assume i contorni di un ritorno a casa carico di significati.
Riflettendo sul successo della serata, risulta evidente come l’interesse attorno a questa incarnazione della band olandese sia ancora piuttosto forte: le cinque date di questa settimana sono andate esaurite in poche ore, e il successo dell’iniziativa ha infatti già portato ad un annuncio importante. Nel 2026 la line-up tornerà infatti sul palco con nuovi appuntamenti, segno che questo ciclo non è un capitolo chiuso, ma piuttosto una sorta di punto di ripartenza.

Setlist:
Mandylion
Eléanor
Fear the Sea
In Motion #1
On Most Surfaces (Inuït)
Broken Glass
Waking Hour
Great Ocean Road
Probably Built in the Fifties
Analog Park
In Motion #2
Leaves
Sand and Mercury

Strange Machines
Travel
Saturnine

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.