23/02/2019 - THE PINEAPPLE THIEF + O.R.K. @ Santeria Social Club - Milano

Pubblicato il 27/02/2019 da

Report a cura di Davide Romagnoli

Serata tutta all’insegna del progressive rock più contemporaneo, che segna un sold out anticipato (nonostante la concomitanza con i Tears For Fears al MediolanumForum) per la data al Santeria di Milano del tour dei The Pineapple Thief, nuovi portavoce della scena inglese. Ospite speciale di questa occasione, la super-formazione compagna d’etichetta dei The O.r.k., composti da Lef degli Obake, Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi, l’ex-Porcupine Tree Colin Edwin ed il kingcrimsoniano Pat Mastellotto. Insieme a Gavin Harrison e alla formazione dei The Pineapple Thief, siamo dunque di fronte ad un vero e proprio raduno di musicisti di tutto rispetto e di sicuro impatto per la scena targata Kscope. Un meeting che riunisce musicisti, aficionados e nuovi curiosi, intenti a comprendere cosa il neo-progressive possa portare di nuovo alla luce in termini di belle canzoni, oltre che di poliritmie variopinte…

 


THE O.R.K
Grande impatto sulla scena per il super quartetto dei The O.r.k, perfettamente inseriti nel contesto della serata, non solo come anticipazione e supporto al main act, ma come vero e proprio nome di punta. Sono infatti molti a suggerire la loro interessante ripresa di quel prog rock tinto di metal e alternative, che richiama assolutamente i grandi nomi dei primi Duemila: Riverside, Dream Theater, Spock’s Beard e compagnia bella. Il nuovo album “Ramagehead” è un buon compendio della produzione di questa formazione, giunta ora forse ad essere considerata completa e sedimentata pienamente. C’è però da dire che la bravura singola di quattro musicisti come questi non fa necessariamente la personalità di una band. Se il grande Mastellotto non ha nulla da invidiare a nessun batterista della scena, così come Pipitone (che copre il featuring con Serj Tankian nella nuova – e ben riuscita – “Black Blooms”) non ha niente da invidiare ai suoi compagni extra-italiani, è anche vero che manca al gruppo quel quid che possa sancirne la personalità più autentica, soprattutto in ambito progressive e in ambito di produzione Kscope. L’ugola di Lorenzo Esposito Fornasari (che con gli Obake è invece più ferreo) è anche troppo dispersiva, volendo arrivare a tutte le tonalità senza però settarsi su una specifica, così come gran parte delle composizioni portate al tavolino del live. Grande perizia, grande spirito e grande presentazione. Purtroppo, però, a farne le spese è ciò che rimane delle canzoni, ancora poco originali e poco capaci di restare impresse come le premesse qualitative dei singoli musicisti potrebbero dettare. Una difficile interpretazione, dunque: da un lato sono in molti a osannarli come vero e proprio nome di culto della serata, dall’altro sono in tanti quelli che li considerano ancora fotocopie di tutto un prog già sentito fin troppo. Ad ogni modo, band come questa sono sempre lontane dal risultare banali ed è sempre un piacere averci a che fare dal vivo. Nessun dubbio.

 

THE PINEAPPLE THIEF
I suoni sono giusti, la setlist è ormai quella che tutti si aspettavano e le carte in tavola sono quelle sicure per colpire nel segno. I The Pineapple Thief sono quel nome che ha ripreso la strada tracciata dai Porcupine Tree, là dove li aveva lasciati Mr. Steven Wilson; e lo si può ben dire sia dal punto di vista discografico, sia da quello live. Già da “Magnolia” la formazione capitanata da Bruce Soord ha voluto sancire come il proprio neo-progressive si voglia basare su quelle tonalità più tenui e meno orientate a lasciare a bocca aperta il fan musicofilo più attento alle partiture. Certo, l’avvento di Gavin Harrison ha ora dalla sua un rientro in territori poliritmici intriganti e di nuovo volti ad un interesse specifico in quel senso, ma il mastermind Soord ha bene in mente cosa voglia dire comunicare con le canzoni. “Your Wilderness” e l’ultimo “Dissolution” sono prodotti ben congegnati, ben strutturati e pieni di bei pezzi. Che, poi, alla fine, sono quelli che fanno la differenza. “Shed A Light”, ad esempio, resta una prog-ballad degna di assoluta menzione, così come la nuova “Threatening War” o l’iniziale “Try As I Might”, di discendenza Porcupine Tree ma anche in grado di colpire per classe e pulizia sonora. A fine serata si può tornare a casa sereni, avendo assistito ad una sicura interpretazione della scena progressive, suonata da ottimi musicisti e in grado di offrire musica di qualità. Ancora difficile superare i paragoni con i Porcupine Tree o con le grandi sperimentazioni e personalità veramente nuove ed innovative, ma questo, forse, lo si sapeva già. Ed è anche vero che, quando si suona così bene, è sempre un piacere stare ad ascoltare. I vinili del banchetto vanno a ruba e la gente stenta a chiacchierare nel bar per non perdersi stacchi, bridge e musicofilie varie. Promossi tutti, dunque. Queste cose funzionano ancora.

Setlist:
Try as I Might
In Exile
Alone at Sea
Threatening War
Far Below
No Man’s Land
That Shore
Uncovering Your Tracks
Shed a Light
3000 Days
Part Zero
White Mist
Nothing at Best
Not Naming Any Names
The Final Thing on My Mind
Snowdrops

 

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