Report a cura di Carlo Paleari
Foto di Simona Luchini
Se è vero che in molti altri Paesi, Stati Uniti e Regno Unito in primis, l’attività live è tornata quasi alla normalità, in Italia la possibilità di vedere dal vivo una band internazionale resta ancora un evento dai connotati eccezionali. Ciò che una volta era la consuetudine, oggi per gli avventori del Live Club ha il gusto dolce della rinascita, della ripartenza, ed è stato bello vedere il pubblico lombardo partecipare numeroso, anche al di sopra delle aspettative, ad un concerto memorabile sotto molteplici aspetti. Il merito va senza dubbio alla band, che ci ha creduto fino in fondo, decidendo di dare il via al tour proprio dall’Italia, ma non meno importanti sono stati i ragazzi di Vertigo e del Live Club che hanno tirato dritto pur dovendo fare i conti con un quadro politico e legislativo carico di incertezze e di zone grigie.

Artista: The Pineapple Thief | Fotografo: Simona Luchini | Data: 23 febbraio 2022 | Venue: Live Music Club | Città: Trezzo sull’Adda
Mancano ancora una quarantina di minuti all’inizio del concerto dei Pineapple Thief, ma il pubblico del Live Club non viene lasciato solo ad ingannare l’attesa. Sul palco salgono i TROPE, formazione statunitense dedita ad un alternative rock dalle tinte progressive, che per l’occasione si trova ad esibirsi in una formazione ridotta al minimo. La voce suadente di Diana Studenberg, infatti, accompagnata solo da una chitarra acustica, diventa protagonista assoluta, ma è apprezzabile anche la scelta di cercare di mantenere nell’arrangiamento di chitarra una buona componente ritmica, che riesce a scongiurare lo spettro di un’esibizione troppo melensa o anonima. Il pubblico sembra apprezzare la performance ed almeno una fetta dei presenti appare molto coinvolta, segno di come il nome dei Trope non fosse totalmente estraneo alla platea. Certamente sarebbe intrigante rivedere la band in un contesto differente, ma per il momento la loro esibizione resta comunque interessante e ben inserita nell’atmosfera della serata.
Considerato il set up minimale dei Trope, il cambio palco degli headliner diventa molto veloce e ci permette di apprezzare l’attaccamento del pubblico ad un particolare membro dei THE PINEAPPLE THIEF. E’ sufficiente, infatti, che la crew tolga il telo nero posto a coprire la batteria di Gavin Harrison, per sentire partire una piccola ovazione indirizzata a questo eccezionale virtuoso. Quando finalmente le luci del Live Club si affievoliscono, i Pineapple Thief fanno il loro ingresso e si buttano a testa bassa in uno show intenso con la title track del loro ultimo album, “Versions Of The Truth”, da cui verranno estratti diversi episodi nel corso della serata. Il frontman Bruce Soord, pur con un atteggiamento compassato, riesce a calamitare l’attenzione, suonando e cantando con trasporto, supportato da una seconda chitarra e dalle tastiere di Steve Kitch. A fargli da contraltare, l’eccellente Jon Sykes al basso, musicista solidissimo e perfettamente in grado di seguire la trama ritmica assieme ad un mostro come Harrison e, al tempo stesso, occuparsi delle seconde voci. Che dire, infine, dello stesso Harrison? Chi ha avuto modo di vederlo suonare con Porcupine Tree o King Crimson sa già quanto questo eccezionale musicista sia uno dei massimi esponenti viventi del suo strumento e una serata come questa lo rende immediatamente evidente. Senza mai scivolare nell’esibizionismo circense, Gavin caratterizza ogni brano con il suo tocco e la sua capacità di cesellare ritmiche sempre intriganti e potenti.
La serata, che ricordiamo essere la prima del tour europeo, procede senza intoppi, con solo un divertente momento in cui Soord annuncia l’esecuzione di un pezzo sbagliato rispetto all’ordine della scaletta, per essere subito corretto da Harrison. Il pubblico segue con trasporto la performance dei musicisti, soprattutto durante l’esecuzione di “In Exile”, “Demons” o, più avanti nella serata, della splendida “White Mist”. Un momento particolarmente emozionante arriva con “That Shore”, così malinconica, ipnotica, da scivolare direttamente nell’anima dello spettatore, così come sul finale, rappresentato da “Wretched Soul”. Il pubblico del Live Club, infine, ha avuto anche il piacere di ascoltare in anteprima la nuova versione di “Give It Back”, originariamente inserita nell’album del 2012, “All The Wars”. Questa canzone, infatti, è stata appena pubblicata dalla band come primo estratto di un nuovo album che vede i Pineapple Thief rileggere alcuni episodi del proprio passato, forti dell’innesto di Gavin Harrison. E non è un caso come “Give It Back” trovi qui nuova vita proprio grazie alla performance di Gavin, che le regala un’eccezionale veste ritmica. Ancora tre brani nei bis, “Part Zero”, “The Final Things On My Mind” e “Nothing At Best”, ed arriva per la band il momento di congedarsi, raccogliendo le meritate acclamazioni del pubblico e ringraziando i presenti per aver creduto in questa inaspettata serata live.
L’eccezionalità dell’evento, a fine serata, inizia lentamente a farsi da parte, sostituita dalla speranza e dalla consapevolezza di come la musica dal vivo non abbia alcuna intenzione di piegarsi e che lo stare insieme non sia affatto un ricordo del passato, ma un obbiettivo da continuare a perseguire. Chiunque abbia sperimentato il piacere di stare sotto ad un palco, in questa serata del Live Club si è sentito finalmente a casa: adesso vogliamo solo che non si tratti di una parentesi felice, ma che sia davvero il primo passo per lasciarci alle spalle questi due anni trascorsi a luci spente.

































