06/02/2009 - The Rasmus + No Conventional Sound @ Alcatraz - Milano

Pubblicato il 13/02/2009 da
A cura di Raffaele SaloSalomoni
 
 
“Black Roses” è uscito già da qualche mese ed i finlandesi The Rasmus sono partiti in un tour esteso che toccherà tutta Europa, e che ha fatto tappa a Milano il 7 febbraio, in un Alcatraz pieno di gente di tutte le età. Sono molti i curiosi, incluso il sottoscritto, data la qualità dei pezzi contenuti nell’album, sapientemente prodotto dal guru del rock melodico Desmond Child. Via i paraocchi (il sottoscritto è sempre fiero assertore di questa espressione, musicalmente parlando), ora la parola spetta a loro…
 
 

NO CONVENTIONAL SOUND

E’ un Alcatraz già bello pieno ad accogliere i torinesi No Conventional Sound, una delle ‘new sensation’ del rock italico. Il sound della band, al crocevia tra Subsonica e Finley, dimostra discrete doti commerciali, tanto da convincere gran parte della fetta più giovane del pubblico in sala. Il sottoscritto non è della stessa idea, ritenendo le due succitate band tra le più sopravvalutate nel Belpaese, pertanto il concerto passa con qualche stanchezza, tra una bestemmia e l’altra. Non si può accettare che oggi siano solo band del genere a muovere i numeri. Questo finto malessere da aperitivo non ha ragione di esistere. Il singolo della band, cantato a gran voce nel locale, è intitolato “Va Tutto Bene”. Mai espressione fu più fuori luogo.

THE RASMUS

Dopo un rapido cambio palco, è finalmente il turno dei The Rasmus, chiamati a dimostrare dal vivo quanto di buono presentato su disco. Il clima si fa rovente, le ragazzine strillano alla grande, i numerosissimi genitori/accompagnatori sono pazientemente parcheggiati sulle gradinate, ed ecco che parte l’intro, che porta con sè i quattro finlandesi. Partono le note del singolo “Livin’ In A World Without You” e l’Alcatraz accoglie la band nel migliore dei modi, incoraggiando un Lauri ancora freddo nei primi passaggi. Già dal ritornello, magistralmente creato con lo scopo principale di coinvolgere le masse, il gruppo ha il pieno controllo della situazione. Segue uno sguardo al passato, con le ottime “In My Life” e “No Fear”, quest’ultima molto coinvolgente. Dopo l’obbligato tributo alla nuova, bellissima “Black Roses” e a “Justify”, sufficentemente intensa e capace di catalizzare l’attenzione del pubblico, ancora esagitato, voliamo direttamente ai tempi in cui la band era tutt’altro che famosa, ascoltando “F-F-Falling” e “Liquid”, nelle quali è già possibile intravedere il seme dei successi futuri. Seguono “Your Forgiveness” e la ridicola interpretazione di “Perfect Day” di Lou Reed ad opera del bassista Eero Heinonen. Il concerto continua piacevolmente, pescando dal cilindro praticamente tutti i successi della band, pur mantenendo alta l’attenzione sull’ultimo lavoro. Divertente il siparietto in cui una fan scelta a caso ha potuto salire sul palco e cantare insieme a Lauri una non ben precisata canzone in finlandese, dimostrando di sapere a memoria tutte le parole. Per non parlare dell’appello (in inglese) di un’altra ragazzina, direttamente al microfono di Lauri, disperata in cerca del proprio iPhone, perso nella bagarre del locale, su cui il bassista ha prontamente costruito una canzone a tema. Esaurita l’idiozia in corpo, il trittico posto in chiusura rappresentato dalla celeberrima “In The Shadows”, “Sail Away” e “Guilty”, ci lascia piacevolmente colpiti dalla prova della band. Lontani dal metal, questo è vero, ma comunque piacevoli per chi voglia spaziare ampiamente tra un genere e l’altro. Fine del concerto, il tempo di lasciar entrare gli zombie del sabato sera, volenterosi di passare qualche ora a dimenarsi con un bicchiere in mano, ed il locale cambia completamente faccia.

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